Roaming dei dati mobili. Ocse: "Concorrenza insufficiente"

L'ALLARME

L'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico invita governi e regolatori ad incentivare la discesa dei prezzi attraverso lo sviluppo di un mercato più concorrenziale. I costi retail in Italia poco sopra la media. Le situazioni più gravi in Canada e Usa

di Patrizia Licata
I regolatori nazionali e i governi dovrebbero incentivare la concorrenza tra gli operatori mobili e far scendere i costi del data roaming internazionale: è quanto raccomanda l’Ocse nel suo nuovo report. L’analisi dei piani tariffari di 68 operatori nei 34 Paesi membri dell’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico indica che in generale la concorrenza a livello retail o wholesale è insufficiente, lamenta lo studio.

L’Ocse ha messo a confronto una serie di piani tariffari per il roaming basati su un tetto massimo di dati che si possono scambiare. Per esempio, nei piani che prevedono il limite di 1 Mb, il prezzo medio nei Paesi Ocse è di 9,48 dollari, ma con notevoli disparità tra Paese e Paese. I canadesi sono gli utenti che pagano più caro lo scambio dati in viaggio: 24,61 dollari, seguiti dagli americani (22,04 dollari) e dai messicani (19,85 dollari), mentre il roaming dati costa meno ai greci (4,17 dollari), agli islandesi (4,42) e ai lussemburghesi (4,46 dollari). L’Italia, con un prezzo sopra i 10 dollari, è al di sopra della media Ocse, pur senza raggiungere i livelli esorbitanti di Canada e Usa.

Questa forchetta così larga tra chi paga di più (i canadesi) e chi paga di meno (i greci) potrebbe essere spiegata dal fatto che gli operatori mobili greci hanno prezzi più bassi a livello wholesale rispetto agli operatori canadesi, e quindi possono permettersi di offrire anche ai loro clienti tariffe inferiori, oppure potrebbe essere un riflesso della maggiore concorrenza sul mercato del roaming retail in Grecia rispetto a quello del Canada.

L’Ocse sembra propendere per questa seconda ipotesi. Ma intanto a difesa dei consumatori raccomanda agli operatori mobili di essere trasparenti nelle loro tariffe e di avvisare con un sms gli utenti in viaggio all’estero sulla quantità di dati che stanno usando e sul prezzo che stanno pagando. O anche di fissare un limite oltre il quale non si può andare per prezzo o quantità di dati usati, per evitare bollette-shock: una misura che è già d’obbligo nell’Unione europea da marzo 2010.

Ma anche se le norme europee hanno aiutato a ridurre i conti salati e i prezzi, sia retail che wholesale, sono scesi negli ultimi anni, il divario tra ingrosso e dettaglio si è allargato, secondo l’Ocse, e questo è “probabilmente segno che sul mercato manca un’efficace competizione”.

09 Giugno 2011