Sacco: "Nelle app il gene del successo"

MOBILE ECONOMY

Secondo l'economista della Bocconi i tool di sviluppo sono una leva per gli ecosistemi mobile: "Smartphone e tablet sono mercati ad altissimo margine: la competizione è appena partita"

di Paolo Anastasio
L’acquisizione di Motorola Mobility da parte di Google, l’uscita di Hp dal mondo dei pc, la presenza trasversale di Samsung nel mercato di tablet e smartphone. La guerra degli ecosistemi, la caccia grossa ad Apple da parte di competitor sempre più determinati ad accaparrarsi fette della torta mobility che con l’avvento dell’Lte promette ai consumer di scaricare app dal cloud con “una velocità molto più alta e una latenza molto più bassa” di quella attuale. Ne abbiamo parlato con Francesco Sacco, docente di Strategia aziendale presso l’Università dell’Insubria e managing director del centro di ricerca EntEr dell’Università Bocconi.

“C’è un primo tema che è la competizione fra ecosistemi. Due i fatti di cronaca, di quest’estate: da un lato, l’acquisizione di Motorola Mobility da parte di Google, dall’altro l’uscita di Hp dal mercato dei pc. In seguito a queste due operazioni, il mondo web Os rimane sospeso. Si sta profilando una battaglia fra ecosistemi. Un primo ecosistema è quello di Apple, un secondo è quello di Google con Android, il terzo ecosistema è quello di Nokia con Microsoft, e poi un quarto è probabilmente quello di WebOs, il sistema operativo di Hp. Ci potrebbe essere spazio per un ulteriore ecosistema, se Samsung decidesse di produrre un proprio sistema operativo”.

C’è da dire che Samsung insieme a Microsoft ha annunciato il lancio di un nuovo tablet, che girerà su Windows. “Samsung ha una posizione unica - aggiunge Sacco - perché ha un ruolo rilevante sia nel mondo Android, sia nell’ecosistema Apple (è uno dei principali fornitori di componenti) e adesso anche in quello di Microsoft”. Per unità di mercato, nel 2011 “Samsung vende il 16% degli smartphone a livello globale, e “per ogni iPhone 4 che viene venduto le componenti Samsung sono la memoria flash, la dram e l’application processor per un totale di 45 dollari su un costo di 178 dollari”. In soldoni, il 26% di ogni iPhone è prodotto da Samsung che nell’arena tablet e smartphone “non solo detiene una quota importante, ma ha un ruolo peculiare e trasversale - aggiunge Sacco -. Con la presentazione del Galaxy Note all’Ifa, Samsung è l’unico player che ha portato una ventata di innovazione fra i tablet”. Un settore dove la componente strutturale più importante è ricoperta dai “tool di sviluppo - continua Sacco - in altre parole, sia che si parli di un iPhone, di un iPad o di un tablet di Samsung quello che conta di più sono le applicazioni. Il punto di forza di Microsoft sono i tool di sviluppo, idem per Apple. Android è ancora indietro in questo segmento rispetto a Microsoft e Apple. Anche WebOs di Hp sembra avere tool di sviluppo molto avanzati, per questo dispiace la sua uscita dalla competizione”.

“Si tratta di un mercato ad altissimo margine - precisa Sacco - e nonostante questo nell’ultimo trimestre ha superato in volumi in Europa il mercato dei cellulari tradizionali. Oggi ci sono pc a 200 euro, mentre tablet e smartphone sono nel range dei 400-800 euro. La competizione è tutt’altro che chiusa”. Da poco Samsung ha ridisegnato la sua offerta, organizzandola lungo 5 linee di smartphone, da una fascia più economica a una premium. Mentre pare certo il lancio di un iPhone di fascia bassa. “Si va verso una forte differenziazione, che spingerà il mercato verso il basso sul fronte dei prezzi, aprendo a un bacino più ampio di utenti, facendo così evolvere il mercato degli smartphone”. Insieme allo sviluppo del cloud, anche l’Lte darà una scossa al mercato “dando la possibilità di diminuire sensibilmente la latenza, facilitando l’accesso alle app - aggiunge Sacco -: è meno nota al pubblico come caratteristica, ma dal punto di vista dell’esperienza dell’utente è più importante, perché permetterà di fruire al meglio delle app in cloud. La varietà e la tipologia di app realizzabili sarà molto più ampia, permettendo la piena fruizione di applicazioni remote”.

Infine, “in questo scenario l’Html5 ha raggiunto una maturità tale da diventare a sua volta una reale alternativa allo sviluppo di nuove apps e tagliare trasversalmente gli ecosistemi, come ha dimostrato il Financial Times con il suo nuovo sito. Grazie ai suoi progressi, cominciano già ad uscire pc costruiti intorno ad un browser che diventa un sistema operativo, da Chrome al mondo Firefox/Mozilla - chiude Sacco - è un fatto che la domanda di app sia sempre elevata, e saranno loro a decretare alla fine il vero successo di un ecosistema. Ma un ecosistema non è una filiera. Vincerà chi svilupperà quello più forte. E non è un obiettivo banale”.

20 Settembre 2011