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Bernabè: “Bisogna rivedere il concetto di neutralità”

Il presidente esecutivo di Telecom Italia sostiene la tesi delle neutralità “multiple” che riguardino device, browser e apps store: “L’abbondanza di applicazioni e la crescente popolarità degli smartphone produce un forte aumento di dati. Bisogna garantire la qualità dei servizi su tutti i fronti”

25 Lug 2011

In un’intervista che compare sul numero speciale della rivista
Communications and Strategies dedicato al tema “A single Eu
market for eCommunications”, Franco Bernabè, presidente di
Telecom Italia e chairman della Gsma, affronta i temi del singolo
mercato digitale europeo spaziando dal roaming all’armonizzazione
delle frequenze, dai servizi M2M al tema attuale e controverso
della neutralità della rete.

Il commissario Ue alla Digital Agenda Neelie Kroes ha di recente
affermanto che l’Europa è ancora un “patchwork di mercati
nazionali” e Bernabè ribadisce che la Gsma condivide la
posizione della Kroes sul mercato unico digitale europeo: “Siamo
ancora lontani dall'obiettivo. Siamo convinti che il
raggiungimento di un singolo mercato europeo possa aumentare la
competitività dell’Europa, ma abbiamo molta strada da fare, i
servizi di comunicazione hanno tariffe ben diverse nei Paesi
europei e non esistono veri servizi pan-europei”.

Uno dei motivi è la forte disparità nell’applicazione delle
direttive europee, specialmente nel settore mobile, dove l’Europa
è molto avanzata in termini di penetrazione e concorrenza, con
operatori presenti su più Paesi e reti interoperabili, ma il
quadro regolatorio mostra delle incoerenze a livello dei singoli
Paesi-membro, in particolare per la gestione dello spettro.
“Anche se la competenza sull’accesso allo spettro è dei
Paesi-membri, è necessario coordinarsi di più a livello europeo.
Tuttavia, i cambiamenti previsti dal New Regulatory Framework
aiuteranno a realizzare una regia unica europea e un singolo
mercato. Dal 25 maggio i Paesi europei devono adeguarsi alle
direttive del nuovo Telecom Package che si concentrano molto sul
tema dell’armonizzazione tra i diversi Paesi”, dichiara
Bernabè.

Sempre per promuovere il singolo mercato, la Commissione Ue intende
allineare le tariffe del roaming internazionale con quelle delle
telefonate nazionali entro il 2015, ma su questo il presidente di
Telecom Italia ritiene che “l’eliminazione artificiale delle
tariffe di roaming non rispecchierebbe la reale situazione dei
diversi mercati e non permetterebbe agli operatori di recuperare i
costi che sostengono per offrire il servizio di roaming ai loro
clienti. Inoltre, ci troviamo in una fase di transizione verso la
nuova tecnologia Lte che richiede ingenti investimenti da parte
degli operatori ma porterà anche grandi vantaggi agli utenti. La
Commissione europea non dovrebbe trascurare questo aspetto e
dovrebbe evitare di imporre soluzioni che distoglierebbero gli
operatori dall’impegno a realizzare le nuove reti”. Insomma,
costi del roaming regolati dalla Commissione finirebbero con
l’ostacolare l’innovazione nell’industria mobile europea. La
Gsma si dice pronta a lavorare con la Commissione Ue, il Parlamento
e il Consiglio d’Europa e il Berec per trovare una soluzione
alternativa per il roaming internazionale, che garantisca la
concorrenza ma anche protegga l’evoluzione tecnologica.

Quanto al tema attuale e controverso dell’utilizzo “pesante”
delle reti da parte di una minoranza di navigatori, Bernabè invita
a rivedere il concetto di neutralità della rete e a sostituirlo
con una più avanzata visione di molteplici neutralità che coprano
device, browser, negozi di applicazioni e motori di ricerca.
“L’abbondanza di applicazioni wireless e la crescente
popolarità degli smartphone sta producendo un aumento del consumo
dei dati da parte degli utenti mobili. Nelle reti ad accesso radio,
le risorse di banda e spettro sono condivise tra un numero
imprevedibile e variabile di utenti che si trovano fisicamente nell
stessa cella allo stesso momento. Il livello di utilizzo medio
delle servizi di banda larga da parte dei clienti di solito non
influisce sulla capacità di rete condivisa nelle ore di picco, ma
esiste un numero di clienti che usa i servizi broadband in modo
intensivo, per esempio mandando o scaricando in continuazione file
molto grandi usando software 'peer to peer' e di file
sharing. Noi stimiamo che appena il 10% dei clienti genera quasi il
50% del traffico dati sulle reti fisse e oltre il 70% su quelle
mobili. Di conseguenza, i provider di connettività dovrebbero, per
salvaguardare l’efficienza, mettere in atto soluzioni di Network
Management per evitare ingorghi sulle reti”, afferma Bernabè.
“Naturalmente, anche in linea con quanto imposto dalla New
Universal Service Directive, occorrerà garantire che ogni servizio
sia offerto assicurando il massimo della trasparenza di
informazione su restrizioni e apertura della rete all’utente e a
tutti gli attori della catena del valore”.

Bernabè spiega che attualmente la qualità dell’esperienza
dell’utente dipende in egual misura da tre fattori: la qualità
della rete e dei server che ospitano il servizio, il tipo di
terminale e il suo sistema operativo, il browser e l’applicazione
che usa. Ma nel nuovo scenario che si prefigura, ci sono
"alcuni elementi che preoccupano in merito alla trasparenza di
alcuni anelli della catena del valore: i sistemi operativi mobili
chiusi; gli app store che sono chiusi; i motori di ricerca che si
stanno trasformando in monopoli globali. Per questo pensiamo che
l’industria debba ripensare il concetto di net neutrality e
trasformarlo in una visione più completa e avanzata di Internet
neutralities caratterizzate dalla neutralità dei device (i
produttori di device non dovranno decidere arbitrariamente di
installare software e applicazioni ma lasciare la scelta
all’utente); neutralità dei negozi di applicazioni (i negozi
dominanti non dovranno rifiutare arbitrariamente le applicazioni di
sviluppatori di software terzi); neutralità del software di
Internet, come i browser, che dovrebbero supportare tutti gli
standard internazionali per i video; neutralità della ricerca,
ovvero i motori di ricerca dovranno garantire risposte trasparenti
e prive di discriminazioni alle ricerche”.

La liberazione delle frequenze degli 800 Mhz per gli operatori
mobili grazie al passaggio alla televisione digitale porta Bernabè
a parlare di armonizzazione delle frequenze e digital divide. La
Gsma ha sempre sottolineato l’importanza dell’armonizzazione
dello spettro per i benefici che porta a consumatori, produttori,
operatori di rete, service e content provider e al successo
dell’industria mobile in generale sviluppando un quadro
competitivo stabile, economie di scala, interoperabilità sui
mercati mobili. “La Gsma ritiene che la pianificazione delle
frequenze globali, guidata dall’International Telecommunication
Union (Itu), sia il modo migliore per garantire la cooperazione dei
governi e dell’industria mobile nell’armonizzazione delle
frequenze. L’armonizzazione dell’uso dello spettro riduce la
probabilità che ci siano interferenze tra i servizi, migliorando
la qualità per l’utente. Al contrario la mancanza di
armonizzazione nelle frequenze creerebbe probabilmente interferenze
tra un Paese e l’altro, frammentaizone del mercato e potrebbe
seriamente ostacolare l’innovazione, con gravi conseguenze su
imprese e consumatori”, afferma Bernabè.

Fondamentale poi liberare la banda degli 800 Mhz per il superamento
del digital divide: “Le caratteristiche di trasmissione dello
spettro sotto 1 GHz sono ideali per le aree remote e rurali e per
la copertura indoor e permettono alle reti mobili di giocare un
ruolo fondamentale nel superamento del digital divide”, dichiara
Bernabè.

Infine, sempre nell’ottica di sviluppare di un singolo mercato
europeo delle e-comunicazioni, quanto conteranno le applicazioni
Machine to Machine (M2M)? Molto, purché anche qui si proceda a
un’armonizzazione e a una rimozione delle barriere nazionali,
secondo Bernabè. “Alla fine del decennio, 50 miliardi di device
saranno connessi con le comunicazioni M2M. Automobili, smart
cities, smart grid, elettronica di consumo: i device parleranno tra
loro. L’M2M porterà importanti cambiamenti ai modelli di
business e aiuterà anche a raggiungere importanti obiettivi di
politica ambientale e sociale. La Gsma sta concentrando la sua
attività in quest’area su alcuni mercati verticali, come
automotive, mHealth, Smart Utilities e Consumer Electronics.
L’infrastruttura mobile funzionerà come grande piattaforma di
comunicazione, potenzialmente unita ad altri network e capace di
offrire un’ampia gamma di servizi, anche oltre la connettività.
Con la diffusione dell’M2M gli utenti avranno migliaia o milioni
di device (per gli utenti business) che comunicano. Le telco, con
milioni di clienti in un singolo Paese che possiedono ciascuno più
di un abbonamento, dovranno adattarsi a gestire singoli clienti con
milioni di device su più Paesi e continenti. Ma il focus nazionale
di certe normative o di certi servizi commerciali dei provider di
infrastrutture possono rappresentare delle barriere allo sviluppo
di servizi M2M che attraversano le frontiere. Occorrerà più
flessibilità nell’uso delle sim card e nei contratti di
roaming”, nota Bernabè. “Occorre ridurre le barriere nazionali
allo sviluppo del singolo mercato delle applicazioni M2M
cominciando proprio dal mercato europeo e la Gsma sta lavorando in
questa direzione, non solo creando servizi, costruendo modelli di
business e promuoverndo partnership, ma anche affrontando i temi
della standardizzazione, per assicurare l’interoperabilità e una
gestione più flessibile delle sim”.