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Beltrame (DigitPA): “Saremo i super-consulenti dell’innovazione”

“Ora le nostre competenze andranno oltre il mero “acquisto” di innovazione per valutare invece l’impatto della tecnologia su cittadini e imprese”

18 Apr 2011

Nuova missione, nuova organizzazione. DigitPA rinasce sulle ceneri
del Cnipa e, guidata da Francesco Beltrame, si appresta da
accompagnare la rivoluzione digitale che l’Italia aspetta ormai
da tanto, troppo, tempo. A raccontare il nuovo corso lo stesso
presidente, ingegnere elettronico di fama internazionale che oltre
a vantare un’attività molto intensa di ricerca e insegnamento,
sia in Italia sia all’estero, è stato anche direttore del
Dipartimento di Tecnologie dell’Informazione e delle
Telecomunicazioni del Cnr.
Professor Beltrame, dopo quasi un anno di “stallo”,
DigitPA torna in prima linea. Cosa c’è di nuovo rispetto agli
anni in cui esisteva ancora il Cnipa?
Per prima cosa
la mission, che, pur nel solco disegnato dal Cnipa, si rinnova. Se
prima i nostri esperti, chiamati ad esprimere pareri su progetti
Ict abilitanti per le amministrazioni, si concentravano sul momento
dell’ordine – cioè sulla valutazione delle tecnologie in sé e
su quanto queste costavano – ora le nostre competenze vanno oltre
il mero “acquisto” di innovazione per valutare l’impatto che
quella tecnologia avrà sui cittadini e le imprese in termini di
servizio. In questo senso DigitPA svolge un ruolo consulenziale,
proattivo e di pensiero, centrale in un momento che mi piace
chiamare “Risorgimento digitale”.
Un concetto attuale, visto che l’Italia celebra i 150
dell’Unità.
Sono fermamente convinto che la
digitalizzazione sia una fondamentale leva di modernizzazione,
così come lo furono le ferrovie all’indomani dell’Unità
d’Italia e come lo furono le autostrade nel decennio successivo
alla seconda guerra mondiale. Nei secoli addietro era necessario
collegare i territori e le persone con infrastrutture materiali
adeguate e ora, se non si vuole perdere il treno della modernità e
allo stesso tempo agganciare la ripresa economica, bisogna
collegare le persone con le nuove reti. Ecco perché mi piace
pensare che stiamo vivendo un’epoca di rinascita.
Ma l’Italia ha la forza – e anche gli strumenti – per
risorgere?
Negli ultimi anni il nostro Paese ha fatto
grandi passi in avanti sull’innovazione come dimostrano i
programmi digitali messi in campo dalle Regioni – ce ne sono alcune
come la Lombardia, il Veneto e l’Emilia Romagna considerate best
practice a livello internazionale – nonché quelli lanciati a
livello centrale, E-gov 2012 in primis, che si vanno ad incardinare
in un progetto di respiro internazionale, l’Agenda digitale
europea. In questo contesto sarà più facile per le pubbliche
amministrazioni e per le imprese fare innovazione.
Lei dice che sarà più facile fare innovazione. Ma come la
mettiamo con le politiche di tagli messe in atto dai governi per
arginare la crisi economica?
I governi si preoccupano
di risparmiare e questa preoccupazione porta a mettere in campo
politiche di contenimento della spesa pubblica basate su tagli
cosiddetti “flat”. Ma in Italia tali tagli sono
controbilanciati da una serie di provvedimenti che, a prima vista
non correlati tra di loro, permettono invece di generare risorse,
trasformando i tagli flat in tagli “intelligenti”.
Come funziona questo meccanismo?
Prima di
tutto va sottolineato che il meccanismo virtuoso è innescato da
tre provvedimenti specifici. In primo luogo c’è il decreto
196/2009 in cui la contabilità degli enti pubblici passa
dall’organizzazione in capitoli al “full cost”. Concretamente
significa che è possibile effettuare una comparazione tra costi e
risultati che interessa l’organizzazione di tutto l’ente e non
i singoli uffici o dipartimenti. Questa novità, applicata
all’Ict pubblico, consente a DigitPA di esercitare un controllo
strategico sugli investimenti delle PA e contribuire ad ottenere
risparmi in una voce di spesa, come quella dell’innovazione
pubblica, che si aggira sui 5 miliardi l’anno (17,7 da parte
delle Pac, 1,7 delle Pal e il resto dal comparto sanitario, ndr).
Il “tesoretto” generato dall’efficientamento degli
investimenti permetterà la distribuzione di risorse aggiuntive
alle amministrazioni come previsto dalla legge Brunetta 150/2009
che è, appunto, il secondo provvedimento importante.
Semplificando: dal controllo esercitato da DigitPA sugli
investimenti Ict pubblici si ricavano risorse che poi vengono
ridistribuite nelle PA. Il terzo provvedimento?
Il
terzo provvedimento è il Codice dell’amministrazione digitale,
anzi la versione aggiornata nel testo, che rappresenta la cornice
legislativa entro cui il Risorgimento digitale si deve svolgere. Le
modifiche sanciscono la fine dell’era della sperimentazione, dato
che stabiliscono sia una roadmap precisa – 6,12,18 mesi – per
l’adeguamento alle norme sia premi e sanzioni per PA virtuose e
inadempienti che faciliteranno una diffusione progressiva
dell’innovazione nel comparto pubblico.
Il quadro che ha tracciato porta a pensare che lo switch
off della carta sia sempre più vicino.

Attenzione a parlare di addio alla carta, però. La strategia messa
in campo punta a una dematerializzazione “sostenibile” che si
pone come obbiettivo l’eliminazione della carta e, laddove
necessario, la conservazione del documento cartaceo in archivio. È
chiaro che all’interno di una procedura digitale gli addetti ai
lavori, più che alla consultazione del testo originale scritto su
carta, presteranno attenzione alle modifiche avvenute al file
elettronico e agli accessi a quello stesso file. La carta non sarà
più “regina” dei processi ma lo saranno le modalità di
accesso, perno dell’economia digitale. Il nuovo codice opta per
la Posta elettronica certificata come strumento di identificazione,
oltre che di comunicazione, nell’ottica di una
semplificazione.
Nella pentola della PA italiana bollono molte novità.
DigitPA può lavorare efficacemente, dato il taglio dei fondi
stabilito in Finanziaria che ha abbassato la quota risorse a 7
milioni di euro, a fronte dei 15-18 necessari?

Ci sono le forze e ci sono le risorse. I fondi non stanziati nella
legge di stabilità sono recuperati con le nuove funzioni di
consulenza che DigitPA svolge nei confronti delle PA centrali, come
spiegavo prima; funzioni per cui gli enti pagano. In questo modo
contiamo di ottenere altri 7 milioni necessari al
funzionamento.
Il numero di addetti di DigitPA è di gran lunga minore
rispetto al Cnipa: 100 esperti a fronte dei 250 del passato. Sono
sufficienti?

La riduzione è stata dettata dalla necessità di
razionalizzazione. Abbiamo pensato che fosse meglio puntare su
poche, ma molto qualificate, competenze. Quello di cui DigitPA ha
bisogno sono forze giovani, competenti e portatatrici di esperienze
internazionali. Per ora quasi tutti i collaboratori sono comandanti
da altri enti, ma contiamo di poter ricorrere, in futuro, anche a
contratti a tempi indeterminato.