Pec, Turatto: "Parlano i fatti, la sfida è partita"

L'INTERVISTA

Il Capo Dipartimento Digitalizzazione e Innovazione: "Oltre 700mila caselle attivate: non sono poche. Italia in ritardo? Non è importante: ora c'è l'obbligo di adeguarsi"

di Federica Meta
"Abbiamo fatto un buon lavoro sulla Posta elettronica certificata, soprattutto sul versante business". Lo dice Renzo Turatto, Capo Dipartimento per la Digitalizzazione e Innovazione tecnologica, valutando le strategie messe in campo per diffondere l’uso della Pec.
Le imprese si adeguano all’ultimo minuto. Come mai non lo hanno fatto prima visto che la data dello switch off è stata decisa più di un anno fa?
Il rush finale è tipico dell’Italia. Non credo sia importante quando ci si adegui a un obbligo quanto adeguarsi. Detto ciò, va ricordato che il traffico business è in costante aumento già da qualche mese, dimostrazione che qualcosa sta cambiando.
Si tratta di un traffico soprattutto b2b. Verso la PA le comunicazioni languono.
In parte è vero. Il motivo risiede nel fatto che la seconda fase per il progetto di Posta elettronica certificata - quello dell’aggancio dei servizi alla raccomandata digitale - non è partita. Si tratta di un passaggio dirimente per portare a termine il programma di innovazione della pubblica amministrazione. Intanto si fanno le “prove generali” con il processo civile telematico. L’articolo 25 della legge di Stabilità cambia le norme che stabiliscono come si dà notizia degli atti alle parti, ai testimoni e agli ausiliari del giudice, rendendo del tutto eccezionale il ricorso all’ufficiale giudiziario, e facendo della Pec la leva per tagliare i costi e le inefficienza della Giustizia. Con questo obbligo, inoltre, si è aggiunto un altro tassello al processo di rinnovamento culturale che sta dietro a ogni modernizzazione che si rispetti.
Ma l’ “acculturazione” digitale verso i cittadini pare non aver funzionato. La Pec gratuita destinata i privati e sviluppata da Poste Italiane e Telecom Italia non è decollata. Perché?
Guardi, i numeri che abbiamo sono numeri notevoli: si tratta di oltre 700mila caselle attivate. Ma al di là dei dati, il risultato che abbiamo ottenuto è stato di dare la stura all’innovazione di processo con la creazione dell’indice delle PA che possiedono una Pec - riuscendo in questo modo a monitorare la situazione tecnologica punto per punto - e obbligando i professionisti ad usare la Pec. Da quel momento la Pec ha iniziato a far parte del linguaggio quotidiano, ad essere protagonista di campagne pubblicitarie ad hoc. Un vero e proprio cambio di marcia che fino ad oggi non era stato possibile. Non va dimenticato che l’obbligatorietà per le Pubbliche amministrazioni e alcune categorie di professionisti risale a cinque anni fa, ma nessuno aveva sentito la necessità di adeguarsi, proprio perché non c’è stato il sostegno delle istituzioni. Sostegno che DigitPA e Ddi non hanno lesinato, mettendo a sistema norme (come il Codice dell’amministrazione digitale) standard e processi. Infine abbiamo ampliato le opportunità di business per i provider.
In che senso?
Il lavoro che abbiamo messo in campo ha contribuito a cambiare la mentalità degli italiani, delle imprese in primo luogo, che guardano con interesse sempre maggiore alle potenzialità dello strumento. Tutto questo ha impattato positivamente sul business dei fornitori.
Il nuovo Codice dell’amministrazione digitale prevede anche una versione avanzata della Pec: la Pec Id. Di cosa si tratta?
È una casella che per essere attivata necessita dell’identificazione dell’utente che richiede l’attivazione, per cui a quell’indirizzo corrisponde quell’identità personale o societaria.
Ma in questo modo si elegge il domicilio fiscale. Non temete un flop, dato che può spaventare l’idea di essere reperibili sempre e comunque?
È una questione di trasparenza e di buon funzionamento del sistema. Se una Pubblica amministrazione (nel caso specifico la Pec Id sarà necessaria all’Agenzia delle Entrate ndr) - mette a disposizione del cittadino un procedimento che consente maggiore efficienza, è giusto che il cittadino sia sempre reperibile.
Le modalità di identificazione preoccupano i fornitori. Si teme che siano farraginose come quelle previste per la Posta certificata di Poste e Telecom Italia che obbliga a recarsi agli sportelli postali per l’identificazione. Cosa risponde?
Rispondo con le regole previste nel nuovo Cad: i fornitori potranno adeguare le loro procedure di identificazione alla nuova Pec Id. Sono paure infondate.

28 Novembre 2011