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Beltrame: “Cloud leva strategica per la PA”

Il presidente: “DigitPA lavora per rendere proattivo il dialogo enti-cittadini”. Con il sostegno di Enisa, l’ente sta studiando le linee guida specifiche per garantire la sicurezza dei dati pubblici

17 Ott 2011

"La tecnologia cloud è parte  importante dell’innovazione
pubblica, un pezzo dal quale partire per strutturare una “PA
2.0”, in grado di interagire in modo proattivo con gli
utenti". Con queste parole, Francesco
Beltrame,
presidente di DigitPA, spiega perché la
“nuvola” sia un imperativo per un’amministrazione che miri ad
aumentare efficienza e produttività.
Dunque la prossima grande sfida che DigitPA si accinge a
raccogliere è quella del cloud. Siete pronti?

In linea con la sua missione, l’ente studia da anni – dal 2008 a
voler essere precisi – che impatto possa avere l’utilizzo di
questa tecnologia sui servizi pubblici e come essa possa cambiare
il volto della PA. Quindi sì, siamo pronti.
Come può cambiare la PA?
Il cloud è strumento tecnologico di portata strategica rilevante
nella transizione all’amministrazione 2.0, quella nella quale non
sono solo i cittadini a interrogare l’ufficio per ricevere
informazioni o servizi, ma l’istituzione stessa a interagire con
l’utenza, contattandola in caso di scadenza documenti o
pagamenti, per esempio. Inoltre, la tecnologia va considerata in
congiunzione a quella degli open data, ovvero la possibilità di
pubblicare e rendere fruibili le informazioni generate dalla PA
stessa.
Detta così sembra facile, ma il cloud per la PA lascia
aperti molti interrogativi, soprattutto sul terreno della sicurezza
e della protezione del dato…

Stiamo parlando di una tecnologia innovativa che necessita delle
opportune riflessioni circa la dimensione controllo sui dati.
Questo vale per le imprese private, ma ancora più nella PA, dove
proprio la generazione delle informazioni rappresenta il core
business degli uffici. Se dunque le aziende, in particolare le Pmi,
possono affidarsi completamente a un provider, pure con tutte le
attenzioni del caso, la PA non può permettersi a cuor leggero di
farlo: non è pensabile, infatti, che un’istituzione pubblica che
conserva informazioni  “sensibili” non sappia dove e come
queste siano conservate.
In concreto cosa sta facendo DigitPA su questo
tema?

A marzo 2011,  abbiamo battezzato un gruppo di lavoro che, con il
supporto dell’Enisa (l’agenzia europea per la sicurezza delle
reti e dell’informazione), ha il compito di varare le linee guida
sull’adozione del cloud nella PA. Al tavolo partecipano circa 100
esperti provenienti dal mondo dell’impresa, dell’università e
della pubblica amministrazione. I risultati saranno resi noti a
fine anno, e faranno tesoro anche degli incontri con i big player
del web – quali Amazon e Google – organizzati da DigitPA a partire
dal 2008. Ma questo è solo un tassello di un più grande mosaico
che stiamo disegnando sul cloud anche a livello europeo e
internazionale.
Di cosa si tratta?
DigitPA partecipa al tavolo i2020 sull’e-government, nonché
all’Isa management committee, due iniziative  lanciate dalla
Unione Europea per vincere la sfida della PA digitale e indirizzare
gli stati membri verso strategie più efficaci ed efficienti.
Infine – ma non meno importante – c’è la partecipazione ai bandi
Cip-Ict per progetti pilota dedicati alla gestione dei dati on the
cloud, utili all’erogazione di servizi a valore aggiunto.
Avete risorse specifiche destinate alla
“nuvola”?

DigitPA  ha investito, finora, 5 milioni di euro per il progetto
“M@eCloud” lanciato in collaborazione con il ministero degli
Affari Esteri. Impiegando le esistenti infrastrutture Spc (Sistema
Pubblico di Connettività) e Ripa (Rete Internazionale della PA)
miriamo a creare una “nuvola” di condivisione e
razionalizzazione delle risorse a disposizione delle 325 sedi
internazionali della Farnesina per aumentare l’efficacia dei
servizi al pubblico – cittadini (e imprese) italiani residenti e
operanti all’estero oppure cittadini (e imprese) stranieri
interessati a venire e operare in Italia – accrescendo, da una
parte, la velocità e l’efficienza nello scambio di dati e
informazioni e riducendo, dall’altra, i costi complessivi di
gestione. Il progetto è basato su un modello di private cloud che
consentirà di soddisfare le policies di sicurezza della Farnesina
sia per la protezione dei sistemi e dei dati, sia in termini di
business continuity e disaster recovery.
Il ministro della PA e Innovazione ha appena siglato un
Protocollo di Intesa con la Corea del Sud sull’Ict. C’è una
parte che riguarda il cloud?

Certamente. È stato varato un progetto condiviso per la gestione
del traffico marittimo nei porti coreani e italiani. La “Maritime
Single Window” punta a digitalizzare la produzione e lo scambio
di documenti cartacei tra le navi, i porti e gli altri numerosi
soggetti privati e pubblici che contribuiscono alla gestione del
traffico marittimo mondiale, consentendo semplificazione, pagamenti
elettronici, incremento di efficienza, sicurezza e drastica
riduzione dei costi di gestione del traffico portuale, con gli
obiettivi di policy del ministero per la PA e Innovazione. In
questo contesto, verrà sviluppata una prima app on the cloud
gratuita che gli attori del settore potranno utilizzare nei viaggi
marittimi Italia-Corea o Corea-Italia e che potrà diventare
modello anche per altri Paesi.

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