Il 49% del Pil Ue è frutto dei servizi innovativi

IL REPORT

Pileri (Cist): "Bisogna promuovere il passaggio delle imprese e delle PA verso organizzazioni e processi più efficienti". Lucarelli: "L'Italia sottovaluta il potenziale dell'innovazione"

di Paolo Anastasio
Puntare sui Kis (Knowledge intensive services), i servizi ad alto contenuto di conoscenza, come strumento di promozione del Pil dell’Ue nei settori dei servizi e del manifatturiero. Questo l’obiettivo della Commissione Europea, che ha realizzato un panel di 20 esperti di diversi paesi Ue che ha prodotto un report che parla chiaro: nel 2009 il 49% del Pil dell’Unione Europea a 27, pari a 5mila miliardi di euro, deriva proprio dal macro settore dei Kis, che secondo l’Eurostat comprende trasporti marittimi, trasporti aerei, poste, telecomunicazioni, attività immobiliari, ricerca e sviluppo, noleggio, servizi informatici, attività professionali, istruzione, sanità, attività ricreative.

Un macro settore che comprende il 33% degli occupati in Europa, e che nel periodo 2000-2009 ha registrato un incremento occupazionale del 27% a fronte di una crescita media occupazione nell’Ue a 27 pari all’8%. Allo stesso tempo l’occupazione femminile è cresciuta del 25% nello stesso periodo (13% nell’Ue a 27) con un’incidenza sulla base occupazionale del settore del 58% (45% Ue a 27). Per quanto riguarda il lavoro giovanile (fascia di età dai 15 ai 39 anni), la Spagna guida la classifica, con una crescita del 34%, a fronte di una crescita del 21% dell’economia spagnola. Seguono l’Italia con un incremento dell’11,1%, a fronte di un calo occupazionale complessivo dell1,9%, la Francia registra una crescita del 10,8% (+4,6%),

Ma qual è la situazione dei Servizi ad alto contenuto di conoscenza in Italia? "In termini di sviluppo registrato nel periodo 2000-2009 - ha precisato Ennio Lucarelli, vice presidente di Confindustria servizi Innovativi - il settore ha dimostrato una buona vitalità, paragonabile a quella dei paesi più importanti, tuttavia persiste una sottovalutazione politica circa la necessità di puntare sull'innovazione, di attuare le riforme per ridurre la presenza dello Stato nei servizi di mercato e semplificare la burocrazia amministrativa. Senza libertà di mercato è difficile fare innovazione, perché mancano la verifica del risultato e gli stimoli della concorrenza".

Con 43% di crescita del valore aggiunto avvenuta nei dieci anni considerati, i Servizi ad alto contenuto di conoscenza italiani si collocano al di sopra della media Ue27 (42%) e della Germania (29%), meno della Francia (47%) e della Spagna (89%). Per quanto riguarda l'incidenza del settore sul Pil, mentre per l'Italia si attesta al 47% del 2009, per la media Ue27 e la Germania al 49%, per la Francia al 55%, per la Spagna al 40%.

La conferenza che si terrà a Roma nella sede di Confindustria il 17 e 18 febbraio è l'evento finale del lavoro dell'Expert Panel on Innovation Service in the Eu, nel corso della quale verrà presentato il Rapporto conclusivo, su cui sono chiamati a confrontarsi i decisori politici e istituzionali. L'Expert Panel è stato istituito dalla Commissione europea, che ha chiamato a farne parte 20 esperti europei di alto livello provenienti dal mondo delle pubbliche amministrazioni, delle imprese, delle università, di 15 paesi dell'Ue, ai quali è stato chiesto di fornire indicazioni strategiche su come promuovere e incrementare l'innovazione nei settori dei servizi e il suo impatto sulle politiche industriali nell'ambito di Europa 2020.

L'iniziativa è stata presentata questa mattina a Roma in una conferenza stampa, in cui sono intervenuti Stefano Pileri, membro italiano dell'Expert Panel e presidente di Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici (Csit), Ennio Lucarelli vicepresidente vicario di Csit, Lucio Battistotti, direttore della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea e, in videoconferenza da Londra, Allan Mayo coordinatore dell'Expert Panel.

"Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici si è offerta di ospitare la conferenza europea - ha detto Stefano Pileri - non solo per la rilevanza politica dell'evento , ma anche perche' si riconosce in pieno nell'approccio e nelle indicazioni emerse dall'Expert Panel. Nel Rapporto si afferma che per ridare slancio all'economia europea, il ricorso alla tecnologia, se pur cruciale, non basta: altrettanto determinante è valorizzare il potenziale di innovazione proprio dei Servizi ad alto contenuto di conoscenza. Sarà l'integrazione di tecnologie e infrastrutture avanzate con i servizi informatici, di comunicazione, marketing, consulenza, qualità, logistica, ingegneria e altri servizi innovativi, il fattore chiave per promuovere il passaggio delle imprese e delle Pa verso organizzazioni e processi piu' efficienti, per creare nuovi servizi, nuovi modelli di business e nuovi canali di mercato".

E' questo il messaggio che la conferenza vuole lanciare ai Governi, indicando un percorso concreto per mantenere in Europa un'industria manifatturiera forte, competitiva e con alti tassi di produttività, e per innovare settori di grande impatto sociale ed economico come il turismo, la sanità, i trasporti, l'istruzione.

Titolo dell’iniziativa europea “Meeting the challenge of Europe 2020: The transformative power of service innovation”. Fra i partecipanti al panel c’è anche Confindustria Servizi Innovativi e tecnologici con il presidente Stefano Pileri. Obiettivo del panel identificare e portare in dote, direttamente ai governi nazionali e regionali dei paesi Ue, una ventina di “demonstrators”, delle case study realizzate su ampia scala e verificate sul campo, sulla base di partnership dell’innovazione fra istituzioni europee, governi nazionali, regionali e imprese. Altro obiettivo, nel quadro della strategia Europa 2020, innovare i settori economici tradizionali attraverso l’integrazione fra Industria e Servizi ad alto contenuto di conoscenza, i cosiddetti Kis (Knowledge intensive services).

L’iniziativa vedrà la partecipazione di Aldo Bonomi, vice presidente di Confindustria per le Politiche territoriali e distretti industriali, Linda Lanzillotta, esponente dell’Api; Ennio Lucarelli, vice presidente del Csit; Stefano Pileri, presidente del Csit; Paolo Romani, ministro dello Sviluppo economico; Giorgio Squinzi, presidente di Federchimica; Antonio Tajani, vice presidente della Commissione Europea, Patrizia Toia, europarlamentare del Pd; Alberto Tripi, delegato di Confindustria per i Servizi e le tecnologie.

“L'innovazione ha un enorme potenziale in termini di creazione di crescita, posti di lavoro e miglioramento della qualità della vita di tutti noi. Per questo motivo è tra le priorità assolute della sua nuova strategia Europa 2020 per un rilancio dell'economia più sostenibile, più inclusiva e più intelligente – ha detto Lucio Battistotti, direttore della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea - Noi tutti dobbiamo aumentare il nostro impegno per rendere l'Europa maggiormente innovativa, per raggiungere i nostri principali concorrenti e riprendere il cammino verso una crescita solida e sostenibile. Se non riusciremo a trasformare l'Europa in un'Unione dell'innovazione, infatti, le nostre economie saranno destinate al declino, con conseguente perdita di talenti e idee a danno del nostro Mercato unico dei servizi e soprattutto delle PMI europee. Per raggiungere questo obiettivo bisogna passare anche dalla piena e corretta attuazione della Direttiva sui servizi ma anche dallo Small Business Act che stabilisce un programma ambizioso a favore dell'imprenditorialità e delle Pmi”. Battistotti ha aggiunto che l’Europa deve lavorare in maniera coordinata per dare linfa all’industria e ai servizi. La settimana prossima il vicepresidente Tajani, che ha recentemente nominato un mister Pmi europeo – lo spagnolo Daniel Calleca - presenterà in Italia lo Small Business Act.

In videoconferenza da Londra, Allan Mayo, coordinatore dell’Expert Panel ha puntato l’attenzione su tre contributi importanti del Rapporto sulla strategia Europa 2020: “ Il Rapporto riconosce un ruolo fondamentale alle imprese dei Knowledge Intensive Services come vettori di cambiamento nell’aiutare sia l’industria manifatturiera che i servizi tradizionali ad adattarsi all’evoluzione tecnologica e alla competizione globale. Colloca al centro delle politiche industriali e dell’innovazione le Partnership per l’innovazione e i demostrators su larga scala, gli strumenti per affrontare le grandi trasformazioni della società. Indica che per affrontare i problemi dell’assistenza alle persone, del trasporto intelligente, delle “città intelligenti” o delle comunità sostenibili, è necessaria una totale trasformazione del sistema dei servizi e la conoscenza di come effettuare tali trasformazioni ha un importante valore commerciale. E,infine, individua la necessità di lanciare un programma europeo dedicato alle più dinamiche PMI dei servizi per aiutarle a superare le barriere sia culturali che di altro genere presenti nel mercato europeo. Io credo che il rapporto indichi alle istituzioni europee alcuni passi da fare, forti e concreti, per ottenere una crescita intelligente, sostenibile ed inclusiva e spero che sia accolto come merita.”

Infine, sul fronte dei demonstrators, la Commissione Europea pone grande attenzione al settore dell’”assisted living” in sanità e a quello delle smart cities. Alcuni esempi di demonstrators proposti dal Cist sono il Progetto card, avviato da Trenitalia in collaborazione con Confindustria Cultura e Federturismo. Si tratta di un’applicazione che aggiunta al biglietto del treno integra in una card integrata i ticket del trasporto pubblico cittadino, l’accesso ai musei e ad eventi culturali. C’è poi un demonstrator realizzato nel distretto della Valtellina,, tramite il quale le Pmi del territorio hanno investito in una soluzione “cloud” per fruire di strumenti di e-commerce in maniera congiunta. Infine, il progetto della Città di Parma, per la distribuzione intelligente delle merci tramite interscambio di mezzi pesanti con mezzi leggeri per la distribuzione capillare nel centro storico tramite mezzi leggeri elettrici.

Per quanto riguarda il sotto utilizzo dei fondi comunitari in Italia, Luigi Perissich, direttore generale del Csit, chiude auspicando che “i demonstrators possano diventare strumenti utili per la diffusione di Key innovation services per evitare di dover restituire al mittente fondo europei, come avvenuto diverse volte in passato”.

15 Febbraio 2011