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Disastro mediatico per British Petroleum. L’azienda prova a rifarsi sul web

Link sponsorizzati sui motori di ricerca dedicati all’impegno dell’azienda contro la marea nera. Un’operazione di marketing da 10mila dollari al giorno

10 Giu 2010

Se i tecnici di British petroleum continuano a procedere per
disperati tentativi nella lotta contro la marea nera che ha invaso
il Golfo del Messico, i loro colleghi informatici sembrano muoversi
con grande competenza nel ripulire almeno l’immagine della
compagnia petrolifera, arginando il disastro mediatico, come nota
Il Sole 24 ore.

Almeno 2 milioni e 400 mila americani che in questi giorni hanno
cercato su Google notizie sulla drammatica massa di petrolio che
raggiunge anche le loro coste, hanno ricevuto come consiglio di
visitare la pagina che il sito bp.com ha predisposto per fornire la
propria versione dell’emergenza. Il colosso petrolifero
britannico ha infatti acquistato link sponsorizzati sui motori di
ricerca – non solo Google, ma anche Yahoo! e Bing: ogni volta che
gli utenti della rete fanno ricerche digitando espressioni come
"oil spill" o "Gulf oil spill", appaiono –
ben in evidenza – link che rimandano ad una sezione dedicata del
sito aziendale della società petrolifera, con il seguente
messaggio: “Learn more about how Bp is helping” (Informazioni
su come Bp sta aiutando a contenere la marea nera). Secondo gli
analisti, per “mantenere” attivo l'insieme di parole chiave
acquistato l’azienda spende 10 mila dollari al giorno.

Niente di straordinario o di illecito: l’operazione rientra nelle
normali dinamiche di natura promozionale, con l’acquisto di
parole chiave o di combinazione di termini usualmente adoperati
dagli utenti a caccia di informazioni cui si abbina un collegamento
ipertestuale ben evidenziato sulla pagina dei risultati.

Tuttavia, in un altro intervento, Il Sole 24 Ore fa notare che la
web community può rispondere con grande scetticismo a iniziative
del genere: “Sulla rete la reputazione si costruisce con il
tempo. E con relazioni trasparenti. Di certo non si compra. Le
aziende lo sanno: la fiducia dei consumatori non è in vendita. Va
conquistata”.