Terremoto in Giappone, danni gravi per le hi-tech company

GIAPPONE

Compromesso lo stabilimento produttivo del produttore di microchip Texas Instruments, che rivede al ribasso i ricavi del primo e secondo trimestre. Microsoft rimanda il lancio di Explorer 9 nel Sol Levante. Schizza il prezzo dei componenti nel settore telco. E l'India rimpatria gli ingegneri

di Paolo Anastasio e Andrea Ciccolini
Dopo il disastro in Giappone, alla spicciolata iniziano le prime conte dei danni per le aziende del settore Ict. Il produttore di microchip Texas Instruments ha reso noto che una sua fabbrica in Giappone ha subito danni e che i risultati del primo e secondo trimestre subiranno sicuramente una contrazione in seguito al disastro. La produzione nella sua fabbrica giapponese riprenderà a regime non prima di settembre, aggiunge Texas Instrument, che è un subfornitore importante per i grandi produttori di telefonini.

Microsoft posticipa il lancio di Explorer 9 in Giappone. Per non sottrarre risorse ad un paese martoriato dal terremoto e in piena emergenza nucleare, da Redmond fanno sapere che la data di lancio del nuovo browser avverrà in un momento in cui la terra dei samurai potrà ricominciare a vivere.

La decisione, fa sapere l’equipe di Steve Ballmer, Ceo di Microsoft, è dovuta anche al fatto di non voler sovraccaricare il web che, dopo il terremoto e lo tsunami, rimane la rete di comunicazione meno danneggiata e quindi la più funzionale per coordinare le operazioni di soccorso.

Nokia rende noto che l'impatto del sisma in Giappone è ancora in fase di valutazione. La casa finlandese sta cercando di ottenere il maggior numero di informazioni sulla sicurezza, sulle condizioni dei fornitori giapponesi e sui partner dopo il recente terremoto in Giappone.

"L’impatto commerciale sul business di Nokia, in termini di produzione diretta e fornitura di componenti, deve essere ancora determinato e sarebbero inappropriate speculazioni a questo riguardo", riferisce a Dowjones Newswires il portavoce Kuuppelomaki. La presenza diretta di Nokia in Giappone riguarda un esiguo numero di membri del personale amministrativo.

Dal canto suo, Ericsson non prevede alcun impatto materiale sulle vendite del primo trimestre dal recente terremoto in Giappone. Ericsson finora non ha riportato feriti o vittime tra i propri dipendenti e sta analizzando a livello più generale gli effetti della catastrofe sul settore di telecomunicazioni e sui propri business.

Il Giappone è il maggiore fornitore di componenti come semiconduttori per i settori di telecomunicazioni e la fornitura di componentistica potrebbe essere colpita nonostante sia troppo presto delinearne la portata.

"Continueremo a monitorare la vicenda in Giappone e ad adottare ulteriori misure se necessario. Tuttavia è troppo presto trarre conclusioni prima di una valutazione completa della situazione", rende noto la società.

Mitsubishi Electric Corporation ha annunciato oggi che i suoi due principali insediamenti nella regione di Tohoku hanno subito danni a causa del terremoto che ha colpito quell’area del Pacifico in data 11 marzo 2011. Tuttavia nessun dipendente è stato ferito in modo rilevante.

Presso la filiale Mitsubishi Electric di Tohoku, situata a Sendai, Prefettura di Miyagi, sono segnalati alcuni danni agli uffici. L’azienda sta impiegando tutte le risorse disponibili per mantenere la funzionalità delle proprie attività all’interno della filiale.
Nella fabbrica Mitsubishi Electric di Koriyama, situata nella Prefettura di Fukushima, sono stati rilevati alcuni danni agli edifici. La produzione in questo sito, che fabbrica tv a circuito chiuso e sistemi per le comunicazioni, è stata temporaneamente sospesa. Non appena sarà riconfermata la sicurezza degli edifici, Mitsubishi Electric stabilirà la ripresa delle attività, tenendo anche in considerazione l’impatto del terremoto sui propri impianti di produzione.

L’impatto del terremoto sul Gruppo Mitsubishi Electric e sui suoi risultati finanziari è attualmente in fase di valutazione e deve essere ancora quantificato. L’azienda darà tempestiva comunicazione di eventuali significativi impatti sulle proprie attività. Il Gruppo Mitsubishi Electric esprime il suo profondo cordoglio per coloro che sono stati colpiti dal disastro e la sincera speranza per una rapida ripresa.

Carenza di componenti per telefonini. Una pesante carenza di componenti, in particolare di microchip e memorie Nand, nel settore telefonia mobile e dei pc. Questa una delle conseguenze dirette del disastro in Giappone sull’industria della telefonia mobile. Il prezzo dei componenti rischia di schizzare violentemente verso l’alto. Questo il sentiment degli analisti del settore telecom, raccolto dal quotidiano di Stoccolma Dagens Industri, secondo cui già prima dello tsunami e del terremoto l’industria elettronica era a corto di componenti.

Tanto che a gennaio era stata Nokia a lanciare l’allarme componenti, che in teoria si sarebbe dovuto allentare nel primo semestre di quest’anno. Ma la situazione è cambiata.

Il Giappone è un player fondamentale nella produzione di componenti ad alto contenuto tecnologico nel settore delle telco, tra l’altro è il primo produttore mondiale di silicio destinato ai microchip.

C’è da dire che la maggior parte delle fabbriche di produzione sono intatte, anche se l’incertezza domina sul settore. Le fabbriche giapponesi della Sony lunedì erano chiuse.

Secondo la società di analisi Ihs una delle conseguenze della crisi nipponica sarà l’aumento incontrollato dei prezzi dei componenti hi tech. La carenza di semilavorati non inciderà subito sul mercato ma si farà sentire a partire da aprile, quando le scorte saranno esaurite.

L’incertezza della situazione ha già colpito alcuni prodotti, come le memorie Nand, il cui prezzo è aumentato di colpo.

Intanto a causa del crescente rischio di contaminazione radioattiva, le principali società indiane di software hanno iniziato a evacuare i propri ingegneri informatici dal Giappone. Lo riferiscono oggi i media indiani. I colossi dell'informatica Infosys, Tcs, Mindtree, Zensar e Wipro hanno annunciato il rimpatrio degli addetti indiani e la ricollocazione del personale locale in luoghi più sicuri'. In particolare, L&T Infotech (gruppo Larsen & Tubro) ha noleggiato un aereo charter che domani volerà a Tokyo per riportare in India 185 persone, tra tecnici e familiari. Diverse centinaia di informatici indiani lavorano in Giappone, un mercato che rappresenta il 2% dell'intero giro di affari della fiorente industria del software e dell'outsourcing.

Il ministero degli Esteri ha inoltre fatto sapere di aver istituito una linea diretta, una "help line", con l'ambasciata di Tokyo e il consolato generale di Osaka per assistere i connazionali: in Giappone ci sono circa 25mila cittadini indiani.

L'emergenza ha anche fatto scattare un campanello di allarme per la sicurezza delle 20 centrali nucleari che sorgono sulle coste dell'India centrale e meridionale. Il primo ministro Manmohan Singh ha riunito oggi i responsabili della Commissione per l'Energia Atomica (Aec) e dell'Atomic Energy Regulatory Board (Aerb) per un riesame degli standard di protezione degli impianti in caso di disastro naturale.

E mentre governi e aziende dsi mettono in allerta, Google ha messo a disposizione una versione speciale del suo software di traduzione per smartphone Google Translate, che permette di tradurre e leggere automaticamente i testi tra il giapponese e oltre 50 lingue.

Secondo quanto annuncia l'azienda americana dal sito "Google Crisis Response", lo spazio web dedicato alla raccolta di risorse e informazioni per le situazioni di crisi, in relazione all' emergenza in corso in Giappone, il programma rende anche possibile tradurre in simultanea, con riconoscimento vocale, le conversazioni tra il giapponese, l'inglese e lo spagnolo.
Il software, spiega Google, è disponibile per gli smartphone con sistema operativo Android versione 2.0 e superiore, ed è scaricabile gratuitamente.

A sostegno dei terremotati scende in campo anche l'Itu. L'agenzia Tlc dell'Onu ha infatti schierato in Giappone schierato 78 telefoni satellitari Thuraya dotati di Gps per facilitare gli sforzi di ricerca e salvataggio,13 telefoni satellitari Iridium, nonché 37 treminali Inmarsat Broadband Global Area Network. Altri 30 terminali Inmarsat sono pronti per essere spediti.  L' apparecchiatura può essere caricata con batterie per auto e sono forniti di pannelli solari per consentire le operazioni anche durante le interruzioni elettriche.

16 Marzo 2011