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Ricapitalizzazione di Telco? Passera: “Non sono al corrente”

Non si sbilancia il Ceo di Intesa Sanpaolo, la banca che detiene una quota dell’11,7% nella holding di controllo di Telecom Italia, sull’ipotesi di ricapitalizzazione da un miliardo di euro ventilata per fare fronte al debito in scadenza nel 2012

07 Set 2011

"Non ne sono al corrente". Così Corrado Passera risponde
ai giornalisti a margine dell'incontro torinese con i dirigenti
del Gruppo, sull'ipotesi che la Telco, holding di controllo di
Telecom Italia di cui Intesa Sanpaolo detiene l'11,7%, possa
procedere a una ricapitalizzazione di un miliardo per far fronte al
debito in scadenza nel 2012.

La caduta del valore del titolo Telecom Italia ha spinto ieri i
grandi soci a incrementare "prudenzialmente" la quantità
di azioni nelle mani degli istituti di credito. Unicredit si prende
il 5% rimasto "libero". In scandenza prestiti per 3
miliardi: si valuta il rifinanziamento o l'aumento di
capitale.

Incrementare "prudenzialmente" la quantità di titoli in
pegno alle banche a fronte dei finanziamenti concessi in vista
della scandenza, di qui a un anno, dei due miliardi di debiti.
Questa la decisione a cui sono giunti – secondo quanto ha rivelato
ieri un articolo pubblicato sul Sole 24Ore – i grandi soci di
Telco, il veicolo che controlla Telecom Italia, ossia Mediobanca,
Intesa Sanpaolo, Generali e Telefonica.

L'aumento delle garanzie è frutto – scrive il quotidiano –
della crisi sui mercati finanziari che ha impattato e non poco sul
valore del titolo dell'azienda di Tlc italiana. Inoltre,
nell'ultimo bilancio (chiusura 30 aprile) Telco ha svalutato la
quota in Telecom Italia chiudendo quindi con un rosso per 1,15
miliardi: il valore del titolo è stato portato da 2,2 a 1,8 euro.
I soci hanno poi deciso di procedere con il ripianamento del rosso
riducendo il capitale sociale a 2,1 miliardi dai precedenti
3,2.

Riduzione del patrimonio e quotazione del titolo insieme hanno
sortito la decisione di incrementare le garanzie bancarie: il pegno
è stato esteso al 100%, laddove precedentemente la quota era del
95% sui 3 miliardi di azioni in capo alla finanziaria e pari al
22,9% di Telecom Italia. Il pacchetto da 131 milioni finora
"libero" sarebbe ora passato nelle mani di Unicredit.

Secondo quanto scrive il quotidiano economico-finanziario, i
"nodi" per Telco non sono definitivamente sciolti: se i
covenants (ancora rispettati) dovessero scendere di valore sarà
necessaria un'integrazione con cash. E poi bisognerà
fronteggiare le scadenze bancarie fissate a metà 2012 (ossia di
qui ai prossimi 8 mesi). A maggio scade la linea concessa da
Unicredit per 1,3 miliardi (di cui 1 miliardo già utilizzto). Poi
a giugno sarà la volta del finanziamento da 600 milioni concesso
dal Monte dei Paschi. Sempre a giugno scade inoltre il prestito
obbligazionario da 1,3 miliardi (ma Telco ha l'opzione di
estenderne la scandenza al 27 aprile del 2013). E a ottobre è in
agenda il rimborso di 260 milioni a Ge Capital.

Per fronteggiare la situazione sono due le strade possibili:
rifinanziamento delle linee di credito con Unicredit, Mps e Ge
Capital o aumento del capitale sociale.