Nuovo colpo per Sky. Porno vietato anche alle pay

Dallo schema del decreto su Internet e tv salta fuori un altro colpo per il satellite di Murdoch. Niente più porno e film vietati ai minori fino alle 23, anche sulle tv a pagamento.

Pubblicato il 21 Gen 2010

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Niente più film per adulti dalle 7 alle 23. Un nuovo colpo a
Murdoch contenuto nel discusso decreto Romani su tv e Internet.
L’articolo 9 del decreto infatti vieta, dalle 7 alle 23, “la
trasmissione, anche a pagamento, dei film ai quali sia stato negato
il nulla osta per la proiezione o la rappresentazione in pubblico,
o che siano stati vietati ai minori di anni diciotto, nonché dei
programmi classificati a visione per soli adulti, su tutte le
piattaforme di trasmissione".

Niente film porno dunque, ma neanche più film violenti o vietati
ai minori di 14 anni, a meno che non si voglia restare svegli sino
a notte fonda. "Il punto è che la questione della tutela dei
minori non può essere utilizzata solo quando fa comodo. – commenta
Giuseppe Giulietti, deputato del Gruppo Misto e portavoce di
Articolo 21 – Se si vogliono tutelare davvero i bambini e i ragazzi
bisognerebbe piuttosto vietare gli spot su tutte le trasmissioni a
loro dedicate, soprattutto gli spot 'non dichiarati'. E
invece tale divieto viene introdotto solo per i bambini, e non per
gli adolescenti, fascia d'età altrettanto delicata. Una norma
di questo tipo regola solo la distribuzone dei soldi”.

La norma colpisce in modo particolare Sky, sia per i film porno a
pagamento fruibili a tutte le ore del giorno su cinque canali
dell’emittente satellitare di Murdoch, sia per quanto riguarda i
film violenti o vietati ai minori di 14 anni. Anche un film horror
o un film di Almodovar potrebbe entrare nella lista
“proibita”.

Un’altra Tv che investe molto sui film per adulti è Conto Tv, il
cui amministratore delegato Marco Crispino lancia il suo j’accuse
contro la norma. “Il decreto viola la libertà personale, se
fermano le trasmissioni ci danneggiano economicamente; – afferma
Crispino – noi abbiamo fatto investimenti, acquistato diritti di
diffusione". Alla levata di scudi generale contro il decreto
in generale e questa norma in particolare non si associa Sky Tv,
che si trincera dietro un ‘no comment’.

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