Ricette per la ripresa/7. Gamberale: "Bisogna informatizzare i cittadini"

RICETTE PER LA RIPRESA/7

L'Italia digitale è una leva da considerare per rimettere in moto il Paese? E con quali misure? La parola a 15 top manager dell'Ict. E' la volta di Vito Gamberale, amministratore delegato di F2i

di Vito Gamberale, Ad di F2i
L’Italia digitale è una leva di crescita da considerare? La domanda appare retorica, se è vero che tutto il settore Ict è ritenuto essere uno dei principali fattori di competitività economica e se per “Italia digitale” intendiamo un Paese in grado di utilizzare al meglio tutte le tecnologie ed i servizi Ict, sia per ridurre i costi sia per migliorare la qualità di tutte le attività economiche, dalla produzione di beni materiali alla fornitura di servizi alle aziende ed ai cittadini. Sicuramente la massima priorità va data a tutto ciò che può migliorare la cosiddetta alfabetizzazione informatica, fattore che ci vede sempre penalizzati rispetto a quasi tutti i Paesi industrializzati, a partire dal più semplice indicatore di penetrazione ed utilizzo del computer e di Internet.

E non si può non pensare in primis alla scuola di base che non ha mezzi, infrastrutture e personale adeguati; ma anche la Pubblica Amministrazione, che pure molti passi ha fatto, di sicuro deve accelerare nell’utilizzo dei servizi on line, nella sburocratizzazione dei rapporti con il cittadino, nell’uso della firma digitale, etc.. Il secondo punto di rilievo è la necessità di dotare il Paese di nuove infrastrutture digitali che permettano servizi sempre più avanzati per tutti e su tutto il territorio.

E l’infrastruttura d’avanguardia è oggi la rete a banda ultralarga, ossia la rete in fibra ottica fino a casa dell’utente in sostituzione dell’attuale rete in rame e dell’Adsl, una rete che richiede molti anni di lavoro e investimenti notevoli stimabili in oltre 20 miliardi di euro.

Il Governo dovrebbe al riguardo dotare il Paese di una efficace regolamentazione – la Francia sembra un esempio da imitare - in grado di mobilitare investitori pubblici e privati, oltre agli operatori di Tlc. Regole certe e trasparenti che permettano di realizzare una infrastruttura aperta a tutti gli operatori di servizi con tariffe simmetriche ed adeguate a remunerare il capitale investito, limitando gli incentivi pubblici solo a colmare il digital divide nelle aree svantaggiate. Occorre anche evitare una pluralità di iniziative pubbliche, apparse spesso improntate a superficialità e incompetenza. Sicuramente in tali condizioni F2i, e per essa la propria partecipata Metroweb, e, magari anche altri fondi infrastrutturali possono giocare un ruolo di rilievo.

11 Ottobre 2011