TRIPWIRE. PA, quella e-mail "libera tutti"

TRIPWIRE

di Piero Laporta
L’Agenzia delle Entrate mi chiede taluni documenti mediante una lettera, giuntami per posta e che io vedo dopo 25 giorni. Talvolta viaggio e il postino non può inseguirmi. Potrei mandare i documenti per raccomandata oppure portarli a mano durante l’orario di ufficio (non riferito nella lettera). Opto per la consegna a mano: ho dubbi su quanto devo consegnare e sono curioso di tastare l’efficienza del sistema, stimolato dall’eccellente qualità del sito del Mef. Arrivo alle 09.45. La regolazione elettronica della fila è ottima, ci scagliona secondo le varie esigenze. Sebbene alla chiusura manchino tre ore, ben presto capisco che la mattinata non basterà.

Non pensate a banali mance o squallide raccomandazioni, se dico che adotto uno stratagemma che confonde il sistema elettronico e accelera la mia pratica: funziona pure all’ufficio postale ma non lo svelo neppure sotto tortura; non di meno dovrò tornare nel pomeriggio. Altri 100 minuti, finalmente è il mio turno. Domando perché non accettano i documenti via e-mail. Mi rispondono con cortesia: “Ci spiace, ma arriverebbero oltre 200 e-mail al giorno e non c’è un ufficio per smaltirle”. In 200 eravamo dal mattino. Se due o tre impiegati pertanto fossero stati designati a smaltire le e-mail, il risultato finale sarebbe dovuto essere soddisfacente per l’utente e per l’ufficio, obietto. L’impiegato scuote il capo senza aggiungere altro: ha capito che ho capito.

La trasmissione delle e-mail impone i tempi dell’utente al loro lavoro; con la fila è l’impiegato che impone i tempi. Una conferma che la carenza di scambio online con la PA è misura della subordinazione del cittadino.

02 Novembre 2010