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Cina, quando l’innovazione è a regime

Il Paese sta trasformando il manifatturiero. L’Italia può collaborare al salto di qualità

21 Feb 2011

Se per lungo tempo il settore manifatturiero della Cina ha svolto
la funzione di ridurre i prezzi dei prodotti industriali a livello
mondiale – secondo molti osservatori – vi sono segni di una
modificazione in atto.

Fattori come l’aumento dei prezzi dei generi alimentari, anche a
causa delle crisi locali dovute al maltempo, la crescita dei salari
nell’ordine del 20% all’anno, l’aumento del valore del
renminbi rispetto alle valute estere, la restrizione nell’offerta
di moneta per contrastare le spinte inflazionistiche convergono nel
prefigurare nei prossimi anni una fase in cui la competitività di
costo avrà un ruolo minore nell’affermazione del prodotto cinese
e del lavoro cinese nel mondo.
Le autorità sono preoccupate degli effetti inflazionistici della
recente crescita dei generi alimentari (+11,7%) che hanno portato
il tasso di inflazione oltre il 5% rispetto al 3% programmato, alla
fine del 2010.

Nei prodotti basati sulle tecnologie avanzate, dove la
produttività può aumentare in modo significativo con la crescita
professionale e la stabilità del rapporto di lavoro, ci sono
esempi clamorosi di aumento dei salari. Foxconn Technology, uno dei
produttori di componentistica da elevato livello tecnologico (tra
cui iPhone e portatili), da ottobre ha avviato l’aumento dei
salari dei suoi 800.000 lavoratori sparsi per la Cina, con aumenti
fino al 100% (circa 300 dollari al mese).

Nel settore delle macchine movimento terra e per costruzioni – in
pieno boom – la preparazione di alta qualità degli ingeneri cinesi
si incontra con una forza lavoro ancora dotata di insufficiente
esperienza di lavoro di fabbrica, ed anche qui lo spazio per
l’aumento della produttività va di passo con quello
dell’aumento dei salari.

D’altra parte, le zone ad elevata industrializzazione dell’est
cominciano a soffrire di una congestione delle infrastrutture e
delle aree industriali e urbane, che produce un aumento dei prezzi
immobiliari e del costo della vita. Sulla base di questi trend, la
Municipalità di Shanghai, che governa l’area urbana con maggiore
apertura internazionale e con più antiche presenze di settori
esportatori e di finanzia, pur confermando l’importanza centrale
del settore manifatturiero, sta indirizzando il prossimo piano
quinquennale su una strada caratterizzata da nuove priorità.

Tra queste spiccano i prodotti e servizi che assicurano una
qualità della vita migliore nelle aree urbane, nell’agricoltura
e nei posti di lavoro, che riducono la pressione sulle risorse di
base (qualità dell’aria, dell’acqua e dell’ambiente), che
aumentano il valore aggiunto per addetto, ovvero la produttività,
e riducono l’intensità energetica del prodotto. Queste linee
guida aprono all’Italia nuove possibilità di collaborazione con
la Cina. Si riduce l’interesse verso la delocalizzazione in Cina
di produzioni a basso valore aggiunto e si creano nuove
opportunità di collaborazione ad un livello più elevato di
competenze.

Ciò deve avvenire tutelando maggiormente il diritto di proprietà
intellettuale, lavorando anche con le nuove agenzie che in Cina il
governo apre per la gestione (trading) dei diritti di proprietà,
per il sostegno delle piccole e medie imprese (merger &
acquisition, corporate financing).

Ma la pur giusta attenzione alla tutela dei marchi e dei diritti di
proprietà non deve far perdere di vista la straordinaria
opportunità che si apre sulla base di una esplicita richiesta di
collaborazione che proviene dalla Cina, sia a livello del governo
centrale sia a livello dei governi delle province e delle
università. Si tratta di collaborare al salto di qualità che il
settore manifatturiero cinese si appresta a fare, simile a quello
compiuto dal Giappone negli anni ‘70 del Novecento, quando i
brand dei subfornitori divennero brand di aziende affermate a
livello internazionale.

L’Italia ha le capacità, nel design, nel marketing della
qualità, nell’affermazione dello stile di vita che si accompagna
al consumo dei prodotti di gamma alta, per aprirsi a questa
collaborazione.
Pensare di poter prendere tempo nei confronti del processo di
trasformazione dell’economia cinese significa solo perdere tempo:
i tedeschi ci hanno insegnato che la presenza in Cina si consolida
solo e si considera il mercato interno cinese non come una
dependance di serie B di quello domestico, ma come il mercato
strategico per eccellenza. La Cina è un enorme mercato che si sta
aprendo, sia pure con le note peculiarità istituzionali e le note
difficoltà politiche, ma si sta aprendo e domanda la
collaborazione dell’Italia.

Ciò richiede una strategia di collaborazione sul terreno
dell’innovazione e del design all’altezza delle migliori
capacità non solo delle nostre grandi aziende, ma anche delle
piccole e medie aziende innovative che l’Agenzia
dell’Innovazione promuove con il programma Italia degli
Innovatori