Pontarollo (Fondazione Bordoni): "Spettro strategico per il digital gap"

FREQUENZE

Cruciale lo sfruttamento delle risorse/frequenze , ma "servono investitori per metterle a reddito"

Un tesoretto tutto da esplorare, nascosto nell’aria. Ecco cos’è lo spettro elettromagnetico, un patrimonio di tutti non utilizzato al massimo delle sue possibilità. “Almeno fino ad ora - chiosa Enzo Pontarollo, consigliere d’amministrazione della Fondazione Ugo Bordoni e ordinario di Economia industriale all’Università Cattolica di Milano -. Stiamo vivendo un momento magico in quest’ambito: abbiamo questa risorsa, che Guglielmo Marconi ci ha fatto scoprire, e possiamo mettere a reddito. E per uno Stato come l’Italia, con un debito pubblico clamoroso e un deficit pubblico rilevante, lo spettro elettromagnetico può dare grandi introiti, oltre a quelli che ha fornito finora. A patto di rimettere ordine nel sistema radiotelevisivo”. Insomma, a patto di continuare sulla strada che, grazie agli stimoli dell’Ue, si sta iniziando a percorrere, con lo switch off fra l’analogico e il digitale.

“Lo Stato - continua Pontarollo - ha la gestione di questo bene e il dovere di esercitare un controllo su questa risorsa di proprietà pubblica, soprattutto in un momento in cui nuove tecnologie consentono di liberare moltissime risorse/frequenze”. L’obiettivo numero uno, naturalmente, è sfruttarle in maniera razionale e più completa possibile, usandole per il raggiungimento di obiettivi strategici, come per esempio il superamento del digital divide.
Ma quanto può valere una razionalizzazione dello spettro elettromagnetico? “Esistono varie stime - continua Pontarollo -. Gli inglesi ritengono che, se si procedesse all’assegnazione di nuove frequenze (o di vecchie frequenze che si liberano da altri tipi di segnali) con procedure d’asta si potrebbero ricavare circa 780 milioni di euro. Una cifra che però potrebbe anche salire a un miliardo”. Insomma, oltre due terzi degli investimenti che il Governo, dopo il Piano Caio, ha pensato di mettere in campo per portare la banda larga a tutti i cittadini, con un influsso che dovrebbe, a cascata, portare ad un aumento del Pil. “Bisogna però che sia colmato il vuoto normativo che in questo momento è ancora presente - aggiunge il professore -. Sia l’authority competente sia il ministero hanno lavorato abbastanza, ma adesso per proseguire serve una forte volontà politica che deve portare al superamento di certi conflitti e di certi interessi costituiti. Magari questo momento di crisi sarà lo stimolo giusto per andare avanti, i tempi sono maturi”. E allora dei provvedimenti governativi potrebbero accelerare il processo di digitalizzazione per liberare dei multiplex su cui poi fare gare o magari mettere dei prezzi incentivati, consentire il trading delle frequenze, sfruttare i buchi rimasti liberi nello spettro.
Poi però servirebbero degli investitori per sfruttare e mettere a reddito queste risorse. “Gli operatori mobili sono i primi candidati: nonostante i recenti investimenti, che stanno ancora dispiegando i loro frutti, hanno una redditività altissima e le risorse necessarie per cogliere questa sfida -. chiosa Pontarollo -. Se tuttavia chi è già presente non fosse pronto o scegliesse altre strade, si può sempre movimentare il mercato, come è in parte accaduto con il WiMax. Bisogna tenere anche presente che, non essendo un processo che si svolge dall’oggi al domani, ma che va programmato, le aziende possono trovare i capitali: bisogna studiare un piano quadro, definire le frequenze, il trading, potenziare il quadro normativo che esiste solo in parte”.
E magari introdurre anche i principi del Cognitive Radio, che consente di utilizzare in maniera più efficiente lo spettro, dando la possibilità di fornire anche servizi diversi da quelli tradizionali, come spiega Joseph Mitola III, dello Stevens Institute of Technology (a un convegno della Fondazione Bordoni): “Sfruttando le ‘fette’ di spettro non utilizzate, quelli che la Fcc chiama white spaces. Magari impiegandole, come stanno facendo altri stati europei, per l’accesso a banda larga wireless”.

06 Luglio 2009