Tutela del copyright, gli Isp europei poliziotti del web?

IL REPORT

L'European Digital Right attacca la Commissione europea: le regole per l'uso di Internet sempre più in mano ai provider e ai privati

di P.A.
Gli Isp europei sono la nuova polizia segreta del Vecchio Continente. Un numero crescente di stati membri dell’Ue sta delegando il controllo dei contenuti online a società private e agli Internet service provider. Lo rende noto un report realizzato dall’European Digital Rights (Edri, un'organizzazione di tutela dei diritti civili della Information society: uffici in 18 diversi stati membri), che vede con timore l'attribuzione di poteri sempre più ampi in mano agli Isp, in nome del principio di auto regolamentazione dell’industria digitale. Un trend in crescita, secondo l’Edri, che va a braccetto con la crescita delle “sanzioni extra giudiziali” nei confronti dei consumatori. "Un danno all'apertura di Internet", secondo l'organizzazione.

Il vuoto normative e la presenza di linee guida non vincolanti lasciano gli Isp in posizione di precaria incertezza sulle loro reali possibilità di intraprendere azioni legali nei confronti dei consumatori che si muovono sulle loro reti. Ma di fatto la legge dei “tre colpi”, in base alla quale chi viola il copyright riceve tre “ammonizioni” prima del taglio definitivo della connessione internet, trasforma gli isp in veri e propri poliziotti, vigilantes dei comportamenti dei clienti.

Questo tipo di regolamentazione, accolta negativamente dagli Isp, per ora è presente in parte in Gran Bretagna, Francia e Irlanda. In Francia, la legge prevede una multa e un anno di sospensione del collegamento a internet. In Gran Bretagna, il Digital Economy Act, in vigore dall’anno scorso, ha sollevato preoccupazione da parte dei maggior Isp del paese, Bt e TalkTalk.

Accordi di carattere commerciale anti contraffazione come l’Acta (Anti-Counterfeiting Trade Agreement) e quelli siglati dall’Ue con India e Corea del Sud lasciano le porte aperte alla responsabilità di un soggetto di controllo intermedio.

“La Commissione Europea non sembra turbata dai rischi per i diritti fondamentali dei cittadini connessi a questo tipo di approccio, anzi sembra propensa ad esportare questo modello – dice Joe McNamee, coordinatore dell’European Digital Rights – Questo processo sta gradualmente strozzando l’apertura che sta alla base di Internet. Questa apertura ha promosso la democrazia, ha scosso dittature sostenendo lo sviluppo economico a livello globale. Questa aperta sarà perduta a causa del controllo poliziesco e privatizzato di Internet da parte di società private”.

27 Gennaio 2011