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Europa, una sola musica. Rivoluzione targata Ue

La Commissione Ue punta al mercato unico della musica digitale. Obiettivo, l’incremento del consumo di brani online. Soddisfatti gli shop di musica online e i consumatori. Un po’ meno le società di collecting e i broadcaster

12 Gen 2010

Copyright e pirateria online in cima all’agenda 2010 della
presidenza spagnola dell’Ue: la gestione dei diritti digitali
sarà probabilmente al centro dell’incontro dei 27 ministri
telecom della Ue previsto per maggio a Madrid, con l’ambizioso
progetto di creare un sistema di licenze pan-europeo o
multi-territoriale per la musica (ma anche i film) online.
L’introduzione di questo sistema è al vaglio della Commissione
da quando Viviane Reding è stata nominata commissario Ue per
l’Information society nel 2004, ma la proposta è sempre stata
molto controversa. I diritti d’autore della musica in Europa sono
gestiti dalle cosiddette società di collecting, che raccolgono le
royalties ogni volta che la musica viene suonata dal vivo o
trasmessa sui media, incluso Internet. Finora queste società hanno
gestito i diritti d’autore a livello nazionale, ma poiché il
peso di Internet nella trasmissione e fruizione della musica sta
diventando sempre più importante, secondo la Commissione occorre
creare un modello di business unico per il mercato europeo. Se le
associazioni dei consumatori concordano, e i negozi online come
iTunes saranno senz’altro favoriti da un aumento degli affari, le
società di collecting e le associazioni dei broadcaster storcono
il naso. “Le attuali norme del copyright non costituiscono una
barriera alla distribuzione dei media audio-visivi”, secondo Ross
Biggam, direttore generale della Association of commercial
television (Act) di Bruxelles. “Non è vero, come vuole la
Commissione, che il copyright è un ostacolo ai servizi
innovativi”.

La proposta è stata messa nera su bianco in un documento
dell’ottobre scorso intitolato “Creative content in a European
digital single market: challenges for the future”, dove la
Commissione Ue esprime il timore che le questioni inerenti il
copyright e la pirateria online possano produrre in Europa
“iniziative nazionali contraddittorie” a danno della
competitività dei Paesi-membro e della loro stessa eredità
culturale. Di qui la proposta che le società nazionali di
collecting integrino i loro sistemi. Al momento, infatti,
l’autore di un’opera deve avere un accordo di copyright
separato per ciascuno dei 27 Paesi membro dell’Ue, il che
comporta anche ulteriori costi di gestione dei diritti e può
discriminare alcuni Paesi rispetto ad altri. L’ambizioso progetto
dell’esecutivo Ue prevede invece la creazione di uno “one-stop
shop”, dove i fornitori di contenuti compreranno una licenza
singola che copre l’intera catena di diritti sulla produzione di
un brano musicale valida in tutto il mercato Ue.
La Commissione potrebbe fondere due esistenti copyright in uno
solo: quello che concerne la riproduzione e quello che riguarda la
performance. A esaminare la proposta saranno il nuovo commissario
per l’agenda digitale, Neelie Kroes, e quello per il mercato
interno, Michel Barnier, non appena avranno sostituito i loro
predecessori (dal 1 febbraio). Già come commissario alla
concorrenza la Kroes si è pronunciata a favore di un modello
pan-europeo di gestione della raccolta dei diritti. A luglio 2009,
la commissaria ha aperto la strada alla società di collecting
pan-europea chiedendo a 24 operatori del settore di eliminare dai
loro contratti una clausola che impediva agli autori di scegliere
un’altra società o di passare da una società all’altra.

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