Data center, Valducci: "La razionalizzazione passa per la rete"

L'INTERVISTA

Il presidente della Commissione Trasporti e Tlc della Camera: "Il cloud può contribuire a mettere ordine nei server, ma serve un'infrastruttura moderna"

di Federica Meta
Il cloud computing è lo strumento più efficace per mettere ordine e razionalizzare il sistema dei data center pubblici. A dirlo Mario Valducci, presidente della Commissione Trasporti e Tlc della Camera e responsabile Enti Locali del Pdl.
Onorevole Valducci che ruolo possono giocare le nuovissime tecnologie, come il cloud, in questo processo di razionalizzazione?
Vedo un contributo determinante, un ruolo abilitante per le nuove tecnologie, con sostanziali ricadute favorevoli sui costi, fattore - che in tempi di forte contenimento della spesa - non può lasciarci indifferenti. Un recente studio di una grande multinazionale dell’Ict stima in circa 1.600 il numero dei “data center” in cui oggi è dispersa la gestione dei dati della PA nella sua totalità. Sono dati impressionanti che fanno pensare ad una gestione quasi amatoriale e lasciano inquietanti interrogativi aperti sull’economicità della gestione. Se fossero attendibili queste cifre si configurerebbe infatti un danno erariale di enormi dimensioni. Tecnologie come il cloud computing a mio modo di vedere possono dare contributi misurabili in termini di efficienza e sicurezza dei processi. Ma serve comunque una rete moderna e affidabile. In questo senso credo che il “Progetto 1000 Comuni” per la banda larga di Vodafone costituisca un importante esempio dell’impegno dell’industria italiana per superare concretamente la situazione di “Digital Divide” in cui purtroppo ancora versano molti Comuni, prevalentemente piccoli.
Il ministro Brunetta, per dare slancio all’Ict pubblico, ha appena varato il nuovo Cad. Qual è il suo giudizio sul testo?
Credo sia un ottimo esempio della concretezza che contraddistingue l’azione riformatrice del governo Berlusconi. La mia valutazione sulla carta dei diritti e dei doveri digitali di Brunetta non può che essere positiva. Sia per il decisivo apporto all’efficienza complessiva dell’attività amministrativa, sia per il contributo allo sviluppo della larga banda. È un’occasione importante per far emergere la domanda di contenuti digitali a livello sistemico. La PA sarà presto in grado di erogare servizi di qualità ai cittadini alimentando (sul versante dei contenuti) quella massa critica necessaria allo sviluppo delle Ngn. Bisogni e servizi si incontrano sulla rete e il settore pubblico dà il buon esempio agendo come un volano per archiviare definitivamente la carta. Sono quindi veramente lieto nel riscontrare nel nuovo Cad alcune delle conclusioni presentate da “Il Futuro della Rete” (l’Osservatorio di iniziativa parlamentare da promosso da Valducci nel 2009/2010, ndr) che vedeva in norme certe e un percorso irreversibile, una“road map” a tappe realistiche, ma inderogabili per lo “switch-off” definitivo dalla carta ai servizi pubblici digital, uno dei fattore decisivi per agevolare la semplificazione amministrativa, guidare l’ammodernamento del rapporto tra PA e cittadini e assicurare la competitività del Sistema Paese.
Ci sono stati interventi normativi della Commissione da lei presieduta per la realizzazione di progetti rivolti ai piccoli comuni?
La strada maestra tracciata dall’Europa per i piccoli comuni, ripresa anche all’interno dell’impianto federalista, è quella che và verso forme diversamente articolate di sfruttamento delle sinergie tra amministrazioni, soprattutto nell’ambito dei servizi essenziali. Mai come oggi è vero l’adagio che “l’Unione fa la forza” - e ciò particolarmente dopo la crisi finanziaria degli ultimi anni che ha parzialmente ridefinito scala e unità di misura della competizione tra territori sui mercati. Di recente segnalo il nostro contributo all’approvazione del provvedimento che nei comuni sotto i 5.000 abitanti agevola la realizzazione di progetti informatici attraverso una corsia preferenziale nell’assegnazione dei finanziamenti pubblici destinati a programmi di e-government. In particolare il provvedimento attribuisce priorità ai collegamenti informatici e agli interventi nel settore ICT rivolti al funzionamento e allo sviluppo dei Centri Multifunzionali, destinati alla gestione dei servizi ambientali, sociali, energetici, scolastici, postali, artigianali, turistici, di comunicazione, di volontariato e di associazionismo culturale, commerciali e di sicurezza, e dei Centri di Servizio Territoriali, anche attraverso la fruizione del sistema Wimax.
Lei richiamava il tema sicurezza per i servizi dei Comuni: a che punto siamo?
Il nuovo Cad ha il merito di occuparsi per la prima volta anche di questo. Entro 12 mesi le amministrazioni dovranno farsi carico dei sistemi in grado di assicurare continuità ai servizi essenziali in caso di “blackout” informatico. Certo è che si deve fare molto sulla strada della “cultura della prevenzione” per allineare le nostre amministrazioni alle migliori pratiche internazionali. Sono investimenti di cui si apprezza l’importanza, di solito, quando il latte è versato. Non possiamo permettercelo. Nel va dell’effettività dell’accesso a servizi che costituiscono l’ossatura del rapporto tra cittadini e PA.

21 Marzo 2011