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Quella e-mail scalzata da Facebook e Twitter

I nuovi modi di comunicare rendono le interazioni più veloci e informali. E i siti social crescono più velocemente della posta elettronica

19 Ott 2009

Posta elettronica: è già superata? Forse. Ora che stanno
emergendo –e si stanno affermando con prepotenza – servizi come
Twitter e Facebook, la vecchia cara email sembra un mezzo di
comunicazione sorpassato. Secondo Jessica E. Vascellaro del Wall
Stree Journal, è cambiato non solo il modo in cui comunichiamo ma
anche come usiamo Internet: non più aprendo e chiudendo la
connessione ma sempre più in modalità always-on, spesso non dal
pc ma dal cellulare. Ciò richiede un sistema di messaggistica più
veloce – e anche più divertente. “Perché aspettare la risposta
all’email quando si può essere molto più rapidi con l’instant
messaging?”, si chiede la giornalista del WSJ. “E con Facebook,
le risposte possono arrivare anche senza chiedere: basta guardare
lo ‘status’ di un amico per sapere se è al lavoro, a casa o in
vacanza. L’email, legata al sistema degli allegati, sembra noiosa
rispetto a servizi come Google Wave, ancora in fase di test, che
permette agli utenti di scambiarsi foto trascinandole dal desktop
dentro la Wave e inserire commenti quasi in tempo reale. Perciò,
anche se l’email continua a crescere, altri tipi di comunicazione
crescono più velocemente”. Ad agosto 2009, 276,9 milioni di
persone usavano la posta elettronica negli Stati Uniti, in diversi
Paesi europei, Australia e Brasile, secondo dati di Nielsen, in
crescita del 21% dai 229,2 milioni di agosto 2008. Ma il numero di
utenti dei siti di social networking o di altri tipi di community
è aumentato del 31% a 301,5 milioni di persone.

Quali i segreti del successo? Tanto per cominciare, scrive la
Vascellaro, i nuovi modi di comunicare rendono le interazioni tra
amici e colleghi più veloci: presto i cellulari saranno
automaticamente in grado di mandare messaggi agli amici in una
certa zona per far loro sapere che siamo nelle vicinanze. Questi
nuovi servizi ci spingono anche a comunicare in maniera molto più
frequente (tanti brevi messaggi ogni giorno) e informale. In un
servizio come Twitter, gli amici (followers) possono ricevere i
nostri tweet di 140 caratteri per seguire quello che facciamo nel
lavoro e nella nostra vita privata. Su Facebook, gli utenti
aggiornano online il loro “status” o inseriscono collegamenti
ad altri contenuti e li commentano. Diverse altre aziende, dalle
grandi come Aol a Yahoo fino a start-up come Yammer Inc., stanno
mettendo a punto prodotti basati sullo stesso meccanismo.
“Comunicazione più facile e veloce, dunque”, continua la
Vascellaro, “ma anche meno personale e intima: tante persone ci
seguono, ma quanto riusciamo veramente a dire a ciascuna in poche
righe?”. C’è poi un altro aspetto su cui riflettere: la
comunicazione è continua e dunque, come distinguere in questo
“fiume che non smette mai di scorrere” i messaggi più
importanti, quelli a cui prestare più attenzione? Ancora una
volta, potrebbe essere la tecnologia ad aiutarci, con un software
che filtra i messaggi e li organizza in ordine di importanza. Le
cartelle della “vecchia” email non bastano più. Su Facebook,
si può scegliere di visualizzarre i nuovi messaggi solo di un
certo gruppo di persone inserite in una speciale lista. Gli utenti
di Twitter di solito mettono dei "tag" ai loro tweet in
base all’argomento.

“Proprio la combinazione di più messaggi pubblici e uso del
tagging ha interessanti implicazioni per i settori della ricerca e
del discovery, ma anche dei movimenti di opinione e delle proteste
politico-sociali”, leggiamo sul WSJ. “Anziché organizzare i
gruppi di persone tramite le email, si possono mandare messaggi
tramite Twitter, segnalarli con opportuni tag e farli trovare da
chiunque sia interessato a quel tema. Gli iraniani hanno usato
questo sistema per riunire l’opposizione durante le proteste
seguite alle elezioni politiche”. Un altro grande cambiamento
introdotto dai nuovi sistemi per comunicare è che l’utente ha un
profilo pubblico che prima non aveva. Questo può aiutare a dare un
volto e una collocazione alle persone che conosciamo solo tramite
Internet e non fisicamente e a rendere le comunicazioni più
intime, se si sa quali sono l’aspetto, gli interessi, la sede e
anche l’umore della persona con cui interagiamo. Ma un eccesso di
dati personali online ha le sue controindicazioni: come separare
chi gradiamo che acceda a certe informazioni e chi no? Senza
contare che profili così dettagliati richiedono tempo per la loro
gestione. C’è da chiedersi dunque, come fa la Vascellaro, se con
i nuovi servizi di messaggistica non sprechiamo alla fine più
tempo. Le aziende che li propongono sostengono il contrario, come
Jeff Teper, vice presidente della divisione SharePoint della
Microsoft, che produce un software per la collaborazione real time
in azienda. “Abbiamo eliminato la necessità di scrivere
continuamente email”, dice. “Forse. Ma c’è un altro modo di
vederla”, conclude la giornalista del WSJ. “Passare più tempo
a mandare più messaggi non è detto che aumenti la produttività:
non è più veloce fare una cosa anziché informare prima il capo
con un messaggio che la stiamo facendo? E forse perdiamo tempo in
continue comunicazioni senza importanza alle spese di meno
comunicazioni più importanti. Ovvero: incontrarsi di persona e
parlarsi faccia a faccia di quello che veramente conta”.