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Tutela del copyright, gli Isp europei poliziotti del web?

L’European Digital Right attacca la Commissione europea: le regole per l’uso di Internet sempre più in mano ai provider e ai privati

27 Gen 2011

Gli Isp europei sono la nuova polizia segreta del Vecchio
Continente. Un numero crescente di stati membri dell’Ue sta
delegando il controllo dei contenuti online a società private e
agli Internet service provider. Lo rende noto un report realizzato
dall’European Digital Rights (Edri, un'organizzazione di
tutela dei diritti civili della Information society: uffici in 18
diversi stati membri), che vede con timore l'attribuzione di
poteri sempre più ampi in mano agli Isp, in nome del principio di
auto regolamentazione dell’industria digitale. Un trend in
crescita, secondo l’Edri, che va a braccetto con la crescita
delle “sanzioni extra giudiziali” nei confronti dei
consumatori. "Un danno all'apertura di Internet",
secondo l'organizzazione.

Il vuoto normative e la presenza di linee guida non vincolanti
lasciano gli Isp in posizione di precaria incertezza sulle loro
reali possibilità di intraprendere azioni legali nei confronti dei
consumatori che si muovono sulle loro reti. Ma di fatto la legge
dei “tre colpi”, in base alla quale chi viola il copyright
riceve tre “ammonizioni” prima del taglio definitivo della
connessione internet, trasforma gli isp in veri e propri
poliziotti, vigilantes dei comportamenti dei clienti.

Questo tipo di regolamentazione, accolta negativamente dagli Isp,
per ora è presente in parte in Gran Bretagna, Francia e Irlanda.
In Francia, la legge prevede una multa e un anno di sospensione del
collegamento a internet. In Gran Bretagna, il Digital Economy Act,
in vigore dall’anno scorso, ha sollevato preoccupazione da parte
dei maggior Isp del paese, Bt e TalkTalk.

Accordi di carattere commerciale anti contraffazione come l’Acta
(Anti-Counterfeiting Trade Agreement) e quelli siglati dall’Ue
con India e Corea del Sud lasciano le porte aperte alla
responsabilità di un soggetto di controllo intermedio.

“La Commissione Europea non sembra turbata dai rischi per i
diritti fondamentali dei cittadini connessi a questo tipo di
approccio, anzi sembra propensa ad esportare questo modello –
dice Joe McNamee, coordinatore dell’European Digital Rights –
Questo processo sta gradualmente strozzando l’apertura che sta
alla base di Internet. Questa apertura ha promosso la democrazia,
ha scosso dittature sostenendo lo sviluppo economico a livello
globale. Questa aperta sarà perduta a causa del controllo
poliziesco e privatizzato di Internet da parte di società
private”.

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