Sanità digitale, Pileri: "Project Financing per le Regioni in rosso"

FOCUS/ 2. E-health, l'intervista

La partita vale 9 miliardi di risparmio all'anno. Il presidente di Csit: "Bisogna sostenere le amministrazioni in difficoltà"

di Mila Fiordalisi
Ragionare in logica di project financing, con industria e banche a fare da supporter al roll out dei progetti più innovativi. Postponendo il rientro dei capitali erogati in modalità dilazionata e in concomitanza con i primi risultati concreti sul fronte del risparmio economico maturato. Questa la proposta di Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici a sostegno della digitalizzazione della sanità italiana.

“La partita è importantissima e il caso lombardo - il 95% dei medici è in rete - fa già scuola: il progetto è partito sette anni fa e il risparmio economico ottenuto si aggira attorno al 2% della spesa. Non poco considerato che siamo alla prima fase del progetto di e-health e che dunque mancano all’appello ancora il fascicolo sanitario elettronico e la telemedicina”, spiega al Corriere delle Comunicazioni il presidente Stefano Pileri.
Presidente, quanto vale in soldoni la partita?
Vale 9 miliardi di euro l’anno su un totale di 120 di spesa sanitaria. Dunque una riduzione netta dell’8% sui costi. La maggior parte dei risparmi deriva dall’adozione della telemedicina che da sola vale 6 miliardi. La sanità in rete, l’e-prescribing, le prenotazioni centralizzate e il controllo della spesa fanno il resto.
Come si arriva a questa cifra?
Attraverso sei interventi. Si parte dalla sanità digitale in rete ovvero dall’interconnessione di tutte le strutture. Per le oltre 300 Asl ospedaliere il processo è già in fase avanzatissima e da questo punto di vista l’Italia è considerata una best practice europea. Ma per il suo completamente serve l’entrata nel network dei circa 45mila medici e delle 20mila farmacie. Il secondo step riguarda i dati in rete e quindi il fascicolo sanitario elettronico. A seguire le funzioni di prescrizione e certificazione elettronica. E poi le prenotazioni digitali attraverso la creazione di portali ad hoc, la rete della telemedicina e del mobile health per erogare prestazioni a distanza riducendo l’ospedalizzazione laddove non necessaria. In ultimo il flusso del controllo della spesa che accompagna il tema dei costi standard.
C’è parecchia carne al fuoco. Molte Regioni hanno i conti in rosso, esiste ancora il problema del digital divide. Insomma, è un progetto davvero realizzabile e in quali tempi?
Intanto è bene ricordare che la questione più che tecnico-tecnologica - come spesso erroneamente si legge - è di natura organizzativa. Il processo di digitalizzazione impone certamente un’organizzazione diversa e quindi tempi di elaborazione. Ma bisogna insistere. Non ci devono essere scuse. Le Regioni devono trovare una soluzione, magari utilizzando strumenti quali il Pf per risolvere il problema del reperimento di fondi, ma anche incentivando i medici attraverso defiscalizzazioni. Diciamolo: le polemiche attorno al certificati digitali non hanno nulla a che fare con le questioni tecnologiche. I medici vogliono un supporto economico: la Regione Lombardia a suo tempo ha finanziato l’acquisto di pc e l’attivazione delle connessioni a Internet obbligando i medici a informatizzarsi. Ma erano altri tempi. Oggi la situazione di crisi e la spesa sanitaria fuori controllo in molte regioni impongono l’adozione di strumenti finanziari diversi, come per esempio sgravi fiscali o quant’altro eviti un esborso all’origine. E per obbligare bisogna anche sostenere. Bisogna inoltre accompagnare il processo di digitalizzazione con un help desk dedicato che aiuti i medici a velocizzare le procedure.
E la questione del digital divide?
Questa è una questione molto seria. Bisogna azzerare il digital divide per garantire le medesime prestazioni a tutti i cittadini.
Ma l’Adsl è sufficiente a sostenere le macchina della sanità digitale?
Nella prima fase, quella della territorializzazione, ossia della messa in rete delle strutture e quella che riguarda la gestione delle certificazioni l’Adsl è assolutamente in grado di rispondere alle esigenze. Certo, quando si tratterà di far viaggiare in rete grosse quantità di dati ossia di consentire ad esempio a pazienti e specialisti di scambiarsi esami quali Tac e risonanze in Hd allora la fibra ottica e l’Lte saranno assolutamente indispensabili.
L’Lte?
Sì, perché molte delle operazioni saranno gestite in mobilità, ossia in modalità di mobile health. E quindi sarà necessario disporre della rete 4G per lo scambio dei dati.

20 Settembre 2010