C'è un business fra le nuvole?

CLOUD COMPUTING

Già scattano le alleanze per il predominio sul nuovo campo da gioco. Ultima in ordine di tempo quella fra Cisco e Emc per offrire IT su nuvole "private"

di Matteo Buffolo
Sul fatto che nei prossimi anni sarà uno dei trend che si svilupperanno maggiormente, nessuno ha dubbi. Ma a parte questa certezza condivisa, sul Cloud computing le opinioni sono fortemente divergenti. Ogni azienda che si occupi di informatica o Internet a vario titolo punta ad essere della partita: dalle grandi Microsoft, Apple, Ibm e Google (in rigoroso ordine di capitalizzazione di Borsa), ai carrier, alle piccole aziende, tutti stanno sviluppando e pensando la loro strategia per il Cloud.

C’è chi, come Microsoft, vi vede un’occasione per reinventarsi in un momento in cui tutto il paradigma dei pc cambia, e per questo ha pensato il suo nuovo sistema operativo in modo da integrarsi facilmente con la filosofia dell’“as a service”. C’è chi, come Google, è nata sostanzialmente come azienda “Cloud” e non sta facendo altro che ampliare a dismisura i suoi orizzonti, offrendo sempre più servizi e sempre più vari. C’è poi chi, come Amazon, ha un suo Cloud tutto “over-the-top”. E c’è, soprattutto, una richiesta da parte del pubblico di servizi che siano disponibili ovunque, tramite ogni device: dal pc agli smartphone, a casa come in ufficio. Senza considerare che, in un momento di crisi economica, dalle aziende arriva una forte spinta a contenere le spese: un obiettivo che il Cloud può aiutare a raggiungere, fra virtualizzazione e servizi esternalizzati.

Insomma, sfruttando le economie di scala e le competenze che hanno già al loro interno, sono molte le aziende pronte a fornire software (dalla gestione delle mail alle videoconferenze alla gestione dei documenti) o anche infrastrutture (server, potenza di calcolo) direttamente online. E già si attrezzano a dare battaglia per la conquista del mercato: di questi giorni la nascita di Acadia, triplice alleanza fra Cisco, Emc e Vmware per l’offerta di un’infrastruttura Cloud - denominata Virtual Computing Environment - rivolta al grande business e ai cloud service provider.

Tuttavia, per quanto la situazione sembri rosea e destinata ad uno sviluppo rapido, vi sono una serie di problemi. Prima di tutto, come è già spesso accaduto nella storia del pc, la paura che una società acquisti una posizione dominante, alla stregua di quanto Ibm fece nell’epoca del mainframe e di quanto Microsoft ha fatto in quella del pc.

Poi, per una serie di problemi interni al modello del Cloud: il lock-in tecnologico, la privacy e la sicurezza. Il primo rischio è semplice: in assenza di standard definiti, passare da una Cloud all’altra potrebbe non essere per nulla scontato, obbligando chi abbia fatto una scelta a mantenerla per sempre, anche quando cambiare sarebbe più conveniente, e questo rappresenta un primo punto da considerare quando si sceglie un fornitore di “saas” (software as a service) o di “iaas” (infrastracture as a service). Il secondo e il terzo punto da considerare sono molto legati e particolarmente sentiti in Italia. Anche di fronte alla spinta all’esternalizzazione di alcuni processi, spesso i dubbi sulla sicurezza rappresentano un freno.

Nonostante questo, il processo sembra irreversibile, in primis perché, senza che molti se ne rendano conto, ha già interessato il mondo consumer, con l’esplosione di fenomeni come il social networking, il gaming online, i conti bancari elettronici e le sempre più usate web-mail. “Perché dovrei scaricare e gestire la mia posta elettronica in locale quando Google può farlo meglio di me?”, ha detto al Corriere delle Comunicazioni Bruce Schneier, chief technology officer di British Telecom, definito dall’Economist il “guru della sicurezza”. “Sostanzialmente, quando dai loro i tuoi dati, devi essere sicuro di poterti fidare: è una questione di terms of service (le regole d’uso), location e provider. Devi assicurarti che le regole d’uso che accetti siano tali che puoi conviverci. Devi assicurarti che la locazione fisica del provider non ti renda soggetto a leggi che non puoi accettare. Infine devi assicurarti che il provider sia qualcuno con cui ti va bene di lavorare”. E il fatto che aziende come Microsoft stiano spostando il loro centro di gravità verso il Cloud (ad esempio con il lancio di Azure, piattaforma per gli sviluppatori su cui scrivere ed eseguire i nuovi applicativi “as a service”), aiuterà il passaggio.

06 Novembre 2009