Ipv6, migrazione a rischio caos

L'INCHIESTA

L'allarme Icann: "Mancano le regole per il passaggio". La convivenza fra i due protocolli si prospetta conflittuale. E in Europa il passaggio all'Internet del futuro non decolla

di Paolo Anastasio
Non sarà indolore il passaggio alla nuova Internet, quella basata sulla nuova famiglia di indirizzi Ipv6, in sostituzione del vecchio standard Ipv4. L’allarme arriva dall’Internet Corp. For Assigned Names and Numbers (Icann), l’organismo che regola l’assegnazione dei nominativi in rete, secondo cui la migrazione va a rilento ed è stata presa sottogamba da governi, istituzioni, aziende e provider.

I vecchi indirizzi Ipv4, in tutto 4,3 miliardi di identificativi numerici – ogni device, dal pc agli smartphone, per connettersi al web deve disporre di un indirizzo Ip - si sono esauriti a gennaio. L’Ipv6 sta arrivando, ma un periodo di convivenza forzata dei due standard è fisiologico. Ci saranno problemi, soprattutto in Europa, dove la migrazione va a rilento. Governi e istituzioni non si occupano della vicenda, che per il mondo del web è paragonabile al passaggio dall’analogico al digitale nel settore televisivo. In soldoni, manca una data certa per lo switch-off dell’Ipv4. E così, grossi provider, in particolare le telco - i maggiori utenti di indirizzi Ip - non hanno fretta di migrare: ci vorrà tempo prima che la base installata di network esistenti, basati sull’Ipv4, sia sostituita da nuove infrastrutture Ipv6. Un altro problema è l’incompatibilità dei due standard: oggetti targati Ipv4 non sono compatibili con i nuovi device Ipv6. Nel periodo di sovrapposizione dei due standard, i provider saranno costretti a mettere in piedi sistemi “dual stack”, per permettere ai vecchi indirizzi di “parlare” con quelli nuovi.

Nessuno sa quanto durerà la convivenza fra i due standard. Intanto, il primo test globale per provare il nuovo standard, l’Ipv6 Day, è in programma per l’8 giugno. All’iniziativa hanno già aderito Facebook, Google, Yahoo!, i servizi di Cdn (content delivery network) Akamai e Limelight Networks e l’associazione Internet Society. A pagare le conseguenze nel periodo di transizione saranno in primo luogo i consumatori. Un esempio? I router di fascia bassa, in vendita in negozi come Computer World Media World ecc., non hanno alcun obbligo di portare sulla confezione la dicitura Ipv6.

Adesso i proprietari di siti web hanno davanti a sé pochi mesi per fare in modo che i device di nuova generazione siano muniti di un nuovo indirizzo. In futuro, per ogni nuovo sito web e per ciascun dispositivo munito di un indirizzo Ip, compresi gli smartphone, sarà necessaria l’assegnazione di indirizzi in formato IpV6. “Bisogna accelerare l’adozione del nuovo protocollo”, dice Rod Beckstroem, chief executive dell’Icann.

La maggior parte dei big del web, da Google a Facebook, ha già reso accessibili le loro pagine web ai dispositivi di entrambi gli standard. Gli Internet service provider, su cui pesa di più la migrazione, hanno già acquistato le apparecchiature necessarie per tradurre un formato nell’altro, per non creare problemi ai siti internet dei loro clienti. Lo stesso discorso vale per i computer e gli smartphone venduti negli ultimi anni, in grado di dialogare con entrambi gli standard. Però l’adozione del nuovo standard è più lenta del previsto: le aziende non sentono l’urgenza di sbrigarsi.

Di certo il processo subirà una scossa quando i nuovi siti Ipv6 avranno problemi a collegarsi con dispositivi o piccoli siti che girano ancora sull’Ipv4. L’upgrading all’Ipv6 non rappresenta una grossa spesa per i proprietari di siti web. A livello globale, la migrazione costerà alcuni miliardi di dollari, secondo stime dell’Icann. Alcuni problemi di sicurezza resteranno insoluti per alcuni anni. Un esempio riguarda i siti degli istituti finanziari, i cui dati arriveranno sul device del cliente dopo la trasformazione dal vecchio formato IPv4 al nuovo formato Ipv6, un passaggio di “traduzione” gestito dall’Isp.

Con effetti collaterali indesiderati: l’istituto finanziario non ha il controllo completo dei dati sensibili lungo l’intera filiera del web e non sarà in grado di controllare i dati sul device del destinatario, vista la necessità dell’intervento intermedio dell’Isp, per tradurre il contenuto da un formato all’altro. Dal 1981 ad oggi sono stati attribuiti 4,3 miliardi indirizzi Ip. Ogni oggetto – pc, smartphone, tablet, tivù, console, auto, lavatrice ecc. – che può collegarsi a internet è munito di un identificativo numerico, come la targa di un’auto, per localizzarlo in rete. Il sistema del futuro consente di creare un numero astronomico di nuovi indirizzi: 340 moltiplicato per 10 alla potenza di 36. Se tutti gli indirizzi Ipv4 avevano le dimensioni di una pallina da golf, la massa dei nuovi indirizzi Ipv6 saranno grandi come il sole.

L'INCHIESTA COMPLETA SARA' PUBBLICATA SUL NUMERO 5 DEL CORRIERE DELLE COMUNICAZIONI IN USCITA LUNEDì 21 MARZO

18 Marzo 2011