Ict, meno divario nord-sud, aumenta fra grandi e Pmi

BANKITALIA

Cambiano i parametri nella diffusione dell'hi-tech fra le aziende e PA secondo il rapporto Banca d'Italia. Ancora modesta la diffusione dei pagamenti elettronici. Solo un'impresa su 10 effettua vendite tramite la rete

di Marino Petrelli
L’Italia rimane in netto ritardo nella piena adozione delle nuove tecnologie Ict nei pagamenti elettronici e nelle attività in rete. E’ il risultato di un rapporto presentato dalla Banca d’Italia, condotto nel 2008 su dati del 2007. In questo contesto di relativa arretratezza, soprattutto se paragonata ai paesi del nord Europa, rimangono comunque “ampi margini di crescita” soprattutto se si riuscirà a diffondere una nuova cultura fra le aziende che al momento rimangono poco propense a sfruttare appieno le potenzialità di Internet.

Mentre oltre la metà delle imprese fa acquisti in rete, dichiara Banca d’Italia, soltanto una impresa su dieci realizza vendite tramite la rete, a conferma dei lenti progressi del commercio elettronico presso le famiglie. A frenare il ricorso delle imprese italiane all’e-commerce sarebbe l’esigenza di un contatto diretto con i clienti e con i fornitori, oltre che “l’insufficiente presenza di controparti in rete e l’incertezza sulla loro identità e affidabilità”. Una possibile soluzione potrebbe venire dalle banche che potrebbero essere un “importante fattore di propulsione per lo sviluppo del commercio elettronico”.

In un quadro sostanzialmente negativo, spicca, però, il progresso compiuto nell’uso della fatturazione elettronica, che nel 2007 ha interessato il 57,2% delle imprese, contro il 28,3% del 2004. In questo caso un ruolo propulsivo è stato svolto dalle imprese fornitrici di servizi pubblici e dalla crescita degli acquisti in rete. Viene meno anche il divario regionale nella diffusione dell’Ict. Unica eccezione è quella dei siti internet: nel nord, infatti, il 70% delle imprese di servizi possiede un portale, rispetto al 69,5% del centro e al 61,5% del sud. Un gap che si riduce nel manifatturiero con il 79,9% delle imprese del nord, il 78,4% di quelle del centro e il 72,8% di quelle del sud che possiedono un sito internet. Su tutte le altre voci le differenze sono quasi nulle. Per quanto riguarda la firma elettronica, ad esempio, la utilizza il 42,4% delle imprese settentrionali, il 43,4% di quelle centrali e il 44,5% di quelle meridionali. Ma se è venuto meno il divario regionale nella diffusione dell’Ict, si conferma quello connesso con il settore di appartenenza (informatica, ricerca e sviluppo ed elettronica) e la dimensione dell’impresa che confermano i ritardi nei settori maturi (tessile e trasporti) e nelle Pmi.

Per quanto riguarda i pagamenti e gli incassi in rete oltre il 45 per cento delle imprese intervistate dichiara di aver regolato in rete più del 60 per cento dei propri acquisti. Percentuali minori si registrano per le vendite: il 27 per cento delle imprese dei servizi dichiara di aver regolato in rete oltre il 60 per cento delle proprie vendite, percentuale che sale a quasi il 36 per cento per le imprese manifatturiere. Gli strumenti di pagamento più utilizzati sono i bonifici con i quali vengono regolati oltre il 50 per cento degli acquisti e quasi il 60 per cento delle vendite nel caso delle imprese dei servizi (rispettivamente, quasi il 41 per cento e poco più del 53 per cento per le imprese manifatturiere). Seguono le carte di credito e gli addebiti bancari. Questi ultimi rappresentano per le imprese manifatturiere lo strumento più utilizzato dopo i bonifici. Permane marginale l’impiego delle carte di debito e degli altri strumenti.

Nel rapporto si legge anche che “le imprese la cui percentuale di fatture elettroniche emesse rispetto al totale supera il 20 per cento salgono dal 37 al 43 per cento, con una crescita particolarmente rilevante nelle regioni del Sud (dal 12 a ben il 34 per cento). Se in generale le imprese meridionali sono promosse dal punto di vista high-tech, non altrettanto si può dire per la pubblica amministrazione, dove, spiega banca d’Italia, “buona parte delle innovazioni continua a essere indotta da obblighi normativi”. Vengono riportati due esempi: gli enti del sud “sono ancora i più riluttanti ad abbandonare il supporto cartaceo come modalità di collegamento con il proprio tesoriere al fine di favorire l’incremento dell’efficienza dei sistemi di incasso e pagamento”; inoltre, le asl, che al sud assieme alle regioni sono le più propense all’innovazione, mostrano “valori dimezzati rispetto al resto d’Italia per gestire richieste o prenotare servizi”. Ciò nonostante, l’indice regionale di informatizzazione tra sud e Centro-nord sale da 0,65 per cento nel 2000 a 0,89 per cento nel 2008 (dove uno equivale alla parità).

Radicali le conclusioni del rapporto: le aziende tendono a usare i loro siti soprattutto come vetrine piuttosto che come vere e proprie piattaforme per intrattenere rapporti con la filiera o per sfruttare le potenzialità dell’e-commerce. Lo studio inoltre individua una discriminante dimensionale piuttosto che regionale tra le aziende: le più grandi tendono a investire di più in nuove tecnologie e ad adottare strumenti nuovi come la fatturazione digitale mentre le più piccole rimangono a traino. Secondo gli estensori del rapporto, è chiara la “necessità di coinvolgere tutte le parti interessate per dare al processo d’innovazione quella spinta che la crisi attuale sembra richiedere: un ruolo di innovazione può essere svolto dalle grandi banche e imprese oltre che dalle associazioni di categoria e dalle pubbliche amministrazioni”.

04 Maggio 2010