Beltrame: "Cloud leva strategica per la PA"

DIGITPA

Il presidente: "DigitPA lavora per rendere proattivo il dialogo enti-cittadini". Con il sostegno di Enisa, l'ente sta studiando le linee guida specifiche per garantire la sicurezza dei dati pubblici

di Federica Meta
"La tecnologia cloud è parte  importante dell’innovazione pubblica, un pezzo dal quale partire per strutturare una “PA 2.0”, in grado di interagire in modo proattivo con gli utenti". Con queste parole, Francesco Beltrame, presidente di DigitPA, spiega perché la “nuvola” sia un imperativo per un’amministrazione che miri ad aumentare efficienza e produttività.
Dunque la prossima grande sfida che DigitPA si accinge a raccogliere è quella del cloud. Siete pronti?
In linea con la sua missione, l’ente studia da anni - dal 2008 a voler essere precisi - che impatto possa avere l’utilizzo di questa tecnologia sui servizi pubblici e come essa possa cambiare il volto della PA. Quindi sì, siamo pronti.
Come può cambiare la PA?
Il cloud è strumento tecnologico di portata strategica rilevante nella transizione all’amministrazione 2.0, quella nella quale non sono solo i cittadini a interrogare l’ufficio per ricevere informazioni o servizi, ma l’istituzione stessa a interagire con l’utenza, contattandola in caso di scadenza documenti o pagamenti, per esempio. Inoltre, la tecnologia va considerata in congiunzione a quella degli open data, ovvero la possibilità di pubblicare e rendere fruibili le informazioni generate dalla PA stessa.
Detta così sembra facile, ma il cloud per la PA lascia aperti molti interrogativi, soprattutto sul terreno della sicurezza e della protezione del dato…
Stiamo parlando di una tecnologia innovativa che necessita delle opportune riflessioni circa la dimensione controllo sui dati. Questo vale per le imprese private, ma ancora più nella PA, dove proprio la generazione delle informazioni rappresenta il core business degli uffici. Se dunque le aziende, in particolare le Pmi, possono affidarsi completamente a un provider, pure con tutte le attenzioni del caso, la PA non può permettersi a cuor leggero di farlo: non è pensabile, infatti, che un’istituzione pubblica che conserva informazioni  “sensibili” non sappia dove e come queste siano conservate.
In concreto cosa sta facendo DigitPA su questo tema?
A marzo 2011,  abbiamo battezzato un gruppo di lavoro che, con il supporto dell’Enisa (l’agenzia europea per la sicurezza delle reti e dell’informazione), ha il compito di varare le linee guida sull’adozione del cloud nella PA. Al tavolo partecipano circa 100 esperti provenienti dal mondo dell’impresa, dell’università e della pubblica amministrazione. I risultati saranno resi noti a fine anno, e faranno tesoro anche degli incontri con i big player del web - quali Amazon e Google - organizzati da DigitPA a partire dal 2008. Ma questo è solo un tassello di un più grande mosaico che stiamo disegnando sul cloud anche a livello europeo e internazionale.
Di cosa si tratta?
DigitPA partecipa al tavolo i2020 sull’e-government, nonché all’Isa management committee, due iniziative  lanciate dalla Unione Europea per vincere la sfida della PA digitale e indirizzare gli stati membri verso strategie più efficaci ed efficienti. Infine - ma non meno importante - c’è la partecipazione ai bandi Cip-Ict per progetti pilota dedicati alla gestione dei dati on the cloud, utili all’erogazione di servizi a valore aggiunto.
Avete risorse specifiche destinate alla “nuvola”?
DigitPA  ha investito, finora, 5 milioni di euro per il progetto “M@eCloud” lanciato in collaborazione con il ministero degli Affari Esteri. Impiegando le esistenti infrastrutture Spc (Sistema Pubblico di Connettività) e Ripa (Rete Internazionale della PA) miriamo a creare una “nuvola” di condivisione e razionalizzazione delle risorse a disposizione delle 325 sedi internazionali della Farnesina per aumentare l’efficacia dei servizi al pubblico - cittadini (e imprese) italiani residenti e operanti all’estero oppure cittadini (e imprese) stranieri interessati a venire e operare in Italia - accrescendo, da una parte, la velocità e l’efficienza nello scambio di dati e informazioni e riducendo, dall’altra, i costi complessivi di gestione. Il progetto è basato su un modello di private cloud che consentirà di soddisfare le policies di sicurezza della Farnesina sia per la protezione dei sistemi e dei dati, sia in termini di business continuity e disaster recovery.
Il ministro della PA e Innovazione ha appena siglato un Protocollo di Intesa con la Corea del Sud sull’Ict. C’è una parte che riguarda il cloud?
Certamente. È stato varato un progetto condiviso per la gestione del traffico marittimo nei porti coreani e italiani. La “Maritime Single Window” punta a digitalizzare la produzione e lo scambio di documenti cartacei tra le navi, i porti e gli altri numerosi soggetti privati e pubblici che contribuiscono alla gestione del traffico marittimo mondiale, consentendo semplificazione, pagamenti elettronici, incremento di efficienza, sicurezza e drastica riduzione dei costi di gestione del traffico portuale, con gli obiettivi di policy del ministero per la PA e Innovazione. In questo contesto, verrà sviluppata una prima app on the cloud gratuita che gli attori del settore potranno utilizzare nei viaggi marittimi Italia-Corea o Corea-Italia e che potrà diventare modello anche per altri Paesi.

17 Ottobre 2011