Pileri (Csit): "Faremo il Codice digitale per le imprese"

PROGETTO CID

Il presidente di Confindustria Servizi: "Anche le aziende devono darsi regole"

di Mila Fiordalisi
Stop all’uso della carta. Scambio di informazioni e documenti via Pec. Contratti sottoscritti esclusivamente con la firma digitale. Transazioni per via elettronica. Potenziamento dell’e-commerce per conquistare nuovi mercati e interagire con i propri partner per le forniture. Apertura e condivisione delle banche dati per erogare servizi a valore aggiunto e mettere in moto la macchina della nuova imprenditoria. Sono questi i pilastri del Cid, il Codice dell’Industria Digitale a cui lavora Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici per dare ancora più forza al nuovo Cad, il Codice dell’Amministrazione digitale. “Le imprese che si riconoscono in Confindustria devono riconoscere il digitale come un valore. Perché la dematerializzazione non solo genera efficienza e risparmio sui costi ma è in grado di generare nuova imprenditorialità”, sottolinea il presidente Stefano Pileri.

Presidente, si tratta di una dichiarazione di intenti o di un progetto concreto?
Nessuno slogan. Si tratta di un progetto già in fase avanzata. E prima ancora che il Cad diventi realtà, ossia prima dell’emanazione delle norme tecniche, il sistema industria opererà con un Codice digitale proprio.

Cosa ne pensa del nuovo Cad?
Non ci sono novità sostanziali sul fronte dei contenuti rispetto alla versione del 2005, ma certamente per la prima volta si è inserito il concetto di obbligatorietà della norma, con una roadmap precisa e pragmatica. Csit ha dato la piena disponibilità al ministro Brunetta, mettendo a disposizione i nostri migliori tecnici per velocizzare l’applicazione delle norme tecniche e far sì che si chiariscano bene gli ambiti di utilizzo delle tre tipologie di firma digitale e che si evitino costi nascosti a carico delle imprese.

In che senso?
Nel senso che bisogna fare in modo che l’adozione della firma digitale non si trasformi in costi gravosi per le aziende. Il nuovo Cad prevede tre tipologie di firma: è necessario capire quali sono i rispettivi ambiti di applicazione per dare alle aziende la possibilità di scegliere quella ideale a seconda delle esigenze. Quindi in questi dodici mesi di tempo che il ministro ha stabilito per l’emanazione delle norme tecniche ci aspettiamo di ottenere un modello di firma digitale snello, autorevole e legalmente riconosciuto. L’importante è non aggiungere complessità, che appunto potrebbero avere come effetto l’aumento di costi per le aziende dovuti all’implementazione.

C’è altro?
Ci interessa migliorare il capitolo relativo alla modulistica online.

Si spieghi meglio.
All’industria non serve che sia possibile scaricare via Internet la modulistica per poi doverla comunque stampare e compilare e utilizzare i canali tradizionali per completare l’iter. Non vogliamo i moduli online ma il processo online. Quindi tutta la procedura deve potersi svolgere e concludere attraverso la Rete. Faremo pressione sul ministro affinché si possa ottenere questo importante risultato. E le imprese per prime dovranno impegnarsi affinché si compia lo switch off dalla carta al digitale.

Insomma c’è ancora da fare.
Sì, ma questa volta siamo sulla strada giusta, perché ripeto, il nuovo Cad è molto pragmatico. E poi vorrei sottolineare un a grande innovazione del Cad, quella forse più importante: il capitolo delle banche dati. Rappresenta una rivoluzione copernicana, perché integrare fra loro e rendere interoperabili milioni di informazioni in capo alle PA, soprattutto quelle locali - penso ad esempio ai dati anagrafici, a quelli catastali, ai contratti pubblici, al casellario giudiziario, fino al registro delle imprese - rappresenta la sfida più grande di tutta la partita della digitalizzazione e della dematerializzazione.

Quali i vantaggi per le imprese?
Si può mettere in moto una nuova imprenditorialità perché i dati possono essere utilizzati per offrire servizi a valore aggiunto. E se ne possono sviluppare di nuovi.

Il Cad abilita strumenti di pagamento elettronico: cosa ne pensa?
È decisamente un capitolo molto importante, non solo perché facilita e velocizza le transazioni ma anche perché contribuisce a mettere in atto la tracciabilità dei pagamenti in un’ottica di trasparenza e di anti-evasione fiscale. È necessario però che la transazione online si integri con la fatturazione elettronica, ossia che i due strumenti siano utilizzabili contestualmente in un’ottica, anche in questo caso, di completamento dell’iter e di vera dematerializzazione e semplificazione. Lavoreremo in questi mesi per capire come fare a integrare transazioni e fatturazione.

21 Febbraio 2011