Nuovo colpo per Sky. Porno vietato anche alle pay

DECRETO ROMANI

Dallo schema del decreto su Internet e tv salta fuori un altro colpo per il satellite di Murdoch. Niente più porno e film vietati ai minori fino alle 23, anche sulle tv a pagamento.

di Davide Lombardi
Niente più film per adulti dalle 7 alle 23. Un nuovo colpo a Murdoch contenuto nel discusso decreto Romani su tv e Internet. L’articolo 9 del decreto infatti vieta, dalle 7 alle 23, “la trasmissione, anche a pagamento, dei film ai quali sia stato negato il nulla osta per la proiezione o la rappresentazione in pubblico, o che siano stati vietati ai minori di anni diciotto, nonché dei programmi classificati a visione per soli adulti, su tutte le piattaforme di trasmissione".

Niente film porno dunque, ma neanche più film violenti o vietati ai minori di 14 anni, a meno che non si voglia restare svegli sino a notte fonda. "Il punto è che la questione della tutela dei minori non può essere utilizzata solo quando fa comodo. - commenta Giuseppe Giulietti, deputato del Gruppo Misto e portavoce di Articolo 21 - Se si vogliono tutelare davvero i bambini e i ragazzi bisognerebbe piuttosto vietare gli spot su tutte le trasmissioni a loro dedicate, soprattutto gli spot 'non dichiarati'. E invece tale divieto viene introdotto solo per i bambini, e non per gli adolescenti, fascia d'età altrettanto delicata. Una norma di questo tipo regola solo la distribuzone dei soldi”.

La norma colpisce in modo particolare Sky, sia per i film porno a pagamento fruibili a tutte le ore del giorno su cinque canali dell’emittente satellitare di Murdoch, sia per quanto riguarda i film violenti o vietati ai minori di 14 anni. Anche un film horror o un film di Almodovar potrebbe entrare nella lista “proibita”.

Un’altra Tv che investe molto sui film per adulti è Conto Tv, il cui amministratore delegato Marco Crispino lancia il suo j’accuse contro la norma. “Il decreto viola la libertà personale, se fermano le trasmissioni ci danneggiano economicamente; – afferma Crispino - noi abbiamo fatto investimenti, acquistato diritti di diffusione". Alla levata di scudi generale contro il decreto in generale e questa norma in particolare non si associa Sky Tv, che si trincera dietro un ‘no comment’.

21 Gennaio 2010