Dal Co: "All'Agenda digitale serve una governance più robusta"

INNOVAZIONE

Il direttore dell'Agenzia dell'Innovazione: "Il Piano di Neelie Kroes è un eccellente documento di scenario ma per mettere in atto gli obiettivi l'Italia ha bisogno di interventi importanti. La PA va svecchiata con l'Ict"

di Mila Fiordalisi
“La Digital Agenda è un eccellente documento di scenario, ma serve una governance più robusta di quella citata nel documento. Altrimenti si rischia di non mettere a segno gli obiettivi annunciati”. Questa la tesi di Mario Dal Co, direttore dell’Agenzia dell’Innovazione e consigliere del ministro Brunetta, intervenuto al convegno “Agenda europea del digitale” organizzato a Roma dalla rappresentanza in Italia della Commissione europea per presentare per la prima volta a livello nazionale il Piano del commissario Neelie Kroes, intervenuta con un videomessaggio.

Nell’analizzare lo scenario italiano, Dal Co sottolinea che “la struttura della PA italiana è complessa” e che “la macchina è troppo invecchiata”, riferendosi all’età media dei dipendenti pubblici. “La capacità di ricambio generazionale sta anche nelle competenze degli attuali dipendenti: ed è proprio in questa direzione che va la riforma della PA annunciata da Brunetta. Riforma che si completa con la digitalizzazione e quindi con il piano Egov”.

“C’è piena sintonia fra il piano Egov di Brunetta e l’Agenda digitale dell’Europa ma bisogna fare leva sulla literacy ossia sulla capacità di utilizzo della Rete da parte della PA e delle imprese, che in Italia sono perlopiù di piccole dimensioni”. Secondo Dal Co la PA “deve avere un ruolo propulsivo e impegnarsi affinché si sviluppino le capacità di utilizzare strumenti e servizi digitali”. In merito alle azioni da compiere Dal Co si è soffermato sul caso dell’autocertificazione: “Una Asl media italiana perde 5 milioni di euro l’anno per esezioni da ticket non dovute. E se si estendesse il caso a livello nazionale allora la perdita sale a 1 miliardo. Una pazzia: se le PA si ‘parlassero’ fra loro attraverso le tecnologie Ict tutto questo sarebbe evitato”.

“Ampie le fasce in Europa e in Italia in cui l’Ict è ancora estraneo al processo economico”, puntualizza Renzo Turatto, capo Dipartimento digitalizzazione e innovazione tecnologica del ministero della PA e Innovazione.

Da parte sua Mario Campolargo, direttore Tecnologie emergenti e Infrastrutture Dg Società dell'Informazione e Media della Commissione europea, afferma che "l'Italia può contribuire alla creazione del mercato unico europeo basato sull'Internet veloce e sull'interoperabilità". Campolargo puntualizza che "La Ue è unica ma ci sono 27 economie digitali differenti e questo vuol dire che i consumatori non possono beneficiare realmente dei servizi. Inoltre il mercato unico digitale può dare un forte impulso all'economia".

Al convegno romano ha presenziato anche Isabella Palombini del Dipartimento Comunicazioni del ministero dello Sviluppo economico, secondo la quale “l’Agenda digitale rappresenta un’occasione importante per lo sviluppo economico dell’Europa. “Il Dipartimento delle Comunicazioni del Mse ha già constatato che gli obiettivi italiani sono già in linea con quelli dell’Agenda digitale: il Piano Romani mira ad abbattere il digital divide entro il 2012 ed anche se non sono stati scongelati gli 800 milioni dal Cipe in realtà si procede a ritmo serrato grazie alla risorse già disponibili. Basti pensare che si è passati da 7,8 milioni di cittadini in digital divide a 5,3 milioni. Un risultato che è stato possibile raggiungere anche grazie all’abbattimento dei costi di scavo dovuti alle tecniche no-dig e mini-trincee. Non bisogna dimenticarsi inoltre che l’Unione europea mette a disposizione fondi per la banda larga”.

In merito alla Raccomandazione Nga attesa a breve Palombini sottolinea che “il testo è perfettibile, anche se il ministero concordo con la necessità di accelerare la definizione del quadro di riferimento per spingere la realizzazione delle nuove reti ultrabroadband”. La rappresentante del ministero si è soffermata anche sulla questione dello spettro radio: “C’è la necessità di dover assicurare risorse alla trasmissione dati via mobile. Vogliamo condividere con la Commissione Ue e il Parlamento l’esigenza di razionalizzare l’uso delle risorse tenendo però conto delle specificità nazionali”.

Nonostante i passi avanti “l’Italia è sotto la media europea per quanto riguarda la penetrazione della banda larga fissa, anche se di contro è molto avanti su quella mobile”, sottolinea Lucilla Sioli, Capo Unità Analisi tatistica ed economica Dg Infso della Commissione Ue, la quale, dati alla mano, puntualizza che “il 40-45% degli italiani non ha mai utilizzato Internet. Se è vero poi che “per quantità di fibra ottica posata l’Italia è seconda in Europa, solo alla Svezia, ed è il nono Paese al mondo” è anche vero che “nell’ultimo anno non sono stati fatti progressi”. Sul fronte e-gov “l’Italia si colloca abbastanza bene, ma anche in questo caso nell’ultimo anno non sono stati fatti progressi, diversamente da altri Paesi Ue”.

05 Luglio 2010