Cina, quando l'innovazione è a regime

CINA-ITALIA

Il Paese sta trasformando il manifatturiero. L'Italia può collaborare al salto di qualità

di Mario Dal Co, direttore generale dell'Agenzia dell'Innovazione
Se per lungo tempo il settore manifatturiero della Cina ha svolto la funzione di ridurre i prezzi dei prodotti industriali a livello mondiale - secondo molti osservatori - vi sono segni di una modificazione in atto.

Fattori come l’aumento dei prezzi dei generi alimentari, anche a causa delle crisi locali dovute al maltempo, la crescita dei salari nell’ordine del 20% all’anno, l’aumento del valore del renminbi rispetto alle valute estere, la restrizione nell’offerta di moneta per contrastare le spinte inflazionistiche convergono nel prefigurare nei prossimi anni una fase in cui la competitività di costo avrà un ruolo minore nell’affermazione del prodotto cinese e del lavoro cinese nel mondo.
Le autorità sono preoccupate degli effetti inflazionistici della recente crescita dei generi alimentari (+11,7%) che hanno portato il tasso di inflazione oltre il 5% rispetto al 3% programmato, alla fine del 2010.

Nei prodotti basati sulle tecnologie avanzate, dove la produttività può aumentare in modo significativo con la crescita professionale e la stabilità del rapporto di lavoro, ci sono esempi clamorosi di aumento dei salari. Foxconn Technology, uno dei produttori di componentistica da elevato livello tecnologico (tra cui iPhone e portatili), da ottobre ha avviato l’aumento dei salari dei suoi 800.000 lavoratori sparsi per la Cina, con aumenti fino al 100% (circa 300 dollari al mese).

Nel settore delle macchine movimento terra e per costruzioni - in pieno boom - la preparazione di alta qualità degli ingeneri cinesi si incontra con una forza lavoro ancora dotata di insufficiente esperienza di lavoro di fabbrica, ed anche qui lo spazio per l’aumento della produttività va di passo con quello dell’aumento dei salari.

D’altra parte, le zone ad elevata industrializzazione dell’est cominciano a soffrire di una congestione delle infrastrutture e delle aree industriali e urbane, che produce un aumento dei prezzi immobiliari e del costo della vita. Sulla base di questi trend, la Municipalità di Shanghai, che governa l’area urbana con maggiore apertura internazionale e con più antiche presenze di settori esportatori e di finanzia, pur confermando l’importanza centrale del settore manifatturiero, sta indirizzando il prossimo piano quinquennale su una strada caratterizzata da nuove priorità.

Tra queste spiccano i prodotti e servizi che assicurano una qualità della vita migliore nelle aree urbane, nell’agricoltura e nei posti di lavoro, che riducono la pressione sulle risorse di base (qualità dell’aria, dell’acqua e dell’ambiente), che aumentano il valore aggiunto per addetto, ovvero la produttività, e riducono l’intensità energetica del prodotto. Queste linee guida aprono all’Italia nuove possibilità di collaborazione con la Cina. Si riduce l’interesse verso la delocalizzazione in Cina di produzioni a basso valore aggiunto e si creano nuove opportunità di collaborazione ad un livello più elevato di competenze.

Ciò deve avvenire tutelando maggiormente il diritto di proprietà intellettuale, lavorando anche con le nuove agenzie che in Cina il governo apre per la gestione (trading) dei diritti di proprietà, per il sostegno delle piccole e medie imprese (merger & acquisition, corporate financing).

Ma la pur giusta attenzione alla tutela dei marchi e dei diritti di proprietà non deve far perdere di vista la straordinaria opportunità che si apre sulla base di una esplicita richiesta di collaborazione che proviene dalla Cina, sia a livello del governo centrale sia a livello dei governi delle province e delle università. Si tratta di collaborare al salto di qualità che il settore manifatturiero cinese si appresta a fare, simile a quello compiuto dal Giappone negli anni ‘70 del Novecento, quando i brand dei subfornitori divennero brand di aziende affermate a livello internazionale.

L’Italia ha le capacità, nel design, nel marketing della qualità, nell’affermazione dello stile di vita che si accompagna al consumo dei prodotti di gamma alta, per aprirsi a questa collaborazione.
Pensare di poter prendere tempo nei confronti del processo di trasformazione dell’economia cinese significa solo perdere tempo: i tedeschi ci hanno insegnato che la presenza in Cina si consolida solo e si considera il mercato interno cinese non come una dependance di serie B di quello domestico, ma come il mercato strategico per eccellenza. La Cina è un enorme mercato che si sta aprendo, sia pure con le note peculiarità istituzionali e le note difficoltà politiche, ma si sta aprendo e domanda la collaborazione dell’Italia.

Ciò richiede una strategia di collaborazione sul terreno dell’innovazione e del design all’altezza delle migliori capacità non solo delle nostre grandi aziende, ma anche delle piccole e medie aziende innovative che l’Agenzia dell’Innovazione promuove con il programma Italia degli Innovatori

21 Febbraio 2011