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Pileri (Csit): “Faremo il Codice digitale per le imprese”

Il presidente di Confindustria Servizi: “Anche le aziende devono darsi regole”

21 Feb 2011

Stop all’uso della carta. Scambio di informazioni e documenti via
Pec. Contratti sottoscritti esclusivamente con la firma digitale.
Transazioni per via elettronica. Potenziamento dell’e-commerce
per conquistare nuovi mercati e interagire con i propri partner per
le forniture. Apertura e condivisione delle banche dati per erogare
servizi a valore aggiunto e mettere in moto la macchina della nuova
imprenditoria. Sono questi i pilastri del Cid, il Codice
dell’Industria Digitale a cui lavora Confindustria Servizi
Innovativi e Tecnologici per dare ancora più forza al nuovo Cad,
il Codice dell’Amministrazione digitale. “Le imprese che si
riconoscono in Confindustria devono riconoscere il digitale come un
valore. Perché la dematerializzazione non solo genera efficienza e
risparmio sui costi ma è in grado di generare nuova
imprenditorialità”, sottolinea il presidente Stefano Pileri.

Presidente, si tratta di una dichiarazione di intenti o di
un progetto concreto?

Nessuno slogan. Si tratta di un progetto già in fase avanzata. E
prima ancora che il Cad diventi realtà, ossia prima
dell’emanazione delle norme tecniche, il sistema industria
opererà con un Codice digitale proprio.

Cosa ne pensa del nuovo Cad?
Non ci sono novità sostanziali sul fronte dei contenuti rispetto
alla versione del 2005, ma certamente per la prima volta si è
inserito il concetto di obbligatorietà della norma, con una
roadmap precisa e pragmatica. Csit ha dato la piena disponibilità
al ministro Brunetta, mettendo a disposizione i nostri migliori
tecnici per velocizzare l’applicazione delle norme tecniche e far
sì che si chiariscano bene gli ambiti di utilizzo delle tre
tipologie di firma digitale e che si evitino costi nascosti a
carico delle imprese.

In che senso?
Nel senso che bisogna fare in modo che l’adozione della firma
digitale non si trasformi in costi gravosi per le aziende. Il nuovo
Cad prevede tre tipologie di firma: è necessario capire quali sono
i rispettivi ambiti di applicazione per dare alle aziende la
possibilità di scegliere quella ideale a seconda delle esigenze.
Quindi in questi dodici mesi di tempo che il ministro ha stabilito
per l’emanazione delle norme tecniche ci aspettiamo di ottenere
un modello di firma digitale snello, autorevole e legalmente
riconosciuto. L’importante è non aggiungere complessità, che
appunto potrebbero avere come effetto l’aumento di costi per le
aziende dovuti all’implementazione.

C’è altro?
Ci interessa migliorare il capitolo relativo alla modulistica
online.

Si spieghi meglio.
All’industria non serve che sia possibile scaricare via Internet
la modulistica per poi doverla comunque stampare e compilare e
utilizzare i canali tradizionali per completare l’iter. Non
vogliamo i moduli online ma il processo online. Quindi tutta la
procedura deve potersi svolgere e concludere attraverso la Rete.
Faremo pressione sul ministro affinché si possa ottenere questo
importante risultato. E le imprese per prime dovranno impegnarsi
affinché si compia lo switch off dalla carta al digitale.

Insomma c’è ancora da fare.
Sì, ma questa volta siamo sulla strada giusta, perché ripeto, il
nuovo Cad è molto pragmatico. E poi vorrei sottolineare un a
grande innovazione del Cad, quella forse più importante: il
capitolo delle banche dati. Rappresenta una rivoluzione
copernicana, perché integrare fra loro e rendere interoperabili
milioni di informazioni in capo alle PA, soprattutto quelle locali
– penso ad esempio ai dati anagrafici, a quelli catastali, ai
contratti pubblici, al casellario giudiziario, fino al registro
delle imprese – rappresenta la sfida più grande di tutta la
partita della digitalizzazione e della dematerializzazione.

Quali i vantaggi per le imprese?
Si può mettere in moto una nuova imprenditorialità perché i dati
possono essere utilizzati per offrire servizi a valore aggiunto. E
se ne possono sviluppare di nuovi.

Il Cad abilita strumenti di pagamento elettronico: cosa ne
pensa?

È decisamente un capitolo molto importante, non solo perché
facilita e velocizza le transazioni ma anche perché contribuisce a
mettere in atto la tracciabilità dei pagamenti in un’ottica di
trasparenza e di anti-evasione fiscale. È necessario però che la
transazione online si integri con la fatturazione elettronica,
ossia che i due strumenti siano utilizzabili contestualmente in
un’ottica, anche in questo caso, di completamento dell’iter e
di vera dematerializzazione e semplificazione. Lavoreremo in questi
mesi per capire come fare a integrare transazioni e fatturazione.