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Dal Co: “All’Agenda digitale serve una governance più robusta”

Il direttore dell’Agenzia dell’Innovazione: “Il Piano di Neelie Kroes è un eccellente documento di scenario ma per mettere in atto gli obiettivi l’Italia ha bisogno di interventi importanti. La PA va svecchiata con l’Ict”

05 Lug 2010

“La Digital Agenda è un eccellente documento di scenario, ma
serve una governance più robusta di quella citata nel documento.
Altrimenti si rischia di non mettere a segno gli obiettivi
annunciati”. Questa la tesi di Mario Dal Co,
direttore dell’Agenzia dell’Innovazione e consigliere del
ministro Brunetta, intervenuto al convegno “Agenda europea del
digitale” organizzato a Roma dalla rappresentanza in Italia della
Commissione europea per presentare per la prima volta a livello
nazionale il Piano del commissario Neelie Kroes,
intervenuta con un videomessaggio.

Nell’analizzare lo scenario italiano, Dal Co sottolinea che “la
struttura della PA italiana è complessa” e che “la macchina è
troppo invecchiata”, riferendosi all’età media dei dipendenti
pubblici. “La capacità di ricambio generazionale sta anche nelle
competenze degli attuali dipendenti: ed è proprio in questa
direzione che va la riforma della PA annunciata da Brunetta.
Riforma che si completa con la digitalizzazione e quindi con il
piano Egov”.

“C’è piena sintonia fra il piano Egov di Brunetta e l’Agenda
digitale dell’Europa ma bisogna fare leva sulla literacy ossia
sulla capacità di utilizzo della Rete da parte della PA e delle
imprese, che in Italia sono perlopiù di piccole dimensioni”.
Secondo Dal Co la PA “deve avere un ruolo propulsivo e impegnarsi
affinché si sviluppino le capacità di utilizzare strumenti e
servizi digitali”. In merito alle azioni da compiere Dal Co si è
soffermato sul caso dell’autocertificazione: “Una Asl media
italiana perde 5 milioni di euro l’anno per esezioni da ticket
non dovute. E se si estendesse il caso a livello nazionale allora
la perdita sale a 1 miliardo. Una pazzia: se le PA si
‘parlassero’ fra loro attraverso le tecnologie Ict tutto questo
sarebbe evitato”.

“Ampie le fasce in Europa e in Italia in cui l’Ict è ancora
estraneo al processo economico”, puntualizza Renzo
Turatto
, capo Dipartimento digitalizzazione e innovazione
tecnologica del ministero della PA e Innovazione.

Da parte sua Mario Campolargo, direttore
Tecnologie emergenti e Infrastrutture Dg Società
dell'Informazione e Media della Commissione europea, afferma
che "l'Italia può contribuire alla creazione del mercato
unico europeo basato sull'Internet veloce e
sull'interoperabilità". Campolargo puntualizza che
"La Ue è unica ma ci sono 27 economie digitali differenti e
questo vuol dire che i consumatori non possono beneficiare
realmente dei servizi. Inoltre il mercato unico digitale può dare
un forte impulso all'economia".

Al convegno romano ha presenziato anche Isabella
Palombini
del Dipartimento Comunicazioni del ministero
dello Sviluppo economico, secondo la quale “l’Agenda digitale
rappresenta un’occasione importante per lo sviluppo economico
dell’Europa. “Il Dipartimento delle Comunicazioni del Mse ha
già constatato che gli obiettivi italiani sono già in linea con
quelli dell’Agenda digitale: il Piano Romani mira ad abbattere il
digital divide entro il 2012 ed anche se non sono stati scongelati
gli 800 milioni dal Cipe in realtà si procede a ritmo serrato
grazie alla risorse già disponibili. Basti pensare che si è
passati da 7,8 milioni di cittadini in digital divide a 5,3
milioni. Un risultato che è stato possibile raggiungere anche
grazie all’abbattimento dei costi di scavo dovuti alle tecniche
no-dig e mini-trincee. Non bisogna dimenticarsi inoltre che
l’Unione europea mette a disposizione fondi per la banda
larga”.

In merito alla Raccomandazione Nga attesa a breve Palombini
sottolinea che “il testo è perfettibile, anche se il ministero
concordo con la necessità di accelerare la definizione del quadro
di riferimento per spingere la realizzazione delle nuove reti
ultrabroadband”. La rappresentante del ministero si è soffermata
anche sulla questione dello spettro radio: “C’è la necessità
di dover assicurare risorse alla trasmissione dati via mobile.
Vogliamo condividere con la Commissione Ue e il Parlamento
l’esigenza di razionalizzare l’uso delle risorse tenendo però
conto delle specificità nazionali”.

Nonostante i passi avanti “l’Italia è sotto la media europea
per quanto riguarda la penetrazione della banda larga fissa, anche
se di contro è molto avanti su quella mobile”, sottolinea
Lucilla Sioli, Capo Unità Analisi tatistica ed
economica Dg Infso della Commissione Ue, la quale, dati alla mano,
puntualizza che “il 40-45% degli italiani non ha mai utilizzato
Internet. Se è vero poi che “per quantità di fibra ottica
posata l’Italia è seconda in Europa, solo alla Svezia, ed è il
nono Paese al mondo” è anche vero che “nell’ultimo anno non
sono stati fatti progressi”. Sul fronte e-gov “l’Italia si
colloca abbastanza bene, ma anche in questo caso nell’ultimo anno
non sono stati fatti progressi, diversamente da altri Paesi Ue”.

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