Ricapitalizzazione di Telco? Passera: "Non sono al corrente"

FINANZA

Non si sbilancia il Ceo di Intesa Sanpaolo, la banca che detiene una quota dell'11,7% nella holding di controllo di Telecom Italia, sull'ipotesi di ricapitalizzazione da un miliardo di euro ventilata per fare fronte al debito in scadenza nel 2012

di P.A.
"Non ne sono al corrente". Così Corrado Passera risponde ai giornalisti a margine dell'incontro torinese con i dirigenti del Gruppo, sull'ipotesi che la Telco, holding di controllo di Telecom Italia di cui Intesa Sanpaolo detiene l'11,7%, possa procedere a una ricapitalizzazione di un miliardo per far fronte al debito in scadenza nel 2012.

La caduta del valore del titolo Telecom Italia ha spinto ieri i grandi soci a incrementare "prudenzialmente" la quantità di azioni nelle mani degli istituti di credito. Unicredit si prende il 5% rimasto "libero". In scandenza prestiti per 3 miliardi: si valuta il rifinanziamento o l'aumento di capitale.

Incrementare "prudenzialmente" la quantità di titoli in pegno alle banche a fronte dei finanziamenti concessi in vista della scandenza, di qui a un anno, dei due miliardi di debiti. Questa la decisione a cui sono giunti - secondo quanto ha rivelato ieri un articolo pubblicato sul Sole 24Ore - i grandi soci di Telco, il veicolo che controlla Telecom Italia, ossia Mediobanca, Intesa Sanpaolo, Generali e Telefonica.

L'aumento delle garanzie è frutto - scrive il quotidiano - della crisi sui mercati finanziari che ha impattato e non poco sul valore del titolo dell'azienda di Tlc italiana. Inoltre, nell'ultimo bilancio (chiusura 30 aprile) Telco ha svalutato la quota in Telecom Italia chiudendo quindi con un rosso per 1,15 miliardi: il valore del titolo è stato portato da 2,2 a 1,8 euro. I soci hanno poi deciso di procedere con il ripianamento del rosso riducendo il capitale sociale a 2,1 miliardi dai precedenti 3,2.

Riduzione del patrimonio e quotazione del titolo insieme hanno sortito la decisione di incrementare le garanzie bancarie: il pegno è stato esteso al 100%, laddove precedentemente la quota era del 95% sui 3 miliardi di azioni in capo alla finanziaria e pari al 22,9% di Telecom Italia. Il pacchetto da 131 milioni finora "libero" sarebbe ora passato nelle mani di Unicredit.

Secondo quanto scrive il quotidiano economico-finanziario, i "nodi" per Telco non sono definitivamente sciolti: se i covenants (ancora rispettati) dovessero scendere di valore sarà necessaria un'integrazione con cash. E poi bisognerà fronteggiare le scadenze bancarie fissate a metà 2012 (ossia di qui ai prossimi 8 mesi). A maggio scade la linea concessa da Unicredit per 1,3 miliardi (di cui 1 miliardo già utilizzto). Poi a giugno sarà la volta del finanziamento da 600 milioni concesso dal Monte dei Paschi. Sempre a giugno scade inoltre il prestito obbligazionario da 1,3 miliardi (ma Telco ha l'opzione di estenderne la scandenza al 27 aprile del 2013). E a ottobre è in agenda il rimborso di 260 milioni a Ge Capital.

Per fronteggiare la situazione sono due le strade possibili: rifinanziamento delle linee di credito con Unicredit, Mps e Ge Capital o aumento del capitale sociale.

07 Settembre 2011