Banda larga mobile: quanto vale lo spettro?

L'ANALISI

Analysys Mason: la maggiore disponibilità di frequenze, gli spazi bianchi e le evoluzioni tecnologiche possono minare la convinzione che le frequenze siano un asset. Sempre più complicato determinare il peso sul business

di Patrizia Licata
Un programma di ricerca per studiare come le nuove tecnologie cambiano il valore dello spettro: a lanciarlo è la società di ricerche Analysys Mason, perché “le evoluzioni tecnologiche e la crescente disponibilità di spettro fanno sì che determinare il valore delle frequenze usate per i servizi di banda larga mobile diventi sempre più difficile sia per gli operatori che per i regolatori”, spiega Terry Norman, Principal analyst responsabile del nuovo Spectrum research programme di Analysys Mason.

La scelta che gli operatori oggi hanno – i 2.6GHz, grazie all’espansione di banda di standard Imt, frequenze ottenute con il refarming nelle bande degli 850, 900 e 1800MHz, lo spettro del dividendo digitale – i tetti allo spettro imposti nelle aste e il crescente ricorso al network sharing tra operatori sono tutti elementi che contribuiscono a rendere più complesso prendere decisioni riguardo alla valutazione e allocazione delle frequenze.

In più, le tecnologie cognitive sviluppate per sfruttare i cosiddetti spazi bianchi potrebbero rendere superata la nozione secondo cui chiunque usi lo spettro ha ad esso accesso esclusivo.

Il problema che i regolatori si trovano a fronteggiare è ugualmente complesso: per esempio, devono capire come un quadro così composito influirà sui processi di consultazione per l’assegnazione futura delle frequenze, sulla definizione dei prezzi minimi delle aste e dei benefici socio-economici, ecc.

“Non è mai stato facile stabilire il valore dello spettro: ci sono molte variabili in gioco che possono essere nel loro insieme descritte come fattori tecnici, commerciali e strategici. Ma dieci anni fa valutare lo spettro era comunque più immediato rispetto ad oggi”, afferma Norman. “Si liberava un singolo lotto di spettro in una certa frequenza, un operatore stimava il suo valore e, conoscendo il suo budget, entrava nell’asta”.

Negli ultimi quattro anni, invece, nota Norman, gli operatori in una serie di Paesi hanno pagato prezzi molto diversi per frequenze simili e anche i prezzi che gli operatori sono disposti a pagare per lo spettro variano notevolmente.

“Con la maggiore disponibilità di frequenze che si è venuta a creare, innovazioni come gli spazi bianchi e le evoluzioni tecnologiche possono minare la convinzione che lo spettro sia un asset, per cui la difficoltà di determinare quanto vale lo spettro è destinata ad aumentare”, continua Norman.

Il nuovo programma di ricerca di Analysys Mason esaminerà una serie di tematiche e sfide connesse con la valutazione dello spettro, compreso l’impatto della tecnologia sulle aste, le future evoluzioni del concetto di licenza per la trasmissione esclusiva e molti altri aspetti.

28 Luglio 2011