Disastro mediatico per British Petroleum. L'azienda prova a rifarsi sul web

LA MAREA NERA

Link sponsorizzati sui motori di ricerca dedicati all'impegno dell'azienda contro la marea nera. Un'operazione di marketing da 10mila dollari al giorno

di Patrizia Licata
Se i tecnici di British petroleum continuano a procedere per disperati tentativi nella lotta contro la marea nera che ha invaso il Golfo del Messico, i loro colleghi informatici sembrano muoversi con grande competenza nel ripulire almeno l’immagine della compagnia petrolifera, arginando il disastro mediatico, come nota Il Sole 24 ore.

Almeno 2 milioni e 400 mila americani che in questi giorni hanno cercato su Google notizie sulla drammatica massa di petrolio che raggiunge anche le loro coste, hanno ricevuto come consiglio di visitare la pagina che il sito bp.com ha predisposto per fornire la propria versione dell’emergenza. Il colosso petrolifero britannico ha infatti acquistato link sponsorizzati sui motori di ricerca – non solo Google, ma anche Yahoo! e Bing: ogni volta che gli utenti della rete fanno ricerche digitando espressioni come "oil spill" o "Gulf oil spill", appaiono – ben in evidenza – link che rimandano ad una sezione dedicata del sito aziendale della società petrolifera, con il seguente messaggio: “Learn more about how Bp is helping” (Informazioni su come Bp sta aiutando a contenere la marea nera). Secondo gli analisti, per “mantenere” attivo l'insieme di parole chiave acquistato l’azienda spende 10 mila dollari al giorno.

Niente di straordinario o di illecito: l’operazione rientra nelle normali dinamiche di natura promozionale, con l’acquisto di parole chiave o di combinazione di termini usualmente adoperati dagli utenti a caccia di informazioni cui si abbina un collegamento ipertestuale ben evidenziato sulla pagina dei risultati.

Tuttavia, in un altro intervento, Il Sole 24 Ore fa notare che la web community può rispondere con grande scetticismo a iniziative del genere: “Sulla rete la reputazione si costruisce con il tempo. E con relazioni trasparenti. Di certo non si compra. Le aziende lo sanno: la fiducia dei consumatori non è in vendita. Va conquistata”.

10 Giugno 2010