Il cyber crime costa 21 miliardi di sterline alle aziende inglesi

IL RAPPORTO

Secondo un rapporto commissionato dal governo l'attività illegale su Web provoca all'economia britannica danni per 27 milioni di sterline. E Londra annuncia un mega-piano da 650 milioni di sterline di per contrastare il fenomeno

di Patrizia Licata
Il cyber-crimine costa all’economia britannica 27 miliardi di sterline l’anno: un peso che grava per la maggior parte sulle aziende, ancora restie ad adottare strategie difensive. I danni sono stati calcolati per la prima volta dal Cabinet Office inglese tramite uno studio affidato alla società di consulenza Deltica

Il ministro alla Sicurezza, la Baronessa Pauline Neville-Jones, è pronto ad affrontare di petto l'emergenza. Innanzitutto,  lavorando fianco a fianco con le imprese, che sostengono 21 miliardi di sterline di danni ogni anno a causa del cyber-crimine (mentre 2,2 miliardi gravano sulla pubblica amministrazione e 3,1 miliardi sui cittadini).

Oggi i cyber-criminali “non hanno alcun timore, perché non credono che verranno mai catturati”, dichiara Lady Neville-Jones. Inoltre, i tentativi di frenare l’ondata del cyber-crime sono stati finora ostacolati dall’atteggiamento delle aziende, che non vogliono ammettere di essere state vittima di attacchi per non vedere danneggiata la propria reputazione, sottolinea il ministro. Per questo è difficile quantificare i danni economici: potrebbero essere molto superiori a 27 miliardi di sterline.

"E’ un po’ come il terrorismo, più lo conosci più ti appare spaventoso", secondo Lady Neville-Jones. Niente panico, tuttavia, nel governo, perché Londra ha pronta una strategia per affrontare il cyber-crime alla quale destinerà 650 milioni di sterline nei prossimi quattro anni, come riporta il sito della Bbc. Parte del piano prevede misure per assicurare rapidamente alla giustizia i cyber-criminali e un gruppo di lavoro congiunto con l'industria: in settimana la baronessa Neville-Jones, il primo ministro David Cameron e il Segretario agli Esteri William Hague hanno incontrato i leader di alcune della maggiori aziende britanniche, tra cui Barclays, Hsbc, Tesco e British Airways.

Secondo Lady Neville-Jones, parte dell’attività criminale su web è sponsorizzata da alcuni Stati ma Londra non ha intenzione di arrivare ai ferri corti con le nazioni amiche. Invece, concentrerà gli sforzi in iniziative di difesa: è questa, afferma il ministro, la strategia più efficace perché è spesso difficile capire quale sia l’origine dei cyber-attacchi.

Il governo aiuterà poi l’industria a potenziare le proprie conoscenze e rafforzare le difese contro gli attacchi digitali alla sicurezza: “Ci sono molte aziende nel Paese che non conoscono a fondo il funzionamento dei loro sistemi”, nota Lady Neville-Jones. Uno degli obiettivi sarà anche mettere a punto una risposta mirata al furto di proprietà intellettuale e allo spionaggio industriale perpetrati su Internet: quasi la metà dei costi del cyber-crime che colpiscono le aziende (9,2 miliardi di sterline su 21) è rappresentato proprio dal furto di progetti, brevetti, ecc. – e il dato non include il file sharing illegale. Allo spionaggio industriale si riferiscono altri 7,6 miliardi di danni, all’estorsione 2,2 miliardi. Il furto di dati dei clienti costa un miliardo di sterline l’anno. I settori più colpiti sono il farmaceutico, il biotech, l'elettronica, l'It e la chimica.

18 Febbraio 2011