Anitec-Anie: cruciali per l'Italia gli investimenti sulle reti

L'APPELLO

Il presidente Radaelli: "Urgente riservare all'Ict un ruolo di primo piano nell’agenda governativa sui futuri investimenti". Bridget Cosgrave, dg DigitalEurope: "Entro il 2015 bisogna garantire la copertura broadband in tutta l'Unione europea"

Copertura a banda larga su quasi il 100% del territorio Ue entro il 2015, ingrado di fornire una connessione almeno a 2 Mb, assicurata per un buon 30% da un’infrastruttura a fibra. E’ l’appello lanciato dal settore hi-tech ai decisori della Ue con il rapporto “Visione 2020: un’agenda di trasformazione per l’era digitale”, lanciato da DigitalEurope.

“Per prosperare, l’Europa deve investire nelle reti di nuova generazione e nei servizi - dice Bridget Cosgrave, Direttore Generale di DigitalEurope -. E’ essenziale una ‘Internet everywhere’. Per condurre realmente il gioco, l’Europa deve aumentare la spesa in ricerca e sviluppo almeno al 3% rispetto al Pil europeo entro il 2015”.

“Il 40% della crescita della produttività in Europa è resa possibile dall’interazione tra tecnologia dell’informazione e capacità di comunicazione con le attività dell’industria, dei servizi e del settore pubblico - dice Cosgrave -. Questo valore potrebbe crescere in modo esponenziale con la graduale fuoriuscita dalla crisi, qualora le tecnologie dell’informazione siano adottate più ampiamente”.

Si unisce all’appello l’Italia che vede il 2010 aprirsi sotto il segno di un leggero ottimismo per i produttori di apparati Ict. L’attività industriale del comparto nel mese di marzo ha registrato un recupero su base annua vicino al 10%. “Un dato incoraggiante - dice Cristiano Radaelli, vice presidente Anitec (l’associazione di Confindustria che raccoglie informatica, Tlc e elettronica di consumo) parlando nel corso della presentazione del rapporto Visione 2020 di DigitalEurope - che conferma la capacità dell’industria nazionale di reagire alla crisi, ma a cui occorre guardare con prudenza perché il confronto avviene con il difficile 2009, un anno con livelli di produzione industriale ai minimi storici”.

“Le tecnologie Ict per l’intrinseca capacità di procurare efficienza trasversalmente in tutti i business, sono straordinarie enabler dello sviluppo economico - dice Radaelli -. Ad esse andrebbe riservato un ruolo di primo piano nell’agenda governativa sui futuri investimenti”.

Nonostante l’industria italiana di apparati e sistemi per le Tlc detenga la quarta posizione all’interno dell’Unione europea a 27 Stati per dimensione di fatturato totale (8,5%), dopo Finlandia (36,4%), Germania (20,3%) e Francia (11,1%), in Italia il fatturato globale 2009 del comparto si è attestato sui 7,5 miliardi di euro con una flessione del 19% rispetto all’anno precedente. Le esportazioni (1,5 miliardi di euro) hanno registrato un calo del 33% rispetto al 2008.

Bilancio negativo anche per il fronte occupazionale le cui perdite nel settore sono stimabili in circa 5.600 addetti nell’ultimo biennio. Ciononostante “sono 40mila gli addetti che trovano oggi occupazione in Italia nel settore Ict - dice Radaelli -. Questi valori potranno ampliarsi ulteriormente nei prossimi 5 anni, dal momento che il 90% dei posti di lavoro richiederà competenze Ict entro il 2015”. A livello europeo si stima che nei cinque anni a venire la creazione di nuovi posti di lavoro possa essere superiore alle 300mila “e ci auguriamo - dice Radaelli - che tali incrementi possano interessare anche l’occupazione italiana nel settore”.

Secondo il rapporto “Visione 2020: un’agenda di trasformazione per l’era digitale”, lanciato da DigitalEurope le tecnologie digitali rappresentano un elemento chiave della crescita sostenibile, dell’innovazione e dell’occupazione nell’economia europea di oggi.

Segmento dalle sicure potenzialità di crescita è quello della Sanità. Si stima che il valore di mercato del cosiddetto ‘eHealth’ valga circa 20 miliardi di Euro, pari al 2% dell’intera spesa sanitaria dell’Ue. Non secondario poi l’impatto che l’effettivo uso dell’Ict può avere sui Trasporti e sulla Logistica, se è vero che l’adozione di una rete di trasporti tecnologicamente avanzata ed integrata può generare una riduzione di emissioni di Co2 del 10% entro il 2015.

13 Maggio 2010