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Icardi (Sas) “Presto sul mercato un’ondata di innovazioni”

Il numero uno di Sas: “Le nostre pmi non sono affatto insensibili al tema dell’innovazione. Anzi, hanno fatto importanti investimenti nelle tecnologie dei processi produttivi in diversi settori”

21 Giu 2010

Dalla fine dello scorso anno Marco Icardi guida la
filiale italiana di Sas. Un osservatorio che lo induce
all’ottimismo sulle possibilità di ripresa degli investimenti in
IT nel nostro Paese. Il manager vede come protagoniste di questa
ripresa sia le piccole e medie imprese, chiamate a nuove strategie
dalla internazionalizzazione dei mercati, sia le medie e grandi
aziende di tutti i settori, che dopo aver razionalizzato e
ottimizzato oggi avvertono la necessità di sfruttare l’IT per
portare sempre più intelligenza proattiva nelle proprie
attività.

Per Sas questa fase è simboleggiata dal passaggio a una nuova
generazione di strumenti analitici, capaci di andare oltre le
analisi ex post per pianificare strategie e simulare scenari futuri
per fare previsioni e decidere meglio. In tutto ciò la società
vuol giocare un ruolo da protagonista, forte di un catalogo di
esperienze, strumenti, soluzioni e partner messo in mostra nel
recente Sas Forum di Milano. È proprio in questa occasione che
abbiamo incontrato Marco Icardi, nuovo country manager di Sas.

Da tempo si sottolineano la scarsa propensione delle nostre Pmi
agli investimenti in IT e il posizionamento arretrato del nostro
Paese nei ranking internazionali sui temi dell’innovazione. Lei
cosa ne pensa?

Penso che le nostre piccole e medie imprese non sono affatto
insensibili al tema dell’innovazione e che hanno anche saputo
fare grandi innovazioni di prodotto con importanti investimenti
nelle tecnologie specifiche dei processi produttivi dei diversi
settori, il fashion ma anche l’industria del legno, le
rubinetterie, la meccanica e così via. È questo che ha permesso
loro di primeggiare sui mercati. Le carenze hanno invece riguardato
gli investimenti in IT che sono fortemente dipendenti dalle
dimensioni aziendali, e visto che il nostro tessuto produttivo è
fatto in grandissima prevalenza da aziende di meno di 50 dipendenti
le conseguenze non potevano che essere quelle registrate dagli
analisti di mercato.

Il protrarsi di questa situazione non rischia di portare
all’emarginazione di queste nostre imprese sul mercato
globale?

E infatti il cambiamento sarà obbligato, perché oggi siamo di
fronte a un nuovo scenario che impone anche alle Pmi di investire
in IT per innovare. Perché oggi più che mai queste aziende non
possono limitarsi al mercato locale, ma farsi conoscere, trovare
clienti e vendere in tutto il mondo. Affacciarsi sul mercato
globale impone investimenti in comunicazione, relazioni sui social
network, disponibilità in rete di informazioni sull’azienda, i
prodotti ecc. Proprio perché questa è una necessità, mi sembra
logico attendersi un’ondata di innovazioni sul mercato italiano.
Queste innovazioni si svilupperanno su strade specifiche nei
diversi segmenti di mercato e questo richiederà ai vendor
competenze per industry e per famiglie di soluzioni per indirizzare
in maniera appropriata le aziende del nostro Paese. Sas è una
multinazionale ma essere player importante a livello locale è per
me un driver fondamentale; insomma Sas Italia vuole portare valore
al tessuto produttivo italiano.

In che modo i vendor IT possono contribuire e stimolare il
percorso di innovazione fin qui rimasto in ombra?

Oggi occorre un salto culturale capace di legare mondo accademico,
aziende clienti e aziende come la nostra che vogliono investire,
formare giovani e portarli sul mondo del lavoro. Faccio l’esempio
di quanto sta facendo Sas Italia. Abbiamo avviato da tempo
un’attività di stage per formare specialisti: c’è un legame
con il mondo accademico per selezionare candidati neolaureati,
inserirli in un programma di formazione interno su una piattaforma
ma anche su soluzioni e tematiche di business; successivamente gli
stagisti vengono affiancati ai nostri specialisti impegnati sui
progetti. Questo iter in genere si conclude con l’inserimento di
queste persone o al nostro interno o, nella gran parte dei casi,
presso i clienti e i nostri partner.

Business Analytics: è la parola chiave dell’attuale strategia e
della comunicazione di Sas. Ci spiega sinteticamente di cosa si
tratta e quali obiettivi si possono raggiungere con queste
soluzioni?

Dalla razionalizzazione dei sistemi legacy oggi gli investimenti si
spostano sull’innovazione. Compito dell’ IT deve essere quello
di contribuire a dare risposte alla direzione aziendale che chiede
di non perdere clienti, aggredire nuove aree di mercato,
conquistare terreno sul fronte delle vendite e dell’occupazione
del mercato. La business analytics consente di correlare i dati
presenti nei diversi repository aziendali, determinare trend di
mercato dai comportamenti dei consumatori, analizzare e simulare
scenari economici possibili per ottimizzare le decisioni sulla base
dell’analisi di questi scenari. E ancora, segmentare i clienti,
prevedere la domanda o prevenire, in ambito finanziario, i rischi
di frodi e così via con le specificità richieste dai diversi tipi
di mercato: finanziario, manifatturiero, della sanità ecc.

Business Analytics significa tool e soluzioni, ma richiede
aziende consapevoli e pronte a utilizzarli, con cultura e
metodologie. Sono tutte condizioni presenti in modo adeguato nelle
nostre aziende?

Richieste di strumenti questo tipo sono sempre più frequenti da
parte degli utenti anche se la velocità di introduzione nelle
aziende di queste tecnologie, strumenti e progetti dipende dalle
singole realtà e dalla maggior o minor forza di manager o Cio.
Comunque la consapevolezza di questi bisogni e la maturazione di
questa nuova domanda sono diffuse.

Cloud e software “as a service”: si dice siano ideali per
infrastrutture e applicazioni molto standardizzate. Quindi poco o
per niente adatti per BI e analytics?

Se il SaaS aiuta comunque a introdurre la Business Intelligence in
realtà che per scarse competenze interne o capacità di
investimento non hanno la forza per fare certi passi, ben venga il
SaaS o il cloud come una sorta di ‘prima meccanizzazione’ per
affromtare tematiche cross, replicabili su più clienti. Una volta
che la cultura si viene a consolidare diventa quasi naturale per le
aziende volersi portare all’interno le competenze acquisite e
maturate per farne un elemento di differenziazione competitiva. Si
tratta di due possibili tappe di un processo in cui un vendor come
Sas deve saper essere presente se vuole aggredire un mercato di
qualche migliaio di imprese che hanno comunque bisogno di analytics
per le proprie strategie competitive.