Quella e-mail scalzata da Facebook e Twitter

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I nuovi modi di comunicare rendono le interazioni più veloci e informali. E i siti social crescono più velocemente della posta elettronica

di Patrizia Licata
Posta elettronica: è già superata? Forse. Ora che stanno emergendo –e si stanno affermando con prepotenza – servizi come Twitter e Facebook, la vecchia cara email sembra un mezzo di comunicazione sorpassato. Secondo Jessica E. Vascellaro del Wall Stree Journal, è cambiato non solo il modo in cui comunichiamo ma anche come usiamo Internet: non più aprendo e chiudendo la connessione ma sempre più in modalità always-on, spesso non dal pc ma dal cellulare. Ciò richiede un sistema di messaggistica più veloce - e anche più divertente. “Perché aspettare la risposta all’email quando si può essere molto più rapidi con l’instant messaging?”, si chiede la giornalista del WSJ. “E con Facebook, le risposte possono arrivare anche senza chiedere: basta guardare lo ‘status’ di un amico per sapere se è al lavoro, a casa o in vacanza. L’email, legata al sistema degli allegati, sembra noiosa rispetto a servizi come Google Wave, ancora in fase di test, che permette agli utenti di scambiarsi foto trascinandole dal desktop dentro la Wave e inserire commenti quasi in tempo reale. Perciò, anche se l’email continua a crescere, altri tipi di comunicazione crescono più velocemente”. Ad agosto 2009, 276,9 milioni di persone usavano la posta elettronica negli Stati Uniti, in diversi Paesi europei, Australia e Brasile, secondo dati di Nielsen, in crescita del 21% dai 229,2 milioni di agosto 2008. Ma il numero di utenti dei siti di social networking o di altri tipi di community è aumentato del 31% a 301,5 milioni di persone.

Quali i segreti del successo? Tanto per cominciare, scrive la Vascellaro, i nuovi modi di comunicare rendono le interazioni tra amici e colleghi più veloci: presto i cellulari saranno automaticamente in grado di mandare messaggi agli amici in una certa zona per far loro sapere che siamo nelle vicinanze. Questi nuovi servizi ci spingono anche a comunicare in maniera molto più frequente (tanti brevi messaggi ogni giorno) e informale. In un servizio come Twitter, gli amici (followers) possono ricevere i nostri tweet di 140 caratteri per seguire quello che facciamo nel lavoro e nella nostra vita privata. Su Facebook, gli utenti aggiornano online il loro “status” o inseriscono collegamenti ad altri contenuti e li commentano. Diverse altre aziende, dalle grandi come Aol a Yahoo fino a start-up come Yammer Inc., stanno mettendo a punto prodotti basati sullo stesso meccanismo. “Comunicazione più facile e veloce, dunque”, continua la Vascellaro, “ma anche meno personale e intima: tante persone ci seguono, ma quanto riusciamo veramente a dire a ciascuna in poche righe?”. C’è poi un altro aspetto su cui riflettere: la comunicazione è continua e dunque, come distinguere in questo “fiume che non smette mai di scorrere” i messaggi più importanti, quelli a cui prestare più attenzione? Ancora una volta, potrebbe essere la tecnologia ad aiutarci, con un software che filtra i messaggi e li organizza in ordine di importanza. Le cartelle della “vecchia” email non bastano più. Su Facebook, si può scegliere di visualizzarre i nuovi messaggi solo di un certo gruppo di persone inserite in una speciale lista. Gli utenti di Twitter di solito mettono dei "tag" ai loro tweet in base all’argomento.

“Proprio la combinazione di più messaggi pubblici e uso del tagging ha interessanti implicazioni per i settori della ricerca e del discovery, ma anche dei movimenti di opinione e delle proteste politico-sociali”, leggiamo sul WSJ. “Anziché organizzare i gruppi di persone tramite le email, si possono mandare messaggi tramite Twitter, segnalarli con opportuni tag e farli trovare da chiunque sia interessato a quel tema. Gli iraniani hanno usato questo sistema per riunire l’opposizione durante le proteste seguite alle elezioni politiche”. Un altro grande cambiamento introdotto dai nuovi sistemi per comunicare è che l’utente ha un profilo pubblico che prima non aveva. Questo può aiutare a dare un volto e una collocazione alle persone che conosciamo solo tramite Internet e non fisicamente e a rendere le comunicazioni più intime, se si sa quali sono l’aspetto, gli interessi, la sede e anche l’umore della persona con cui interagiamo. Ma un eccesso di dati personali online ha le sue controindicazioni: come separare chi gradiamo che acceda a certe informazioni e chi no? Senza contare che profili così dettagliati richiedono tempo per la loro gestione. C’è da chiedersi dunque, come fa la Vascellaro, se con i nuovi servizi di messaggistica non sprechiamo alla fine più tempo. Le aziende che li propongono sostengono il contrario, come Jeff Teper, vice presidente della divisione SharePoint della Microsoft, che produce un software per la collaborazione real time in azienda. “Abbiamo eliminato la necessità di scrivere continuamente email”, dice. “Forse. Ma c’è un altro modo di vederla”, conclude la giornalista del WSJ. “Passare più tempo a mandare più messaggi non è detto che aumenti la produttività: non è più veloce fare una cosa anziché informare prima il capo con un messaggio che la stiamo facendo? E forse perdiamo tempo in continue comunicazioni senza importanza alle spese di meno comunicazioni più importanti. Ovvero: incontrarsi di persona e parlarsi faccia a faccia di quello che veramente conta”.

19 Ottobre 2009