L'Italia alla sfida del broadband

TLC

L'Italia alla sfida del broadband. Parola al mercato. Ecco come la pensano gli Ad delle maggiori aziende di Telecomunicazioni in attesa delle scelte dell'esecutivo anche sulla base del Piano Caio.

"L'impegno prioritario è alfabetizzare gli italiani"
Franco Bernabè, Ad Telecom Italia

"Non è affatto vero che l'Italia è indietro sulle infrastrutture broadband né sulla qualità delle connessioni. Semmai siamo indietro sull’uso dei servizi. La rete italiana è sufficientemente robusta per sostenere il traffico attuale e non solo. Ma è necessario un coordinamento delle risorse pubbliche e private per risolvere il vero problema nazionale: la scarsa alfabetizzazione informatica. Telecom Italia sta facendo il massimo per assolvere ai fabbisogni della domanda futura: il nuovo piano industriale prevede investimenti per 6,7 miliardi di euro di cui il 40% destinati all’ammodernamento della rete di accesso e il 30% a quello delle piattaforme di controllo. Già entro la fine del 2010 il 97% della popolazione sarà raggiunto dalla banda larga, l’11% in più rispetto al 2005. Ma restano quattro nodi da sciogliere: il 3% delle linee fisse rimarrano escluse dal piano anti digital divide; resta da potenziare la capacità di banda garantita sul 4% delle linee fisse; alcuni apparati di rete non sono evolvibili con la banda larga; il 10% della popolazione non sarà abilitato al broadband mobile. Per sciogliere questi nodi sono necessari un miliardo e mezzo di euro in tre anno: una quota prevalente di investimento deve fare capo al pubblico e diventa sempre più necessario lo stanziamento, da parte del Governo, degli 800 milioni di euro destinati al broadband".

"Bisogna investire ora: pericoloso aspettare che si crei la domanda"
Paolo Bertoluzzo, Ad vodafone Italia

"L’utilizzo della banda larga in Italia si sta evolvendo. E diventa sempre più urgente portare il minimo garantito di banda a tutti: 2 Mb è un obiettivo corretto per far fare un passo avanti alla società. Ma serve un coordinamento Stato-Regioni per velocizzare l’allocazione delle risorse pubbliche e soprattutto è necessario che l’intervento pubblico si concentri sulle tecnologie che possono garantire l’attivazione dei servizi a banda larga in tempi brevi soprattutto nelle aree a digital divide. Non bisogna aspettare che si crei la domanda per i servizi evoluti: se lo facessimo rischieremmo di rimandare di anni la partita della realizzazione di reti nuove e più efficienti. Con il rischio di ritrovarci fra un decennio a dover colmare un ritardo infrastrutturale enorme nei confronti degli altri Paesi europei".

"Politiche bipartisan per la competitività"
Luigi Gubitosi, Ad Wind

"La questione della banda larga è un tema di politica economica che deve essere nell’agenda di Governo. Ma sarebbe auspicabile che ci fosse una linea bipartisan. Gli investimenti necessari per la realizzazione delle nuove reti sono ingenti e non basterà certo una legislatura per portare a compimento il percorso. Ecco perché diventa necessario ragionare in un’ottica di lungo periodo e sganciare la questione dalle mere battaglie politiche. Il lavoro più consistente va fatto senza dubbio sulle reti fisse: il settore del mobile continua ad investire, e molto, per l’evoluzione della rete. Certo non si investe per filantropismo. La domanda continua a essere sostenuta e ciò spinge gli operatori ad organizzarsi per soddisfare le esigenze. Al contrario il mercato del fixed si è arenato: la domanda scarseggia e si attende un quadro regolatorio chiaro. Ciò anestetizza la capacità di competere. Gli investimenti sono imprescindibili: è vero che in Italia l’alfabetizzazione informatica langue ma non si può per questo decidere di rimandare investimenti necessari al miglioramento delle infrastrutture che serviranno a sostenere il lancio e lo sviluppo di servizi realmente innovativi".


"Per le Ngn agire in ottica concorrenziale"
Stefano Parisi, Ad fastweb
"In Italia c’è un problema più urgente dell’abbattimento del digital divide: il problema vero è che in Italia si può ancora fare a meno di Internet. Ciò non dipende dall’offerta, né dalla qualità dei servizi di connettività: il 50% degli italiani non ha il pc perché non ne sente il bisogno. E non si risolve la questione con politiche votate alle agevolazioni fiscali. L’industria deve fare la sua parte come il Governo: bisogna portare Internet dappertutto a cominciare dalle scuole. Altrimenti come si fa a fare alfabetizzazione informatica? E non bastano 2 Mb per aiutare il Paese a crescere. Non vorrei che il Governo opti per la parte “debole” del Piano Caio, ossia per l’ipotesi che necessita meno investimenti. Lo sviluppo delle reti di nuova generazione è importante e deve essere portato avanti. E il tema deve essere affrontato in una logica concorrenziale. Non bisogna creare un secondo caso Alitalia con Telecom: i debiti dell’azienda non sono certo colpa di Bernabè ma neanche degli operatori concorrenti. Telecom ha generato nel 2008 1,7 miliardi di cash flow. E nel frattempo gli Olo continuano a investire circa il 30% dei ricavi per il miglioramento di reti e servizi".

"Serve fibra per sostenere il mobile broadband"
Cesare avenia, Ad ercisson italia

"L’investimento in banda larga è improcrastinabile. Gli altri Paesi, a partire dagli Usa di Obama, si stanno adeguando velocemente alla sfida broadband che dà un nuovo volto alla globalizzazione. La crisi finanziaria è dovuta al fatto che sono stati sottovalutati gli effetti della globalizzazione. Sottovalutare gli investimenti in banda larga significa rischiare di perdere competitività con il resto del mondo. Il quadro regolatorio europeo è molto preoccupante: non è stato approvato il framework che avrebbe riformato il settore delle telecomunicazioni a causa di cavilli che mostrano la debolezza dell’Europa nel mettere in piedi un quadro di certezze necessario agli operatori del settore per affrontare gli investimenti a medio lungo termine. In Italia siamo stati pionieri negli investimenti in banda larga mobile, ma senza la fibra non potremo garantire il successo dei servizi in mobilità. La sfida è importantissima: con il mobile non solo si porta la banda larga nelle case ma la si porta nelle tasche di tutti gli italiani. Biosgna agire e subito".

"Il punto di partenza è lo sviluppo dei servizi"
Stefano Lorenzi, Ad Alcatel Lucent Italia

"Le modalità dello sviluppo della rete a banda larga sono un tema che tocca non solo l’Italia ma tutta l’Unione Europea e molti paesi nel mondo, dagli Stati Uniti all’Australia fino al Giappone. Per una prospettiva realistica, soprattutto in un periodo di difficoltà per i mercati, il punto di partenza è lo sviluppo dei servizi, nei cui confronti la rete diviene l’asset abilitante. Nel momento in cui una parte preponderante dei servizi al cittadino e alle imprese prende la strada dell’online, è giocoforza ragionare in un’ottica di servizio universale. La soglia minima dei 2 Mbit può essere un riferimento ragionevole”iniziale”.
Ma sarà solo una tappa verso un’infrastruttura in grado di supportare traffico di più alta qualità. Un nuovo quadro normativo, lo sviluppo di servizi pubblici, il sostegno della domanda saranno le premesse per lo sviluppo delle reti. Tuttavia si dovrà fare i conti con le prospettive di ritorno dell’investimento. La nuova rete, basata su tecnologie complementate da nuove generazioni wireless, dal WiMax all’Lte, costituisce l’opportunità per una filiera tecnico-industriale ben radicata".

08 Giugno 2009