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Roaming dei dati mobili. Ocse: “Concorrenza insufficiente”

L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico invita governi e regolatori ad incentivare la discesa dei prezzi attraverso lo sviluppo di un mercato più concorrenziale. I costi retail in Italia poco sopra la media. Le situazioni più gravi in Canada e Usa

09 Giu 2011

I regolatori nazionali e i governi dovrebbero incentivare la
concorrenza tra gli operatori mobili e far scendere i costi del
data roaming internazionale: è quanto raccomanda l’Ocse nel suo
nuovo report. L’analisi dei piani tariffari di 68 operatori nei
34 Paesi membri dell’organizzazione per la cooperazione e lo
sviluppo economico indica che in generale la concorrenza a livello
retail o wholesale è insufficiente, lamenta lo studio.

L’Ocse ha messo a confronto una serie di piani tariffari per il
roaming basati su un tetto massimo di dati che si possono
scambiare. Per esempio, nei piani che prevedono il limite di 1 Mb,
il prezzo medio nei Paesi Ocse è di 9,48 dollari, ma con notevoli
disparità tra Paese e Paese. I canadesi sono gli utenti che pagano
più caro lo scambio dati in viaggio: 24,61 dollari, seguiti dagli
americani (22,04 dollari) e dai messicani (19,85 dollari), mentre
il roaming dati costa meno ai greci (4,17 dollari), agli islandesi
(4,42) e ai lussemburghesi (4,46 dollari). L’Italia, con un
prezzo sopra i 10 dollari, è al di sopra della media Ocse, pur
senza raggiungere i livelli esorbitanti di Canada e Usa.

Questa forchetta così larga tra chi paga di più (i canadesi) e
chi paga di meno (i greci) potrebbe essere spiegata dal fatto che
gli operatori mobili greci hanno prezzi più bassi a livello
wholesale rispetto agli operatori canadesi, e quindi possono
permettersi di offrire anche ai loro clienti tariffe inferiori,
oppure potrebbe essere un riflesso della maggiore concorrenza sul
mercato del roaming retail in Grecia rispetto a quello del
Canada.

L’Ocse sembra propendere per questa seconda ipotesi. Ma intanto a
difesa dei consumatori raccomanda agli operatori mobili di essere
trasparenti nelle loro tariffe e di avvisare con un sms gli utenti
in viaggio all’estero sulla quantità di dati che stanno usando e
sul prezzo che stanno pagando. O anche di fissare un limite oltre
il quale non si può andare per prezzo o quantità di dati usati,
per evitare bollette-shock: una misura che è già d’obbligo
nell’Unione europea da marzo 2010.

Ma anche se le norme europee hanno aiutato a ridurre i conti salati
e i prezzi, sia retail che wholesale, sono scesi negli ultimi anni,
il divario tra ingrosso e dettaglio si è allargato, secondo
l’Ocse, e questo è “probabilmente segno che sul mercato manca
un’efficace competizione”.