Icardi (Sas) "Presto sul mercato un'ondata di innovazioni"

IL PROTAGONISTA

Il numero uno di Sas: "Le nostre pmi non sono affatto insensibili al tema dell'innovazione. Anzi, hanno fatto importanti investimenti nelle tecnologie dei processi produttivi in diversi settori"

di Paolo Lombardi
Dalla fine dello scorso anno Marco Icardi guida la filiale italiana di Sas. Un osservatorio che lo induce all’ottimismo sulle possibilità di ripresa degli investimenti in IT nel nostro Paese. Il manager vede come protagoniste di questa ripresa sia le piccole e medie imprese, chiamate a nuove strategie dalla internazionalizzazione dei mercati, sia le medie e grandi aziende di tutti i settori, che dopo aver razionalizzato e ottimizzato oggi avvertono la necessità di sfruttare l’IT per portare sempre più intelligenza proattiva nelle proprie attività.

Per Sas questa fase è simboleggiata dal passaggio a una nuova generazione di strumenti analitici, capaci di andare oltre le analisi ex post per pianificare strategie e simulare scenari futuri per fare previsioni e decidere meglio. In tutto ciò la società vuol giocare un ruolo da protagonista, forte di un catalogo di esperienze, strumenti, soluzioni e partner messo in mostra nel recente Sas Forum di Milano. È proprio in questa occasione che abbiamo incontrato Marco Icardi, nuovo country manager di Sas.

Da tempo si sottolineano la scarsa propensione delle nostre Pmi agli investimenti in IT e il posizionamento arretrato del nostro Paese nei ranking internazionali sui temi dell’innovazione. Lei cosa ne pensa?

Penso che le nostre piccole e medie imprese non sono affatto insensibili al tema dell’innovazione e che hanno anche saputo fare grandi innovazioni di prodotto con importanti investimenti nelle tecnologie specifiche dei processi produttivi dei diversi settori, il fashion ma anche l’industria del legno, le rubinetterie, la meccanica e così via. È questo che ha permesso loro di primeggiare sui mercati. Le carenze hanno invece riguardato gli investimenti in IT che sono fortemente dipendenti dalle dimensioni aziendali, e visto che il nostro tessuto produttivo è fatto in grandissima prevalenza da aziende di meno di 50 dipendenti le conseguenze non potevano che essere quelle registrate dagli analisti di mercato.

Il protrarsi di questa situazione non rischia di portare all’emarginazione di queste nostre imprese sul mercato globale?
E infatti il cambiamento sarà obbligato, perché oggi siamo di fronte a un nuovo scenario che impone anche alle Pmi di investire in IT per innovare. Perché oggi più che mai queste aziende non possono limitarsi al mercato locale, ma farsi conoscere, trovare clienti e vendere in tutto il mondo. Affacciarsi sul mercato globale impone investimenti in comunicazione, relazioni sui social network, disponibilità in rete di informazioni sull’azienda, i prodotti ecc. Proprio perché questa è una necessità, mi sembra logico attendersi un’ondata di innovazioni sul mercato italiano. Queste innovazioni si svilupperanno su strade specifiche nei diversi segmenti di mercato e questo richiederà ai vendor competenze per industry e per famiglie di soluzioni per indirizzare in maniera appropriata le aziende del nostro Paese. Sas è una multinazionale ma essere player importante a livello locale è per me un driver fondamentale; insomma Sas Italia vuole portare valore al tessuto produttivo italiano.

In che modo i vendor IT possono contribuire e stimolare il percorso di innovazione fin qui rimasto in ombra?
Oggi occorre un salto culturale capace di legare mondo accademico, aziende clienti e aziende come la nostra che vogliono investire, formare giovani e portarli sul mondo del lavoro. Faccio l’esempio di quanto sta facendo Sas Italia. Abbiamo avviato da tempo un’attività di stage per formare specialisti: c’è un legame con il mondo accademico per selezionare candidati neolaureati, inserirli in un programma di formazione interno su una piattaforma ma anche su soluzioni e tematiche di business; successivamente gli stagisti vengono affiancati ai nostri specialisti impegnati sui progetti. Questo iter in genere si conclude con l’inserimento di queste persone o al nostro interno o, nella gran parte dei casi, presso i clienti e i nostri partner.

Business Analytics: è la parola chiave dell’attuale strategia e della comunicazione di Sas. Ci spiega sinteticamente di cosa si tratta e quali obiettivi si possono raggiungere con queste soluzioni?

Dalla razionalizzazione dei sistemi legacy oggi gli investimenti si spostano sull’innovazione. Compito dell’ IT deve essere quello di contribuire a dare risposte alla direzione aziendale che chiede di non perdere clienti, aggredire nuove aree di mercato, conquistare terreno sul fronte delle vendite e dell’occupazione del mercato. La business analytics consente di correlare i dati presenti nei diversi repository aziendali, determinare trend di mercato dai comportamenti dei consumatori, analizzare e simulare scenari economici possibili per ottimizzare le decisioni sulla base dell’analisi di questi scenari. E ancora, segmentare i clienti, prevedere la domanda o prevenire, in ambito finanziario, i rischi di frodi e così via con le specificità richieste dai diversi tipi di mercato: finanziario, manifatturiero, della sanità ecc.

Business Analytics significa tool e soluzioni, ma richiede aziende consapevoli e pronte a utilizzarli, con cultura e metodologie. Sono tutte condizioni presenti in modo adeguato nelle nostre aziende?
Richieste di strumenti questo tipo sono sempre più frequenti da parte degli utenti anche se la velocità di introduzione nelle aziende di queste tecnologie, strumenti e progetti dipende dalle singole realtà e dalla maggior o minor forza di manager o Cio. Comunque la consapevolezza di questi bisogni e la maturazione di questa nuova domanda sono diffuse.

Cloud e software “as a service”: si dice siano ideali per infrastrutture e applicazioni molto standardizzate. Quindi poco o per niente adatti per BI e analytics?

Se il SaaS aiuta comunque a introdurre la Business Intelligence in realtà che per scarse competenze interne o capacità di investimento non hanno la forza per fare certi passi, ben venga il SaaS o il cloud come una sorta di ‘prima meccanizzazione’ per affromtare tematiche cross, replicabili su più clienti. Una volta che la cultura si viene a consolidare diventa quasi naturale per le aziende volersi portare all’interno le competenze acquisite e maturate per farne un elemento di differenziazione competitiva. Si tratta di due possibili tappe di un processo in cui un vendor come Sas deve saper essere presente se vuole aggredire un mercato di qualche migliaio di imprese che hanno comunque bisogno di analytics per le proprie strategie competitive.

21 Giugno 2010