Idc: "L'IT italiano ha bisogno di una politica industriale"

L'INTERVISTA

Luisa Bordoni, nuovo direttore generale di Idc Italia, annuncia al Corriere delle Comunicazioni i trend 2011. "Bisogna favorire gli investimenti. Cloud e apps mobili apriranno nuove opportunità di crescita per le aziende tricolori"

di Mila Fiordalisi
Mancanza di una politica industriale per il settore IT e di incentivi fiscali ad hoc. Ma anche sottovalutazione (più o meno consapevole) del ruolo e del valore strategico delle nuove tecnologie nei processi di business e di una sensibilizzazione a politiche di risk management e sicurezza a livello pubblico e privato. Il tutto condito con scarsità di iniziative sul fronte della formazione e creazione di skills. Questi i principali ostacoli sul cammino italiano dell’innovazione secondo Luisa Bordoni, nuovo direttore generale di Idc Italia.

Bordoni, la lista degli ostacoli è lunga. Quali sono i rischi?
La mancanza di un ecosistema più favorevole agli investimenti in innovazione si genera un circolo vizioso che frena gli investimenti stessi e da cui è praticamente impossibile uscire. È vero che ci sono ostacoli di tipo strutturale legati alle condizioni economiche generali ancora molto deboli, da cui anche il nostro Paese non può sottrarsi. Ma per favorire la crescita del mercato Ict, servono condizioni che purtroppo nel nostro Paese sembrano ancora mancare all’appello.

La crisi ha impattato e non poco sul mercato italiano dell’Ict. Nel 2011 ci sarà la ripresa o bisognerà aspettare?
Ci saranno segnali di ripresa molto positivi in alcuni segmenti , ma la vera ripresa avverrà più tardi. Nel complesso il mercato Ict italiano avrà una dinamica sostanzialmente piatta allo 0,2%, mantenendo la performance di crescita peggiore tra le maggiori economie europee.

Quindi siamo messi male.
Rispetto alle altre maggiori economie europee e mondiali, il quadro complessivo dell’ecosistema italiano di normative, tassazione, politiche e approcci strategici verso l’adozione di Ict resta ormai da troppo tempo davvero deludente. C’è però un aspetto positivo in tutto questo: malgrado tutti gli ostacoli, possiamo vantare sul territorio molti “laboratori” innovativi, i primi “cloud vendor” nazionali, best practice di adozioni innovative in area mobile, cloud, analytics. Questo aspetto alimenta la certezza che anche se la crescita dell’Italia resterà ostacolata da fattori di “ecosistema”, tuttavia le prospettive di sviluppo ci sono, proprio grazie ai veri innovatori che, malgrado tutto, sono capaci di individuare strategicamente le strade del futuro e di investire in Ict. Questi innovatori fanno parte di quel mondo che chiamiamo “Internet Economy” che secondo uno studio che stiamo preparando per la DG Information Society della Commissione Europea, in Italia sta crescendo a un ritmo cinque volte maggiore rispetto all’andamento del Pil. L’Italia è destinata a convertirsi all’innovazione malgrado tutti gli ostacoli “esogeni”. Solo il processo sarà più lento. Purtroppo.

Ci sono segmenti in cui possiamo considerarci in vantaggio?
In Italia ci sono varie aree che presentano livelli di adozione e innovazione maggiori rispetto ad altre economie internazionali. Il mondo delle utilities, con l’adozione delle tecnologie di smart metering, pone delle solide basi per lo sviluppo di nuove tipologie di interazioni digitali. Vantiamo inoltre best practices in termini di valutazione e controllo dell’impatto ambientale e di miglioramento dell’efficienza energetica dell’Ict soprattutto da parte delle amministrazioni pubbliche locali. E poi resta alta la penetrazione di strumenti di accesso “mobili” ad applicazioni sia consumer sia business, che rende maggiore la potenzialita del nostro mercato per la diffuzione delle apps mobili rispetto alle altre principali economie europee.

Il 2011 sarà l’anno del...?
Il 2011 sarà l’anno in cui i primi segnali di trasformazione emersi nel 2010 cominceranno a diventare dominanti nelle aree più innovative della nostra economia. Pur essendo ancora un fenomeno di scala limitata, dal punto della crescita e dell’impatto sulle dinamiche di mercato, lo sviluppo dei servizi cloud è tra le trasformazioni più interessanti. Secondo le nostre stime la crescita del servizi cloud in Italia nel 2011 sarà del 44% sul 2010. L’altro trend riguarda la trasformazione verso le “applicazioni business mobile”. Nel 2011 in Italia le vendite di smartphone cresceranno con un ritmo più sostenuto rispetto al resto d’Europa e la metà dei device venduti sarà acquistata da clienti “business”. Nelle imprese tenderà ad annullarsi la separazione tra utilizzo personale e professionale degli smartphone, dei tablet, dei terminali portatili e di tutti gli strumenti di comunicazione aziendale. Sarà un’opportunità unica per il nostro paese per recuperare il ritardo innovativo che abbiamo pagato pesantemente con l’adozione molto lenta delle applicazioni “on-premise”.

16 Dicembre 2010