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Il cyber crime costa 21 miliardi di sterline alle aziende inglesi

Secondo un rapporto commissionato dal governo l’attività illegale su Web provoca all’economia britannica danni per 27 milioni di sterline. E Londra annuncia un mega-piano da 650 milioni di sterline di per contrastare il fenomeno

18 Feb 2011

Il cyber-crimine costa all’economia britannica 27 miliardi di
sterline l’anno: un peso che grava per la maggior parte sulle
aziende, ancora restie ad adottare strategie difensive. I danni
sono stati calcolati per la prima volta dal Cabinet Office inglese
tramite uno studio affidato alla società di consulenza Deltica

Il ministro alla Sicurezza, la Baronessa Pauline Neville-Jones, è
pronto ad affrontare di petto l'emergenza. Innanzitutto, 
lavorando fianco a fianco con le imprese, che sostengono 21
miliardi di sterline di danni ogni anno a causa del cyber-crimine
(mentre 2,2 miliardi gravano sulla pubblica amministrazione e 3,1
miliardi sui cittadini).

Oggi i cyber-criminali “non hanno alcun timore, perché non
credono che verranno mai catturati”, dichiara Lady Neville-Jones.
Inoltre, i tentativi di frenare l’ondata del cyber-crime sono
stati finora ostacolati dall’atteggiamento delle aziende, che non
vogliono ammettere di essere state vittima di attacchi per non
vedere danneggiata la propria reputazione, sottolinea il ministro.
Per questo è difficile quantificare i danni economici: potrebbero
essere molto superiori a 27 miliardi di sterline.

"E’ un po’ come il terrorismo, più lo conosci più ti
appare spaventoso", secondo Lady Neville-Jones. Niente panico,
tuttavia, nel governo, perché Londra ha pronta una strategia per
affrontare il cyber-crime alla quale destinerà 650 milioni di
sterline nei prossimi quattro anni, come riporta il sito della Bbc.
Parte del piano prevede misure per assicurare rapidamente alla
giustizia i cyber-criminali e un gruppo di lavoro congiunto con
l'industria: in settimana la baronessa Neville-Jones, il primo
ministro David Cameron e il Segretario agli Esteri William Hague
hanno incontrato i leader di alcune della maggiori aziende
britanniche, tra cui Barclays, Hsbc, Tesco e British Airways.

Secondo Lady Neville-Jones, parte dell’attività criminale su web
è sponsorizzata da alcuni Stati ma Londra non ha intenzione di
arrivare ai ferri corti con le nazioni amiche. Invece, concentrerà
gli sforzi in iniziative di difesa: è questa, afferma il ministro,
la strategia più efficace perché è spesso difficile capire quale
sia l’origine dei cyber-attacchi.

Il governo aiuterà poi l’industria a potenziare le proprie
conoscenze e rafforzare le difese contro gli attacchi digitali alla
sicurezza: “Ci sono molte aziende nel Paese che non conoscono a
fondo il funzionamento dei loro sistemi”, nota Lady
Neville-Jones. Uno degli obiettivi sarà anche mettere a punto una
risposta mirata al furto di proprietà intellettuale e allo
spionaggio industriale perpetrati su Internet: quasi la metà dei
costi del cyber-crime che colpiscono le aziende (9,2 miliardi di
sterline su 21) è rappresentato proprio dal furto di progetti,
brevetti, ecc. – e il dato non include il file sharing illegale.
Allo spionaggio industriale si riferiscono altri 7,6 miliardi di
danni, all’estorsione 2,2 miliardi. Il furto di dati dei clienti
costa un miliardo di sterline l’anno. I settori più colpiti sono
il farmaceutico, il biotech, l'elettronica, l'It e la
chimica.