Beltrame (DigitPA): "Saremo i super-consulenti dell'innovazione"

IL PROTAGONISTA

"Ora le nostre competenze andranno oltre il mero “acquisto” di innovazione per valutare invece l’impatto della tecnologia su cittadini e imprese"

di Federica Meta
Nuova missione, nuova organizzazione. DigitPA rinasce sulle ceneri del Cnipa e, guidata da Francesco Beltrame, si appresta da accompagnare la rivoluzione digitale che l’Italia aspetta ormai da tanto, troppo, tempo. A raccontare il nuovo corso lo stesso presidente, ingegnere elettronico di fama internazionale che oltre a vantare un’attività molto intensa di ricerca e insegnamento, sia in Italia sia all’estero, è stato anche direttore del Dipartimento di Tecnologie dell’Informazione e delle Telecomunicazioni del Cnr.
Professor Beltrame, dopo quasi un anno di “stallo”, DigitPA torna in prima linea. Cosa c’è di nuovo rispetto agli anni in cui esisteva ancora il Cnipa?
Per prima cosa la mission, che, pur nel solco disegnato dal Cnipa, si rinnova. Se prima i nostri esperti, chiamati ad esprimere pareri su progetti Ict abilitanti per le amministrazioni, si concentravano sul momento dell’ordine - cioè sulla valutazione delle tecnologie in sé e su quanto queste costavano - ora le nostre competenze vanno oltre il mero “acquisto” di innovazione per valutare l’impatto che quella tecnologia avrà sui cittadini e le imprese in termini di servizio. In questo senso DigitPA svolge un ruolo consulenziale, proattivo e di pensiero, centrale in un momento che mi piace chiamare “Risorgimento digitale”.
Un concetto attuale, visto che l’Italia celebra i 150 dell’Unità.
Sono fermamente convinto che la digitalizzazione sia una fondamentale leva di modernizzazione, così come lo furono le ferrovie all’indomani dell’Unità d’Italia e come lo furono le autostrade nel decennio successivo alla seconda guerra mondiale. Nei secoli addietro era necessario collegare i territori e le persone con infrastrutture materiali adeguate e ora, se non si vuole perdere il treno della modernità e allo stesso tempo agganciare la ripresa economica, bisogna collegare le persone con le nuove reti. Ecco perché mi piace pensare che stiamo vivendo un’epoca di rinascita.
Ma l’Italia ha la forza - e anche gli strumenti - per risorgere?
Negli ultimi anni il nostro Paese ha fatto grandi passi in avanti sull’innovazione come dimostrano i programmi digitali messi in campo dalle Regioni - ce ne sono alcune come la Lombardia, il Veneto e l’Emilia Romagna considerate best practice a livello internazionale - nonché quelli lanciati a livello centrale, E-gov 2012 in primis, che si vanno ad incardinare in un progetto di respiro internazionale, l’Agenda digitale europea. In questo contesto sarà più facile per le pubbliche amministrazioni e per le imprese fare innovazione.
Lei dice che sarà più facile fare innovazione. Ma come la mettiamo con le politiche di tagli messe in atto dai governi per arginare la crisi economica?
I governi si preoccupano di risparmiare e questa preoccupazione porta a mettere in campo politiche di contenimento della spesa pubblica basate su tagli cosiddetti “flat”. Ma in Italia tali tagli sono controbilanciati da una serie di provvedimenti che, a prima vista non correlati tra di loro, permettono invece di generare risorse, trasformando i tagli flat in tagli “intelligenti”.
Come funziona questo meccanismo?
Prima di tutto va sottolineato che il meccanismo virtuoso è innescato da tre provvedimenti specifici. In primo luogo c’è il decreto 196/2009 in cui la contabilità degli enti pubblici passa dall’organizzazione in capitoli al “full cost”. Concretamente significa che è possibile effettuare una comparazione tra costi e risultati che interessa l’organizzazione di tutto l’ente e non i singoli uffici o dipartimenti. Questa novità, applicata all’Ict pubblico, consente a DigitPA di esercitare un controllo strategico sugli investimenti delle PA e contribuire ad ottenere risparmi in una voce di spesa, come quella dell’innovazione pubblica, che si aggira sui 5 miliardi l’anno (17,7 da parte delle Pac, 1,7 delle Pal e il resto dal comparto sanitario, ndr). Il “tesoretto” generato dall’efficientamento degli investimenti permetterà la distribuzione di risorse aggiuntive alle amministrazioni come previsto dalla legge Brunetta 150/2009 che è, appunto, il secondo provvedimento importante.
Semplificando: dal controllo esercitato da DigitPA sugli investimenti Ict pubblici si ricavano risorse che poi vengono ridistribuite nelle PA. Il terzo provvedimento?
Il terzo provvedimento è il Codice dell’amministrazione digitale, anzi la versione aggiornata nel testo, che rappresenta la cornice legislativa entro cui il Risorgimento digitale si deve svolgere. Le modifiche sanciscono la fine dell’era della sperimentazione, dato che stabiliscono sia una roadmap precisa - 6,12,18 mesi - per l’adeguamento alle norme sia premi e sanzioni per PA virtuose e inadempienti che faciliteranno una diffusione progressiva dell’innovazione nel comparto pubblico.
Il quadro che ha tracciato porta a pensare che lo switch off della carta sia sempre più vicino.
Attenzione a parlare di addio alla carta, però. La strategia messa in campo punta a una dematerializzazione “sostenibile” che si pone come obbiettivo l’eliminazione della carta e, laddove necessario, la conservazione del documento cartaceo in archivio. È chiaro che all’interno di una procedura digitale gli addetti ai lavori, più che alla consultazione del testo originale scritto su carta, presteranno attenzione alle modifiche avvenute al file elettronico e agli accessi a quello stesso file. La carta non sarà più “regina” dei processi ma lo saranno le modalità di accesso, perno dell’economia digitale. Il nuovo codice opta per la Posta elettronica certificata come strumento di identificazione, oltre che di comunicazione, nell’ottica di una semplificazione.
Nella pentola della PA italiana bollono molte novità. DigitPA può lavorare efficacemente, dato il taglio dei fondi stabilito in Finanziaria che ha abbassato la quota risorse a 7 milioni di euro, a fronte dei 15-18 necessari?
Ci sono le forze e ci sono le risorse. I fondi non stanziati nella legge di stabilità sono recuperati con le nuove funzioni di consulenza che DigitPA svolge nei confronti delle PA centrali, come spiegavo prima; funzioni per cui gli enti pagano. In questo modo contiamo di ottenere altri 7 milioni necessari al funzionamento.
Il numero di addetti di DigitPA è di gran lunga minore rispetto al Cnipa: 100 esperti a fronte dei 250 del passato. Sono sufficienti?
La riduzione è stata dettata dalla necessità di razionalizzazione. Abbiamo pensato che fosse meglio puntare su poche, ma molto qualificate, competenze. Quello di cui DigitPA ha bisogno sono forze giovani, competenti e portatatrici di esperienze internazionali. Per ora quasi tutti i collaboratori sono comandanti da altri enti, ma contiamo di poter ricorrere, in futuro, anche a contratti a tempi indeterminato.

18 Aprile 2011