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Anitec-Anie: cruciali per l’Italia gli investimenti sulle reti

Il presidente Radaelli: “Urgente riservare all’Ict un ruolo di primo piano nell’agenda governativa sui futuri investimenti”. Bridget Cosgrave, dg DigitalEurope: “Entro il 2015 bisogna garantire la copertura broadband in tutta l’Unione europea”

13 Mag 2010

Copertura a banda larga su quasi il 100% del territorio Ue entro il
2015, ingrado di fornire una connessione almeno a 2 Mb, assicurata
per un buon 30% da un’infrastruttura a fibra. E’ l’appello
lanciato dal settore hi-tech ai decisori della Ue con il rapporto
“Visione 2020: un’agenda di trasformazione per l’era
digitale”, lanciato da DigitalEurope.

“Per prosperare, l’Europa deve investire nelle reti di nuova
generazione e nei servizi – dice Bridget Cosgrave, Direttore
Generale di DigitalEurope -. E’ essenziale una ‘Internet
everywhere’. Per condurre realmente il gioco, l’Europa deve
aumentare la spesa in ricerca e sviluppo almeno al 3% rispetto al
Pil europeo entro il 2015”.

“Il 40% della crescita della produttività in Europa è resa
possibile dall’interazione tra tecnologia dell’informazione e
capacità di comunicazione con le attività dell’industria, dei
servizi e del settore pubblico – dice Cosgrave -. Questo valore
potrebbe crescere in modo esponenziale con la graduale fuoriuscita
dalla crisi, qualora le tecnologie dell’informazione siano
adottate più ampiamente”.

Si unisce all’appello l’Italia che vede il 2010 aprirsi sotto
il segno di un leggero ottimismo per i produttori di apparati Ict.
L’attività industriale del comparto nel mese di marzo ha
registrato un recupero su base annua vicino al 10%. “Un dato
incoraggiante – dice Cristiano Radaelli, vice presidente Anitec
(l’associazione di Confindustria che raccoglie informatica, Tlc e
elettronica di consumo) parlando nel corso della presentazione del
rapporto Visione 2020 di DigitalEurope – che conferma la capacità
dell’industria nazionale di reagire alla crisi, ma a cui occorre
guardare con prudenza perché il confronto avviene con il difficile
2009, un anno con livelli di produzione industriale ai minimi
storici”.

“Le tecnologie Ict per l’intrinseca capacità di procurare
efficienza trasversalmente in tutti i business, sono straordinarie
enabler dello sviluppo economico – dice Radaelli -. Ad esse
andrebbe riservato un ruolo di primo piano nell’agenda
governativa sui futuri investimenti”.

Nonostante l’industria italiana di apparati e sistemi per le Tlc
detenga la quarta posizione all’interno dell’Unione europea a
27 Stati per dimensione di fatturato totale (8,5%), dopo Finlandia
(36,4%), Germania (20,3%) e Francia (11,1%), in Italia il fatturato
globale 2009 del comparto si è attestato sui 7,5 miliardi di euro
con una flessione del 19% rispetto all’anno precedente. Le
esportazioni (1,5 miliardi di euro) hanno registrato un calo del
33% rispetto al 2008.

Bilancio negativo anche per il fronte occupazionale le cui perdite
nel settore sono stimabili in circa 5.600 addetti nell’ultimo
biennio. Ciononostante “sono 40mila gli addetti che trovano oggi
occupazione in Italia nel settore Ict – dice Radaelli -. Questi
valori potranno ampliarsi ulteriormente nei prossimi 5 anni, dal
momento che il 90% dei posti di lavoro richiederà competenze Ict
entro il 2015”. A livello europeo si stima che nei cinque anni a
venire la creazione di nuovi posti di lavoro possa essere superiore
alle 300mila “e ci auguriamo – dice Radaelli – che tali
incrementi possano interessare anche l’occupazione italiana nel
settore”.

Secondo il rapporto “Visione 2020: un’agenda di trasformazione
per l’era digitale”, lanciato da DigitalEurope le tecnologie
digitali rappresentano un elemento chiave della crescita
sostenibile, dell’innovazione e dell’occupazione
nell’economia europea di oggi.

Segmento dalle sicure potenzialità di crescita è quello della
Sanità. Si stima che il valore di mercato del cosiddetto
‘eHealth’ valga circa 20 miliardi di Euro, pari al 2%
dell’intera spesa sanitaria dell’Ue. Non secondario poi
l’impatto che l’effettivo uso dell’Ict può avere sui
Trasporti e sulla Logistica, se è vero che l’adozione di una
rete di trasporti tecnologicamente avanzata ed integrata può
generare una riduzione di emissioni di Co2 del 10% entro il 2015.