Più della metà dei Cio europei a digiuno di cloud computing

EUROPA

Secondo un'indagine della società di analisi Portio il 56% dei responsabili IT delle aziende di 13 Paesi europei non ha familiarità con la tecnologia

di Mila Fiordalisi
Il 56% dei Cio europei non ha familiarità con le tecnologie cloud. È quanto emerge da un’indagine commissionata da Colt alla società di ricerche internazionale Portio. Secondo i risultati dell’indagine, che ha coinvolto Cio e responsabili IT aziendali in 13 Paesi europei, il tasso di adozione del cloud computing è direttamente proporzionale alla conoscenza dei servizi basati sulla tecnologia. Non a caso, la maggior parte (il 77%) dei Cio che hanno familiarità con la tecnologia – ossia il 46% degli intervistati - ha già adottato o sta valutando l’adozione dei servizi di cloud computing.

Il settore pubblico si colloca ai livelli più bassi in termini di familiarità con il Cloud: solo il 37% dei responsabili IT afferma, infatti, di conoscere questa tecnologia.

"Questa ricerca dimostra chiaramente che per molti decision maker in ambito IT, il cloud computing costituisce già parte integrante delle proprie strategie, tuttavia si può dire che sia un dato critico che il 56% degli intervistati abbia dichiarato di non possedere una conoscenza approfondita di questa tecnologia –commenta Maggy McClelland, Managing Director di Colt Managed Services -. Si parla molto di cloud computing in termini sensazionalistici e tutto ciò potrebbe confondere la realtà dei fatti. Solo i consulenti attendibili hanno il compito di informare CIO e responsabili decisionali in materia di IT circa i potenziali vantaggi del cloud computing. È chiaro quale sia il vantaggio di cogliere questa opportunità: la crescita esponenziale dei servizi legati al cloud computing si realizzerà, ma solo se il settore sarà in grado di fare quei passi significativi necessari a migliorare i livelli di conoscenza dei i responsabili IT".

Colt ha adottato e sta promuovendo la definizione di cloud computing emessa dal National Institute of Standards and Technology (NIST), ed è convinta che la disponibilità di standard di settore sia fondamentale per l’attività di informazione dei Cio in materia. "Il cloud computing – continua McClelland - è destinato sicuramente a crescere, ma affinché il settore possa sviluppare e mantenere credibilità, gli operatori di questo mercato devono garantire la condivisione degli standard operativi. La definizione degli standard e il consenso su ciò che rappresentano le prassi ottimali contribuiranno a fornire una maggiore credibilità nel mercato. Questo servirà anche agli operatori di servizi come base su cui creare messaggi semplici e trasparenti, che dovranno basarsi sui vantaggi per il business che derivano dall'adozione di questi servizi, anziché contribuire a creare ulteriore disinformazione rispetto al gergo tecnico che attualmente domina il settore: ciò significa un passo fondamentale verso la maturità del cloud computing".

17 Novembre 2009