Europa, una sola musica. Rivoluzione targata Ue

DIRITTI DIGITALI

La Commissione Ue punta al mercato unico della musica digitale. Obiettivo, l’incremento del consumo di brani online. Soddisfatti gli shop di musica online e i consumatori. Un po’ meno le società di collecting e i broadcaster

di Patrizia Licata
Copyright e pirateria online in cima all’agenda 2010 della presidenza spagnola dell’Ue: la gestione dei diritti digitali sarà probabilmente al centro dell’incontro dei 27 ministri telecom della Ue previsto per maggio a Madrid, con l’ambizioso progetto di creare un sistema di licenze pan-europeo o multi-territoriale per la musica (ma anche i film) online. L’introduzione di questo sistema è al vaglio della Commissione da quando Viviane Reding è stata nominata commissario Ue per l’Information society nel 2004, ma la proposta è sempre stata molto controversa. I diritti d’autore della musica in Europa sono gestiti dalle cosiddette società di collecting, che raccolgono le royalties ogni volta che la musica viene suonata dal vivo o trasmessa sui media, incluso Internet. Finora queste società hanno gestito i diritti d’autore a livello nazionale, ma poiché il peso di Internet nella trasmissione e fruizione della musica sta diventando sempre più importante, secondo la Commissione occorre creare un modello di business unico per il mercato europeo. Se le associazioni dei consumatori concordano, e i negozi online come iTunes saranno senz’altro favoriti da un aumento degli affari, le società di collecting e le associazioni dei broadcaster storcono il naso. “Le attuali norme del copyright non costituiscono una barriera alla distribuzione dei media audio-visivi”, secondo Ross Biggam, direttore generale della Association of commercial television (Act) di Bruxelles. “Non è vero, come vuole la Commissione, che il copyright è un ostacolo ai servizi innovativi”.

La proposta è stata messa nera su bianco in un documento dell’ottobre scorso intitolato “Creative content in a European digital single market: challenges for the future”, dove la Commissione Ue esprime il timore che le questioni inerenti il copyright e la pirateria online possano produrre in Europa “iniziative nazionali contraddittorie” a danno della competitività dei Paesi-membro e della loro stessa eredità culturale. Di qui la proposta che le società nazionali di collecting integrino i loro sistemi. Al momento, infatti, l’autore di un’opera deve avere un accordo di copyright separato per ciascuno dei 27 Paesi membro dell’Ue, il che comporta anche ulteriori costi di gestione dei diritti e può discriminare alcuni Paesi rispetto ad altri. L’ambizioso progetto dell’esecutivo Ue prevede invece la creazione di uno “one-stop shop”, dove i fornitori di contenuti compreranno una licenza singola che copre l’intera catena di diritti sulla produzione di un brano musicale valida in tutto il mercato Ue.
La Commissione potrebbe fondere due esistenti copyright in uno solo: quello che concerne la riproduzione e quello che riguarda la performance. A esaminare la proposta saranno il nuovo commissario per l’agenda digitale, Neelie Kroes, e quello per il mercato interno, Michel Barnier, non appena avranno sostituito i loro predecessori (dal 1 febbraio). Già come commissario alla concorrenza la Kroes si è pronunciata a favore di un modello pan-europeo di gestione della raccolta dei diritti. A luglio 2009, la commissaria ha aperto la strada alla società di collecting pan-europea chiedendo a 24 operatori del settore di eliminare dai loro contratti una clausola che impediva agli autori di scegliere un’altra società o di passare da una società all’altra.

12 Gennaio 2010