Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

Idc: “L’IT italiano ha bisogno di una politica industriale”

Luisa Bordoni, nuovo direttore generale di Idc Italia, annuncia al Corriere delle Comunicazioni i trend 2011. “Bisogna favorire gli investimenti. Cloud e apps mobili apriranno nuove opportunità di crescita per le aziende tricolori”

16 Dic 2010

Mancanza di una politica industriale per il settore IT e di
incentivi fiscali ad hoc. Ma anche sottovalutazione (più o meno
consapevole) del ruolo e del valore strategico delle nuove
tecnologie nei processi di business e di una sensibilizzazione a
politiche di risk management e sicurezza a livello pubblico e
privato. Il tutto condito con scarsità di iniziative sul fronte
della formazione e creazione di skills. Questi i principali
ostacoli sul cammino italiano dell’innovazione secondo Luisa
Bordoni, nuovo direttore generale di Idc Italia.

Bordoni, la lista degli ostacoli è lunga. Quali sono i
rischi?

La mancanza di un ecosistema più favorevole agli investimenti in
innovazione si genera un circolo vizioso che frena gli investimenti
stessi e da cui è praticamente impossibile uscire. È vero che ci
sono ostacoli di tipo strutturale legati alle condizioni economiche
generali ancora molto deboli, da cui anche il nostro Paese non può
sottrarsi. Ma per favorire la crescita del mercato Ict, servono
condizioni che purtroppo nel nostro Paese sembrano ancora mancare
all’appello.

La crisi ha impattato e non poco sul mercato italiano
dell’Ict. Nel 2011 ci sarà la ripresa o bisognerà
aspettare?

Ci saranno segnali di ripresa molto positivi in alcuni segmenti ,
ma la vera ripresa avverrà più tardi. Nel complesso il mercato
Ict italiano avrà una dinamica sostanzialmente piatta allo 0,2%,
mantenendo la performance di crescita peggiore tra le maggiori
economie europee.

Quindi siamo messi male.
Rispetto alle altre maggiori economie europee e mondiali, il quadro
complessivo dell’ecosistema italiano di normative, tassazione,
politiche e approcci strategici verso l’adozione di Ict resta
ormai da troppo tempo davvero deludente. C’è però un aspetto
positivo in tutto questo: malgrado tutti gli ostacoli, possiamo
vantare sul territorio molti “laboratori” innovativi, i primi
“cloud vendor” nazionali, best practice di adozioni innovative
in area mobile, cloud, analytics. Questo aspetto alimenta la
certezza che anche se la crescita dell’Italia resterà ostacolata
da fattori di “ecosistema”, tuttavia le prospettive di sviluppo
ci sono, proprio grazie ai veri innovatori che, malgrado tutto,
sono capaci di individuare strategicamente le strade del futuro e
di investire in Ict. Questi innovatori fanno parte di quel mondo
che chiamiamo “Internet Economy” che secondo uno studio che
stiamo preparando per la DG Information Society della Commissione
Europea, in Italia sta crescendo a un ritmo cinque volte maggiore
rispetto all’andamento del Pil. L’Italia è destinata a
convertirsi all’innovazione malgrado tutti gli ostacoli
“esogeni”. Solo il processo sarà più lento. Purtroppo.

Ci sono segmenti in cui possiamo considerarci in
vantaggio?

In Italia ci sono varie aree che presentano livelli di adozione e
innovazione maggiori rispetto ad altre economie internazionali. Il
mondo delle utilities, con l’adozione delle tecnologie di smart
metering, pone delle solide basi per lo sviluppo di nuove tipologie
di interazioni digitali. Vantiamo inoltre best practices in termini
di valutazione e controllo dell’impatto ambientale e di
miglioramento dell’efficienza energetica dell’Ict soprattutto
da parte delle amministrazioni pubbliche locali. E poi resta alta
la penetrazione di strumenti di accesso “mobili” ad
applicazioni sia consumer sia business, che rende maggiore la
potenzialita del nostro mercato per la diffuzione delle apps mobili
rispetto alle altre principali economie europee.

Il 2011 sarà l’anno del…?
Il 2011 sarà l’anno in cui i primi segnali di trasformazione
emersi nel 2010 cominceranno a diventare dominanti nelle aree più
innovative della nostra economia. Pur essendo ancora un fenomeno di
scala limitata, dal punto della crescita e dell’impatto sulle
dinamiche di mercato, lo sviluppo dei servizi cloud è tra le
trasformazioni più interessanti. Secondo le nostre stime la
crescita del servizi cloud in Italia nel 2011 sarà del 44% sul
2010. L’altro trend riguarda la trasformazione verso le
“applicazioni business mobile”. Nel 2011 in Italia le vendite
di smartphone cresceranno con un ritmo più sostenuto rispetto al
resto d’Europa e la metà dei device venduti sarà acquistata da
clienti “business”. Nelle imprese tenderà ad annullarsi la
separazione tra utilizzo personale e professionale degli
smartphone, dei tablet, dei terminali portatili e di tutti gli
strumenti di comunicazione aziendale. Sarà un’opportunità unica
per il nostro paese per recuperare il ritardo innovativo che
abbiamo pagato pesantemente con l’adozione molto lenta delle
applicazioni “on-premise”.