Bernabè: "Bisogna rivedere il concetto di neutralità"

L'INTERVISTA

Il presidente esecutivo di Telecom Italia sostiene la tesi delle neutralità "multiple" che riguardino device, browser e apps store: "L'abbondanza di applicazioni e la crescente popolarità degli smartphone produce un forte aumento di dati. Bisogna garantire la qualità dei servizi su tutti i fronti"

di Patrizia Licata
In un’intervista che compare sul numero speciale della rivista Communications and Strategies dedicato al tema “A single Eu market for eCommunications”, Franco Bernabè, presidente di Telecom Italia e chairman della Gsma, affronta i temi del singolo mercato digitale europeo spaziando dal roaming all’armonizzazione delle frequenze, dai servizi M2M al tema attuale e controverso della neutralità della rete.

Il commissario Ue alla Digital Agenda Neelie Kroes ha di recente affermanto che l’Europa è ancora un “patchwork di mercati nazionali” e Bernabè ribadisce che la Gsma condivide la posizione della Kroes sul mercato unico digitale europeo: “Siamo ancora lontani dall'obiettivo. Siamo convinti che il raggiungimento di un singolo mercato europeo possa aumentare la competitività dell’Europa, ma abbiamo molta strada da fare, i servizi di comunicazione hanno tariffe ben diverse nei Paesi europei e non esistono veri servizi pan-europei”.

Uno dei motivi è la forte disparità nell’applicazione delle direttive europee, specialmente nel settore mobile, dove l’Europa è molto avanzata in termini di penetrazione e concorrenza, con operatori presenti su più Paesi e reti interoperabili, ma il quadro regolatorio mostra delle incoerenze a livello dei singoli Paesi-membro, in particolare per la gestione dello spettro. “Anche se la competenza sull’accesso allo spettro è dei Paesi-membri, è necessario coordinarsi di più a livello europeo. Tuttavia, i cambiamenti previsti dal New Regulatory Framework aiuteranno a realizzare una regia unica europea e un singolo mercato. Dal 25 maggio i Paesi europei devono adeguarsi alle direttive del nuovo Telecom Package che si concentrano molto sul tema dell’armonizzazione tra i diversi Paesi”, dichiara Bernabè.

Sempre per promuovere il singolo mercato, la Commissione Ue intende allineare le tariffe del roaming internazionale con quelle delle telefonate nazionali entro il 2015, ma su questo il presidente di Telecom Italia ritiene che “l’eliminazione artificiale delle tariffe di roaming non rispecchierebbe la reale situazione dei diversi mercati e non permetterebbe agli operatori di recuperare i costi che sostengono per offrire il servizio di roaming ai loro clienti. Inoltre, ci troviamo in una fase di transizione verso la nuova tecnologia Lte che richiede ingenti investimenti da parte degli operatori ma porterà anche grandi vantaggi agli utenti. La Commissione europea non dovrebbe trascurare questo aspetto e dovrebbe evitare di imporre soluzioni che distoglierebbero gli operatori dall’impegno a realizzare le nuove reti”. Insomma, costi del roaming regolati dalla Commissione finirebbero con l’ostacolare l’innovazione nell’industria mobile europea. La Gsma si dice pronta a lavorare con la Commissione Ue, il Parlamento e il Consiglio d’Europa e il Berec per trovare una soluzione alternativa per il roaming internazionale, che garantisca la concorrenza ma anche protegga l’evoluzione tecnologica.

Quanto al tema attuale e controverso dell’utilizzo “pesante” delle reti da parte di una minoranza di navigatori, Bernabè invita a rivedere il concetto di neutralità della rete e a sostituirlo con una più avanzata visione di molteplici neutralità che coprano device, browser, negozi di applicazioni e motori di ricerca. “L’abbondanza di applicazioni wireless e la crescente popolarità degli smartphone sta producendo un aumento del consumo dei dati da parte degli utenti mobili. Nelle reti ad accesso radio, le risorse di banda e spettro sono condivise tra un numero imprevedibile e variabile di utenti che si trovano fisicamente nell stessa cella allo stesso momento. Il livello di utilizzo medio delle servizi di banda larga da parte dei clienti di solito non influisce sulla capacità di rete condivisa nelle ore di picco, ma esiste un numero di clienti che usa i servizi broadband in modo intensivo, per esempio mandando o scaricando in continuazione file molto grandi usando software 'peer to peer' e di file sharing. Noi stimiamo che appena il 10% dei clienti genera quasi il 50% del traffico dati sulle reti fisse e oltre il 70% su quelle mobili. Di conseguenza, i provider di connettività dovrebbero, per salvaguardare l’efficienza, mettere in atto soluzioni di Network Management per evitare ingorghi sulle reti”, afferma Bernabè. “Naturalmente, anche in linea con quanto imposto dalla New Universal Service Directive, occorrerà garantire che ogni servizio sia offerto assicurando il massimo della trasparenza di informazione su restrizioni e apertura della rete all’utente e a tutti gli attori della catena del valore”.

Bernabè spiega che attualmente la qualità dell’esperienza dell’utente dipende in egual misura da tre fattori: la qualità della rete e dei server che ospitano il servizio, il tipo di terminale e il suo sistema operativo, il browser e l’applicazione che usa. Ma nel nuovo scenario che si prefigura, ci sono "alcuni elementi che preoccupano in merito alla trasparenza di alcuni anelli della catena del valore: i sistemi operativi mobili chiusi; gli app store che sono chiusi; i motori di ricerca che si stanno trasformando in monopoli globali. Per questo pensiamo che l’industria debba ripensare il concetto di net neutrality e trasformarlo in una visione più completa e avanzata di Internet neutralities caratterizzate dalla neutralità dei device (i produttori di device non dovranno decidere arbitrariamente di installare software e applicazioni ma lasciare la scelta all’utente); neutralità dei negozi di applicazioni (i negozi dominanti non dovranno rifiutare arbitrariamente le applicazioni di sviluppatori di software terzi); neutralità del software di Internet, come i browser, che dovrebbero supportare tutti gli standard internazionali per i video; neutralità della ricerca, ovvero i motori di ricerca dovranno garantire risposte trasparenti e prive di discriminazioni alle ricerche”.

La liberazione delle frequenze degli 800 Mhz per gli operatori mobili grazie al passaggio alla televisione digitale porta Bernabè a parlare di armonizzazione delle frequenze e digital divide. La Gsma ha sempre sottolineato l’importanza dell’armonizzazione dello spettro per i benefici che porta a consumatori, produttori, operatori di rete, service e content provider e al successo dell’industria mobile in generale sviluppando un quadro competitivo stabile, economie di scala, interoperabilità sui mercati mobili. “La Gsma ritiene che la pianificazione delle frequenze globali, guidata dall’International Telecommunication Union (Itu), sia il modo migliore per garantire la cooperazione dei governi e dell’industria mobile nell’armonizzazione delle frequenze. L’armonizzazione dell’uso dello spettro riduce la probabilità che ci siano interferenze tra i servizi, migliorando la qualità per l’utente. Al contrario la mancanza di armonizzazione nelle frequenze creerebbe probabilmente interferenze tra un Paese e l’altro, frammentaizone del mercato e potrebbe seriamente ostacolare l’innovazione, con gravi conseguenze su imprese e consumatori”, afferma Bernabè.

Fondamentale poi liberare la banda degli 800 Mhz per il superamento del digital divide: “Le caratteristiche di trasmissione dello spettro sotto 1 GHz sono ideali per le aree remote e rurali e per la copertura indoor e permettono alle reti mobili di giocare un ruolo fondamentale nel superamento del digital divide”, dichiara Bernabè.

Infine, sempre nell’ottica di sviluppare di un singolo mercato europeo delle e-comunicazioni, quanto conteranno le applicazioni Machine to Machine (M2M)? Molto, purché anche qui si proceda a un’armonizzazione e a una rimozione delle barriere nazionali, secondo Bernabè. “Alla fine del decennio, 50 miliardi di device saranno connessi con le comunicazioni M2M. Automobili, smart cities, smart grid, elettronica di consumo: i device parleranno tra loro. L’M2M porterà importanti cambiamenti ai modelli di business e aiuterà anche a raggiungere importanti obiettivi di politica ambientale e sociale. La Gsma sta concentrando la sua attività in quest’area su alcuni mercati verticali, come automotive, mHealth, Smart Utilities e Consumer Electronics. L’infrastruttura mobile funzionerà come grande piattaforma di comunicazione, potenzialmente unita ad altri network e capace di offrire un’ampia gamma di servizi, anche oltre la connettività. Con la diffusione dell’M2M gli utenti avranno migliaia o milioni di device (per gli utenti business) che comunicano. Le telco, con milioni di clienti in un singolo Paese che possiedono ciascuno più di un abbonamento, dovranno adattarsi a gestire singoli clienti con milioni di device su più Paesi e continenti. Ma il focus nazionale di certe normative o di certi servizi commerciali dei provider di infrastrutture possono rappresentare delle barriere allo sviluppo di servizi M2M che attraversano le frontiere. Occorrerà più flessibilità nell’uso delle sim card e nei contratti di roaming”, nota Bernabè. “Occorre ridurre le barriere nazionali allo sviluppo del singolo mercato delle applicazioni M2M cominciando proprio dal mercato europeo e la Gsma sta lavorando in questa direzione, non solo creando servizi, costruendo modelli di business e promuoverndo partnership, ma anche affrontando i temi della standardizzazione, per assicurare l’interoperabilità e una gestione più flessibile delle sim”.

25 Luglio 2011