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Sacco: “Nelle app il gene del successo”

Secondo l’economista della Bocconi i tool di sviluppo sono una leva per gli ecosistemi mobile: “Smartphone e tablet sono mercati ad altissimo margine: la competizione è appena partita”

20 Set 2011

L’acquisizione di Motorola Mobility da parte di Google,
l’uscita di Hp dal mondo dei pc, la presenza trasversale di
Samsung nel mercato di tablet e smartphone. La guerra degli
ecosistemi, la caccia grossa ad Apple da parte di competitor sempre
più determinati ad accaparrarsi fette della torta mobility che con
l’avvento dell’Lte promette ai consumer di scaricare app dal
cloud con “una velocità molto più alta e una latenza molto più
bassa” di quella attuale. Ne abbiamo parlato con
Francesco Sacco, docente di Strategia aziendale
presso l’Università dell’Insubria e managing director del
centro di ricerca EntEr dell’Università Bocconi.

“C’è un primo tema che è la competizione fra ecosistemi. Due
i fatti di cronaca, di quest’estate: da un lato, l’acquisizione
di Motorola Mobility da parte di Google, dall’altro l’uscita di
Hp dal mercato dei pc. In seguito a queste due operazioni, il mondo
web Os rimane sospeso. Si sta profilando una battaglia fra
ecosistemi. Un primo ecosistema è quello di Apple, un secondo è
quello di Google con Android, il terzo ecosistema è quello di
Nokia con Microsoft, e poi un quarto è probabilmente quello di
WebOs, il sistema operativo di Hp. Ci potrebbe essere spazio per un
ulteriore ecosistema, se Samsung decidesse di produrre un proprio
sistema operativo”.

C’è da dire che Samsung insieme a Microsoft ha annunciato il
lancio di un nuovo tablet, che girerà su Windows. “Samsung ha
una posizione unica – aggiunge Sacco – perché ha un ruolo
rilevante sia nel mondo Android, sia nell’ecosistema Apple (è
uno dei principali fornitori di componenti) e adesso anche in
quello di Microsoft”. Per unità di mercato, nel 2011 “Samsung
vende il 16% degli smartphone a livello globale, e “per ogni
iPhone 4 che viene venduto le componenti Samsung sono la memoria
flash, la dram e l’application processor per un totale di 45
dollari su un costo di 178 dollari”. In soldoni, il 26% di ogni
iPhone è prodotto da Samsung che nell’arena tablet e smartphone
“non solo detiene una quota importante, ma ha un ruolo peculiare
e trasversale – aggiunge Sacco -. Con la presentazione del Galaxy
Note all’Ifa, Samsung è l’unico player che ha portato una
ventata di innovazione fra i tablet”. Un settore dove la
componente strutturale più importante è ricoperta dai “tool di
sviluppo – continua Sacco – in altre parole, sia che si parli di un
iPhone, di un iPad o di un tablet di Samsung quello che conta di
più sono le applicazioni. Il punto di forza di Microsoft sono i
tool di sviluppo, idem per Apple. Android è ancora indietro in
questo segmento rispetto a Microsoft e Apple. Anche WebOs di Hp
sembra avere tool di sviluppo molto avanzati, per questo dispiace
la sua uscita dalla competizione”.

“Si tratta di un mercato ad altissimo margine – precisa Sacco – e
nonostante questo nell’ultimo trimestre ha superato in volumi in
Europa il mercato dei cellulari tradizionali. Oggi ci sono pc a 200
euro, mentre tablet e smartphone sono nel range dei 400-800 euro.
La competizione è tutt’altro che chiusa”. Da poco Samsung ha
ridisegnato la sua offerta, organizzandola lungo 5 linee di
smartphone, da una fascia più economica a una premium. Mentre pare
certo il lancio di un iPhone di fascia bassa. “Si va verso una
forte differenziazione, che spingerà il mercato verso il basso sul
fronte dei prezzi, aprendo a un bacino più ampio di utenti,
facendo così evolvere il mercato degli smartphone”. Insieme allo
sviluppo del cloud, anche l’Lte darà una scossa al mercato
“dando la possibilità di diminuire sensibilmente la latenza,
facilitando l’accesso alle app – aggiunge Sacco -: è meno nota
al pubblico come caratteristica, ma dal punto di vista
dell’esperienza dell’utente è più importante, perché
permetterà di fruire al meglio delle app in cloud. La varietà e
la tipologia di app realizzabili sarà molto più ampia,
permettendo la piena fruizione di applicazioni remote”.

Infine, “in questo scenario l’Html5 ha raggiunto una maturità
tale da diventare a sua volta una reale alternativa allo sviluppo
di nuove apps e tagliare trasversalmente gli ecosistemi, come ha
dimostrato il Financial Times con il suo nuovo sito. Grazie ai suoi
progressi, cominciano già ad uscire pc costruiti intorno ad un
browser che diventa un sistema operativo, da Chrome al mondo
Firefox/Mozilla – chiude Sacco – è un fatto che la domanda di app
sia sempre elevata, e saranno loro a decretare alla fine il vero
successo di un ecosistema. Ma un ecosistema non è una filiera.
Vincerà chi svilupperà quello più forte. E non è un obiettivo
banale”.